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Sport, l’antistress che piace ai giovani

Nell’immaginario collettivo, lo sport è salute e soprattutto inclusione. Dopo la lunga esperienza del Covid, è ancora così? Terre des Hommes e OneDay l’hanno chiesto a mille giovanissimi di tutta Italia, tra i 13 e i 23 anni, attraverso l’Osservatorio Permanente sullo Sport e le Nuove Generazioni. Il risultato, in estrema sintesi, è che lo sport piace a tutti, ma non è poi così inclusivo, anzi è spesso scenario di discriminazioni e abusi. Ancora, nello sport non si investe abbastanza tempo e abbastanza denaro.

Le motivazioni per farlo
La reclusione portata dai lockdown e le lunghe limitazioni dell’ultimo periodo sono sicuramente responsabili del nuovo significato che viene attribuito all’attività fisica. In base ai dati raccolti dallo studio, infatti, 6 ragazzi su 10 dicono che il motivo per cui fanno attività fisica è proprio per scaricare stress, ansie e fatiche scolastiche, mentre solo il 37% dice di farlo per passione.
Ragazzi e ragazze credono nello sport come strumento di inclusione, però il 77% di loro ritiene che lo Stato e le Istituzioni non investono abbastanza per renderlo tale, tanto che nelle scuole e nelle città non ci sono sufficienti strutture per renderlo accessibile a tutti gratuitamente (il 50% dei giovani dichiara che nelle loro scuole non hanno campi sportivi).

Differenze di genere, abusi e molestie, quello che non ti aspetti dallo sport
In tema di differenze di genere, i giovani della generazione Z ritengono che spesso, e ingiustamente, i ragazzi siano avvantaggiati rispetto alle ragazze nella carriera sportiva così come negli stipendi (sostenuto da oltre il 90%) e che dentro e fuori dalle competizioni sportive troppo spesso si verifichino episodi di bullismo (42%), violenza (verbale e fisica, rispettivamente per il 72% e 46%), abusi e molestie sessuali (17%). Infine, circa 1/3 tra ragazzi e ragazze dice di aver subito comportamenti inappropriati da parte di adulti e il 45% da pari.

Ragazzi protagonisti del cambiamento
Consapevoli come nessun altro di quello che non va, i ragazzi vogliono essere protagonisti del cambiamento. Il 60% di loro, infatti, vorrebbe contribuire a scrivere un regolamento condiviso da atleti, famiglie e società sportive per renderlo più equo, inclusivo e sicuro.
“Attraverso questo Osservatorio ragazzi e ragazze ci fanno capire quanto lo sport sia una parte fondamentale della loro vita, esprimendo tutto il disagio che hanno vissuto in questo anno e mezzo di pandemia, quando non hanno potuto praticarlo regolarmente – commenta Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes Italia -. Non solo, i giovanissimi ci dicono anche chiaramente tutto quello che non va nel mondo dello sport, dove purtroppo sono presenti discriminazioni, bullismo e abusi. I campi da gioco sono un luogo cruciale per la crescita di bambini, bambine, ragazze e ragazzi e dobbiamo garantire che siano un ambiente sicuro, sereno e piacevole per tutti”.

Arriva anche in Italia il livestream shopping

Esploso nel 2020 con la pandemia, ora il livestream shopping arriva anche in Italia. Il nuovo fenomeno di e-commerce per vendere prodotti direttamente in streaming è nato in Cina, dove rappresenta l’11,7% delle vendite totali di e-commerce, e quest’anno è cresciuto del +85% generando 300 miliardi di dollari.
Proprio per le grandi prospettive di crescita e potenziale, Flyer Tech ha annunciato la nascita nel mercato italiano di Marlene, la nuova piattaforma B2B di livestream shopping. Marlene è infatti una piattaforma interattiva ‘one to many’ rivolta a retailer e proprietari di e-commerce che puntano a connettersi più direttamente con i consumatori attraverso contenuti video in tempo reale.

I video in live streaming rendono l’esperienza d’acquisto dei clienti interattiva

I video in live streaming sono infatti pensati come show in cui gli streamer, oltre a presentare i prodotti di un e-commerce, rendono l’esperienza d’acquisto dei clienti interattiva. I merchant possono così sfruttare le community di influencer con i quali già collaborano per nutrire la Customer Base e aumentare le vendite.
Questa tipologia di shopping garantisce un tasso di conversione cinque volte superiore rispetto alla vendita digitale tradizionale: le stime indicano un +600% di engagement rate, +400% di prodotti aggiunti nel carrello e +669% sulle vendite.

I semplici utenti diventano veri e propri fan

“Con l’emergere della cultura partecipativa, gli utenti delle piattaforme di e-commerce in live streaming hanno formato dei gruppi nei quali i semplici utenti sono diventati veri e propri fan – spiega Marianna Chillau, ceo e co-founder di Marlene e Transactionale, nonché Presidente e fondatrice di 4eCom, Associazione di soluzioni digitali nel mondo dell’e-commerce -. Il cosiddetto ‘effetto gruppo’ fa sì che il live streaming stimoli i consumatori ad acquistare maggiormente rispetto al modo tradizionale”.

Marlene porta direttamente sul sito dell’e-commerce 

E dalla live su Facebook alla shopping experience, Marlene porta direttamente sul sito dell’e-commerce. La piattaforma offre agli e-shop la possibilità di spostare la propria clientela sul sito stesso dello store, obiettivo principale di ogni merchant. Durante le sessioni di live shopping, alle quali possono partecipare migliaia di utenti contemporaneamente, i merchant possono mostrare i prodotti, interagire con la clientela e rispondere ad eventuali domande e curiosità, riporta Adnkronos.
“I clienti da Facebook possono andare sul sito dello store e sono così più incentivati ad acquistare – aggiunge la ceo – potendo trovare sull’e-commerce sia i prodotti presentati in diretta streaming sia articoli simili di potenziale interesse per loro”. 

I trend dell’effetto Covid sulla casa e gli italiani

L’effetto dirompente del Covid sulle abitudini degli italiani ha coinvolto due temi chiave del Paese, la casa e la famiglia, strettamente connessi con il welfare e il risparmio. Il Rapporto Nomisma “La Casa e gli Italiani”, ha rilevato tre apprendimenti: il primo riguarda l’accelerazione digitale, probabilmente irreversibile, che sfida a riprogettare i servizi, le abitazioni, e le città in cui viviamo. Il secondo riguarda la città diffusa, che spesso produce isolamento e non diminuisce l’impronta ecologica. Il processo di urbanizzazione e la spinta ad avere una casa di proprietà non ha infatti prodotto quell’abitare sociale in grado di migliorare la qualità dei territori. Il terzo apprendimento riguarda invece l’imprevedibilità. La pandemia infatti ha svelato la nostra fragilità, e nella società odierna le transizioni improvvise dell’esistenza impattano sull’abitare.

L’abitare-arricchito e la dimensione outdoor 

“La pandemia ha costretto le famiglie a fare il punto sulla casa, almeno nella dimensione indoor – commenta Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma -. Un primo dato è chiaro e ambivalente: una metà ha riscoperto il piacere della ‘casa-tana’, l’altra metà l’incubo della ‘casa-gabbia’. Tuttavia, se nelle fasi di restrizione ci siamo concentrati sulla casa come luogo della scuola, del lavoro e del tempo libero, nelle altre fasi di graduale riapertura abbiamo rivolto lo sguardo più alla dimensione outdoor della casa, in cerca di una migliore qualità del contesto e dei servizi. In questo senso l’offerta di abitare, pubblica e privata, dovrà riguardare sempre di più un ‘Abitare-arricchito’ – continua Mercatali – che in qualche modo, è un abitare più complesso e sociale, di cui ancora oggi vediamo poco traccia nelle politiche, si pensi al Superbonus, nei programmi nazionali, come il Pinqua, e nelle pratiche degli operatori privati”. 

Il protagonismo delle città medie
Sul ‘dove’ abitare, l’architetto designer Mario Cucinella, di Studio MC A, individua una via di mezzo fra la fuga dalla città in favore dei piccoli borghi e il protagonismo delle città medie e piccole, funzionali e adeguate alle esigenze sociali e professionali delle persone, dove è radicato un sistema di facilities che rendono la vita più semplice.
Di certo, il mercato deve reagire a questo fermento. “Quello che ancora non vedo -puntualizza Cucinella – è un mercato immobiliare pronto a recepire le tante nuove esigenze della domanda, che ogni giorno diventa più complessa e frammentata. In altri Paesi europei, ad esempio, si va diffondendo il city pop, uno strumento e concetto di vita innovativo che offre appartamenti arredati di poche decine di mq, affittabili per brevi periodi, fino a 52 settimane”.

Il sogno italiano della casa di proprietà si è rattrappito

Il Covid ha ribaltato la filosofia dell’abitare e ha mostrato che il ‘sogno italiano’ della casa di proprietà come fine ultimo e da tramandare per generazioni si è rattrappito. Le mutate condizioni economiche delle famiglie pongono il problema delle reali possibilità di acquisto e il desiderio della casa dei sogni nella città ideale.   “L’indagine Nomisma è un’occasione preziosa per fare il punto del rapporto fra la ‘città di sopra’ e la ‘città di sotto’ – spiega sociologo presso l’Università di Macerata Clombi – fra il desiderio di casa e il proprio ‘zainetto’ in dotazione. Quanti incauti scivoleranno dalla città di mezzo a quella di sotto? Quanti nuclei familiari diventeranno da vulnerabili a vulnerati?”. Queste preoccupazioni nascono dal fatto che il tema della casa, nonostante iniziative come il Superbonus, è lasciato alle famiglie, molte delle quali sono ‘miopi’ rispetto alle proprie reali possibilità.

Cassette postali condominiali: dove collocarle?

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Grazie ad una cassetta postale siamo liberi di ricevere la corrispondenza in qualsiasi momento della giornata, anche quando non siamo in casa, con la certezza che questa sarà custodita in sicurezza e garantendo la nostra privacy durante tutta la nostra assenza o comunque fin quando non decideremo di ritirarla.

La sua presenza in ogni caso è obbligatoria ed è necessaria al portalettere affinché egli possa consegnare la posta. Quel che spesso è oggetto di dibattito è quella che dovrebbe essere la collocazione ideale di una cassetta delle poste, e proprio per questo motivo faremo chiarezza in questo articolo.

Facilità di accesso

Diciamo innanzitutto che le cassette della posta devono essere facilmente accessibili al postino, il quale deve avere la possibilità di accedere alle cassette postali liberamente: ciò significa che esse devono essere posizionate nella zona esterna dello stabile in uno spazio che è aperto al pubblico, e dunque non all’interno dell’androne.

La legge prevede dunque che le cassette postali vengano collocate ad esempio sulla pubblica via, al limite della proprietà o ad ogni modo in un luogo che è liberamente accessibile. Ricordiamo che è possibile installare la buca delle lettere anche su una cancellata per mezzo di apposite staffe di sostegno.

Ad ogni modo, per poter consegnare la posta non deve mai essere necessario transitare su di un’area di proprietà privata. Questo tipo di disposizione è volta a velocizzare e migliorare il lavoro dei portalettere e al tempo stesso non creargli problemi o pericoli di qualsiasi tipo accedendo ad aree private.

Ad ogni modo oggi non è raro constatare che, specialmente in edifici esistenti da diversi anni, la bacheca delle lettere è posta all’interno degli spazi condominiali, il che presume che il portalettere debba comunque richiedere ogni volta l’apertura del cancello agli abitanti per poter fare il suo lavoro.

Nel caso in cui ciò non sia possibile, per la specifica conformazione dell’edificio o per la differente tipologia delle vie di accesso, è comunque previsto che il luogo in cui si decide di collocare le cassette postali condominiali debba essere ad ogni modo liberamente accessibile. Dunque la legge prevede che, anche in quei casi in cui non si può collocare la cassetta della posta sulla pubblica via, e dunque su strada, ci deve essere libero accesso per il portalettere.

Le vecchie cassette della posta vanno adeguate?

Nel caso di vecchie cassetta della posta, non conformi alla normativa vigente per quel che riguarda dimensioni, standard di sicurezza e rispetto della privacy, la legge prevede che le cassette debbano essere ammodernate o direttamente sostituite. Dunque i proprietari delle cassette della posta che non sono conformi ai requisiti odierni devono provvedere a metterle in regola, così da consentire al portalettere di lavorare in maniera migliore ma al tempo stesso di avere un vantaggio personale, in quanto le nuove cassette garantiscono più sicurezza, maggiore privacy e facilità di raccolta della corrispondenza.

Se nel condominio in cui vivi ci sono dei lavori di ristrutturazione e l’idea è quella di sostituire la cassetta postale, o se si tratta di un nuovo edificio e si sta pianificando l’acquisto della bacheca per le lettere, considera quanto affermato in questo articolo così da poter acquistare direttamente un modello adatto per poter essere posizionato all’esterno.

I modelli di cassette postali da esterni infatti, devono necessariamente essere resistenti per quel che riguarda i materiali con i quali vengono costruiti, e i modelli realizzati al 100% in alluminio sono tra i migliori, in quanto riescono a garantire massima resistenza alle intemperie e non si ossidano, ma al contrario durano nel tempo.

Lavoro da remoto, per la metà dei dipendenti è come un “benefit”

Lavorare da remoto si conferma quasi un benefit per una grandissima parte dei lavoratori, che sarebbero addirittura disposti ad accettare una riduzione dello stipendio o addirittura a rinunciare a una promozione pur di continuare a svolgere i loro compiti da casa. Solo il 16% dei dipendenti vuole tornare in ufficio. Questi dati si riferiscono a una ricerca condotta nel Regno Unito da Ivanti Inc., piattaforma di automazione per rendere le connessioni IT più intelligenti e sicure, che ha messo in luce l’ottimo riscontro ottenuto dall’approccio dell’Everywhere Workplace. Ecco qualche percentuale dei voti espressi dai dipendenti inglesi: quasi due terzi (66%) degli intervistati ha dichiarato che preferirebbe lavorare da remoto anziché ricevere una promozione e quasi la metà (49%) ha affermato che accetterebbe una riduzione dello stipendio in cambio della possibilità di lavorare da remoto. Confermando ulteriormente il desiderio di lavorare a distanza, solo il 16% degli intervistati ha sostenuto di voler tornare in ufficio a tempo pieno in futuro.   

Molto meno stress e tempo guadagnato

Tra i maggiori benefici rilevati si evidenzia la riduzione da stress (42%), il risparmio di tempo (48%) e un migliore equilibrio lavoro-vita privata (45%). Di contro, le principali preoccupazioni sono legate a una minore attività fisica durante la giornata (40%), l’assenza di interazioni con i colleghi (44%) e il restare troppe ore davanti allo schermo (33%). Nonostante queste criticità, in seguito all’adozione di modalità di lavoro in smart working, più della metà degli intervistati (55%) ha riscontrato un sensibile miglioramento del proprio umore.
Secondo l’indagine, il 39% degli intervistati preferirebbe lavorare da casa anche dopo l’emergenza sanitaria, mentre il 41% preferirebbe una combinazione tra casa e ufficio, confermando che questa flessibilità può essere un valido strumento di selezione del personale per le imprese, garantendo al tempo stesso protocolli di sicurezza, formazione e strumenti tecnologici adeguati a proteggere da eventuali cyberattacchi. Le organizzazioni hanno anche bisogno di modernizzare i loro help desk per garantire che i lavoratori da remoto ricevano soluzioni veloci e personalizzate a ogni problema IT.

Il bisogno di supporto IT

Sono proprio le problematiche legate alla tecnologia quelle che hanno causato qualche grattacapo ai lavoratori in smart working. Il 23,38% degli intervistati ha contattato l’help desk almeno una volta alla settimana, mentre il 25,27% ha richiesto supporto IT da una a tre volte al mese mentre lavorava da remoto, sottolineando che le principali criticità sono state legate alla difficoltà di accedere alle risorse aziendali (20,78%), a problemi di Wi-Fi (21,98%) e reset delle password (28,77%).

Italia medaglia di bronzo nella classifica dei Paesi più colpiti dai malware

Nel secondo anno contrassegnato dall’emergenza sanitaria l’Italia si conferma nelle prime posizioni della classifica mondiale dei Paesi maggiormente presi di mira dai malware.
In particolare, ora l’Italia è al terzo posto tra i Paesi più colpiti. A gennaio 2021 infatti, l’Italia era il quinto Paese più colpito, a febbraio e marzo il quarto, mentre ad aprile sale sul terzo gradino del podio di questa speciale classifica. Insomma, il nostro Paese è la terza nazione afflitta maggiormente dal fenomeno malware, un risultato per nulla confortante, considerando la rapida ascesa sul podio.

Sul podio Usa, Giappone e Italia, con 4.908.522 attacchi

Il dato, piuttosto allarmante, emerge dall’ultimo report condotto da Trend Micro Research, la divisione di Trend Micro, azienda globale di cybersecurity specializzata in ricerca & sviluppo e lotta al cybercrime. Più in particolare, secondo Trend Micro Research nel mese di aprile 2021 i malware che hanno colpito l’Italia sono stati esattamente 4.908.522, per fortuna un numero decisamente lontano da quello espresso dalle due nazioni che ci precedono.  La top five dei Paesi più attaccati è infatti guidata dagli Stati Uniti, con 31.056.221 attacchi di malware, seguita dal Giappone, al secondo posto, con 30.363.541 attacchi. Dopo la terza posizione italiana si piazzano a poca distanza l’India, con 4.411.584 malware, e l’Australia, con 4.387.315.

I consumatori presi di mira da COINMINER

La famiglia di malware più rilevata in Italia nel mese di aprile da Trend Micro Research, sia in generale sia a livello business, è stata quella denominata DOWNAD, mentre i consumatori sono stati colpiti maggiormente dal tipo COINMINER, una famiglia di malware specializzata nel nascondersi all’interno del sistema per sfruttare le risorse computazionali al fine di produrre criptovaluta. 

Ad aprile sono state fermate 7,3 miliardi di minacce  

I dati del report sono frutto delle analisi della Smart Protection Network, la rete di intelligence globale di Trend Micro che individua e analizza le minacce e aggiorna costantemente il database online relativo agli incidenti cyber. L’obiettivo della Smart Protection Network è quello di riuscire a bloccare gli attacchi in tempo reale grazie alla migliore tecnologia disponibile sul mercato. La Smart Protection Network è costituita da oltre 250 milioni di sensori e blocca una media di 65 miliardi di minacce all’anno.
Ad aprile 2021 la Smart Protection Network di Trend Micro ha gestito 435 miliardi di query, e fermato 7,3 miliardi di minacce, di cui circa l’80% arrivava via e-mail.

Mancano profili tech, come colmare il gap?

Un grande gap tra domanda e offerta difficile da colmare: quello del reperimento di profili tech, indispensabili allo sviluppo digitale. L’accelerazione impressa alla digitalizzazione dalla pandemia rende infatti difficile colmare questo gap. In Europa “ci sono 5,7 milioni di developer di professionisti It che possono supportare le aziende nella digitalizzazione – spiega all’Adnkronos/Labitalia Nelly Bonfiglio, Cco di Codemotion – ma di questo totale solo il 13% è alla ricerca attiva di lavoro”.  Ulteriore criticità è dovuta al fatto che le aziende, “per mettersi in contatto con questi profili hanno bisogno di parlare la loro stessa lingua – osserva Bonfiglio – quindi la grande sfida e la grande difficoltà che oggi riscontriamo è quella di ripensare totalmente il processo di hiring e selezione dei professionisti”.

Il ruolo dei Tech Hr recruiter

Per avere successo nel reperimento di un ottimo professionista, occorre centrare tre obiettivi. “Innanzitutto occorre essere capaci di raccontare le best practices, le cose migliori tra quello che fa l’azienda. Poi bisogna sapere trasmettere la cultura e i valori aziendali – aggiunge Bonfiglio -. E infine bisogna offrire avere salari competitivi”.
Insomma, l’Hr deve lavorare per rendere “sempre più noti la cultura e i valori aziendali, mentre il dipartimento tech può affrontare i processi di selezione in modo puntuale – spiega Bonfiglio -. Per questo nascono sempre più Tech Hr recruiter che si occupano proprio della selezione e del supporto ai dipartimenti tecnici dell’assunzione di figure It”.

Le piccole aziende sono più aperte nel cercare le risorse all’esterno

Contrariamente a quanto si può pensare, nel processo di digitalizzazione le Pmi non sono le più svantaggiate. “Le piccole aziende sono molto più aperte nel cercare le risorse all’esterno – racconta la Cco – Inoltre continuano a nascere molte start up e scale up, e anche in questo caso notiamo movimenti virtuosi: queste nuove realtà hanno un occhio più fresco e sono più flessibili nel farsi guidare”.
In ogni caso, se infrastrutture e competenze sono gli asset fondamentali per lo sviluppo della digitalizzazione, “c’è la sfida della Pa, in tutti i tanti settori di cui si occupa – commenta la manager – basti pensare che solo l’1% della superficie nazionale viene curata con tecnologie smart”.

È necessaria una trasformazione della cultura e dei valori aziendali

L’obiettivo principale è quindi quello di colmare il gap di competenze digitali dell’Italia. “La pandemia ci ha costretto ad andare più veloci verso la digitalizzazione e le aziende devono ‘pensare in digitale’. Non si tratta soltanto di digitalizzare l’offerta – spiega ancora la Cco di Codemotion – e non basta un sito o un team tecnico a portare l’azienda a pensare in digitale. Ma è una trasformazione un po’ generale della cultura e dei valori – aggiunge -. Per questo bisogna fare in modo che tutti i dipartimenti aziendali abbiamo un set minimo di competenze digitali con cui poter affrontare il cambiamento”.

Cosa è l’arredo di lusso?

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L’arredo di lusso, noto anche come arredo luxury, è un particolare stile destinato ad una ristretta cerchia di utenti. Si tratta infatti di elementi d’arredo realizzati con materiali molto particolari e dalla lavorazione e dalle finiture di prestigio che, unite al sapiente lavoro degli artigiani, danno vita a dei prodotti assolutamente ricercati ed in grado di arricchire ogni ambiente in cui vengono inseriti.

Uno stile universale

Si tratta sicuramente di uno stile che è in grado di andare incontro alle necessità di arredo e ai desideri di coloro i quali amano il moderno ma anche il classico. Proprio la ricerca dell’estetica e della bellezza in ogni elemento, ma anche dei colori e delle forme, consente di andare oltre quella che è la semplice funzione pratica dell’arredo in questione infondendo invece anche un piacevolissimo aspetto estetico e artistico.

Sempre di più infatti, la tendenza di coloro i quali desiderano arredare casa con gusto e creatività è quella di optare per gli arredi di lusso, ovvero oggetti e complementi che sono realmente in grado di abbinare una funzione pratica ad una estetica, perfettamente in grado di stupire e conquistare al primo sguardo.

La tradizione artigianale italiana

Da sempre infatti, la tradizione artigianale italiana è apprezzata e ricercata nel mondo per la qualità della sua produzione, soprattutto per quel che riguarda gli arredi e complementi di ogni tipo. In particolar modo uno dei materiali più richiesti e ricercati per questo tipo di creazioni è il legno, un elemento naturale che è particolarmente apprezzato e destinato a durare nel tempo.

Esistono oggi per questo degli artigiani del lusso veramente capaci e creativi, perfettamente in grado di interpretare i desideri di coloro i quali desiderano completare l’arredo di casa con dei pezzi particolari e che con il lavoro delle proprie mani sono realmente in grado di dare vita a dei pezzi unici e molto particolari.

Codice della strada e norme anti-Covid. Gli italiani e le regole

Qual è il rapporto degli italiani con le norme, soprattutto quelle anti Covid e quelle del Codice della strada? Alla domanda risponde la Fondazione VINCI Autoroutes con il suo 11° Barometro della guida responsabile. Il sondaggio, realizzato da Ipsos in 11 Paesi europei, presenta una panoramica dei principali comportamenti alla guida e un’analisi del rapporto con le regole sia rispetto al Codice della strada sia alle vigenti norme sanitarie anti-Covid. E dai risultati emerge che il 77% dei conducenti europei e il 75% di quelli italiani non rispettano alcune delle regole imposte dal Codice della strada, e fanno altrettanto con le norme sanitarie anti-Covid.

Il 66% ammette inosservanze nei confronti delle norme anti-Covid 

Nello specifico, il 70% dei conducenti italiani riconosce di non rispettare sempre le regole del Codice della strada. Analogamente, anche se in misura minore, il 66% degli italiani ammette delle inosservanze nei confronti delle norme anti-Covid (gesti di prevenzione, lockdown, coprifuoco, ecc). La prima ragione adottata per spiegare il mancato rispetto delle regole è che non sarebbero sempre adatte alla situazione.

Ciò è affermato dal 40% degli italiani a proposito del Codice della strada e dal 32% a proposito delle regole sanitarie.

Il comportamento degli italiani alla guida

Quanto a coloro che dichiarano di rispettare le regole sembrano motivati dalla loro finalità, vale a dire prevenire i rischi di incidente o contagio.  In relazione al proprio comportamento, il 30% degli italiani ammette però come probabile una parte di responsabilità in caso di incidente e il 39% in caso di contagio. Tuttavia, sono particolarmente numerosi i conducenti che non rispettano le regole di base del Codice della strada. L’86% dei conducenti italiani supera infatti di alcuni chilometri orari il limite di velocità e il 50% passa quando il semaforo è arancione o è appena diventato rosso, il 48% dimentica di mettere la freccia per sorpassare o cambiare direzione, il 40% non si ferma allo stop e il 31% sosta in doppia fila.

Comportamenti a rischio troppo diffusi e buone pratiche in diminuzione

L’8% ammette poi di guidare anche quando ha superato il limite di alcol consentito, il 5% dichiara di mettersi al volante avendo assunto farmaci che potrebbero alternarne la vigilanza, e il 2% si mette in viaggio avendo fumato cannabis o assunto droghe. Inoltre, l’11% dei conducenti italiani ha già avuto, o rischiato di avere, un incidente perché si era addormentato alla guida.  Il 53% dei conducenti italiani non rispetta le distanze di sicurezza, condizione pertanto indispensabile per preservare una buona visibilità sulla strada, e il 47% dimentica di rallentare avvicinandosi a una zona di lavori.

Proteggere porte e finestre con le inferriate

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Grazie alle inferriate è possibile mettere in sicurezza ogni tipo di finestra o porta con una barriera fisica impossibile da superare e che consente effettivamente di impedire ad ogni tipo di malintenzionato di riuscire ad accedere nei locali, sia che si tratti di abitazioni private che uffici o esercizi commerciali.

Questi serramenti infatti sono realizzati in ferro, il che li rende praticamente inattaccabili e dunque sicuri al 100%, più di qualsiasi altro tipo di sistema di sicurezza al momento esistente sul mercato.

Inferriate fisse e apribili

Si tratta di una misura di protezione che è diventata assolutamente indispensabile considerando che il numero di tentativi di effrazione, così come quello di furti effettivamente avvenuti, è in continuo aumento. Bisogna ricordare inoltre che esistono non soltanto i modelli fissi, ma anche le inferriate apribili che sono pensate appositamente per porte o aperture secondarie dalle quali di tanto in tanto si potrebbe avere necessità di passare.

Si tratta per questo motivo di una soluzione tra le più apprezzate in quanto è efficace ed effettivamente impossibile da superare per ogni tipo di malintenzionato, dunque realmente in grado di offrire una valida protezione sia per quel che riguarda abitazioni civili che sedi di aziende o uffici commerciali.

L’eleganza della lavorazione in ferro battuto

Tra l’altro questo tipo di soluzione ha un impatto estetico particolarmente gradevole grazie alla lavorazione del ferro battuto, che dunque non influisce negativamente sull’armonia generale e dell’aspetto del luogo in cui viene inserito, ma al contrario lo arricchisce grazie al suo design pensato appositamente per far sì che questo possa calarsi perfettamente in ogni tipo di contesto valorizzandolo.

Per questo motivo sono veramente tanti coloro i quali stanno pensando di farvi ricorso per far definitivamente  persuadere eventuali malintenzionati e proteggere i propri beni personali o quelli aziendali.

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