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Codice della strada e norme anti-Covid. Gli italiani e le regole

Qual è il rapporto degli italiani con le norme, soprattutto quelle anti Covid e quelle del Codice della strada? Alla domanda risponde la Fondazione VINCI Autoroutes con il suo 11° Barometro della guida responsabile. Il sondaggio, realizzato da Ipsos in 11 Paesi europei, presenta una panoramica dei principali comportamenti alla guida e un’analisi del rapporto con le regole sia rispetto al Codice della strada sia alle vigenti norme sanitarie anti-Covid. E dai risultati emerge che il 77% dei conducenti europei e il 75% di quelli italiani non rispettano alcune delle regole imposte dal Codice della strada, e fanno altrettanto con le norme sanitarie anti-Covid.

Il 66% ammette inosservanze nei confronti delle norme anti-Covid 

Nello specifico, il 70% dei conducenti italiani riconosce di non rispettare sempre le regole del Codice della strada. Analogamente, anche se in misura minore, il 66% degli italiani ammette delle inosservanze nei confronti delle norme anti-Covid (gesti di prevenzione, lockdown, coprifuoco, ecc). La prima ragione adottata per spiegare il mancato rispetto delle regole è che non sarebbero sempre adatte alla situazione.

Ciò è affermato dal 40% degli italiani a proposito del Codice della strada e dal 32% a proposito delle regole sanitarie.

Il comportamento degli italiani alla guida

Quanto a coloro che dichiarano di rispettare le regole sembrano motivati dalla loro finalità, vale a dire prevenire i rischi di incidente o contagio.  In relazione al proprio comportamento, il 30% degli italiani ammette però come probabile una parte di responsabilità in caso di incidente e il 39% in caso di contagio. Tuttavia, sono particolarmente numerosi i conducenti che non rispettano le regole di base del Codice della strada. L’86% dei conducenti italiani supera infatti di alcuni chilometri orari il limite di velocità e il 50% passa quando il semaforo è arancione o è appena diventato rosso, il 48% dimentica di mettere la freccia per sorpassare o cambiare direzione, il 40% non si ferma allo stop e il 31% sosta in doppia fila.

Comportamenti a rischio troppo diffusi e buone pratiche in diminuzione

L’8% ammette poi di guidare anche quando ha superato il limite di alcol consentito, il 5% dichiara di mettersi al volante avendo assunto farmaci che potrebbero alternarne la vigilanza, e il 2% si mette in viaggio avendo fumato cannabis o assunto droghe. Inoltre, l’11% dei conducenti italiani ha già avuto, o rischiato di avere, un incidente perché si era addormentato alla guida.  Il 53% dei conducenti italiani non rispetta le distanze di sicurezza, condizione pertanto indispensabile per preservare una buona visibilità sulla strada, e il 47% dimentica di rallentare avvicinandosi a una zona di lavori.

Proteggere porte e finestre con le inferriate

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Grazie alle inferriate è possibile mettere in sicurezza ogni tipo di finestra o porta con una barriera fisica impossibile da superare e che consente effettivamente di impedire ad ogni tipo di malintenzionato di riuscire ad accedere nei locali, sia che si tratti di abitazioni private che uffici o esercizi commerciali.

Questi serramenti infatti sono realizzati in ferro, il che li rende praticamente inattaccabili e dunque sicuri al 100%, più di qualsiasi altro tipo di sistema di sicurezza al momento esistente sul mercato.

Inferriate fisse e apribili

Si tratta di una misura di protezione che è diventata assolutamente indispensabile considerando che il numero di tentativi di effrazione, così come quello di furti effettivamente avvenuti, è in continuo aumento. Bisogna ricordare inoltre che esistono non soltanto i modelli fissi, ma anche le inferriate apribili che sono pensate appositamente per porte o aperture secondarie dalle quali di tanto in tanto si potrebbe avere necessità di passare.

Si tratta per questo motivo di una soluzione tra le più apprezzate in quanto è efficace ed effettivamente impossibile da superare per ogni tipo di malintenzionato, dunque realmente in grado di offrire una valida protezione sia per quel che riguarda abitazioni civili che sedi di aziende o uffici commerciali.

L’eleganza della lavorazione in ferro battuto

Tra l’altro questo tipo di soluzione ha un impatto estetico particolarmente gradevole grazie alla lavorazione del ferro battuto, che dunque non influisce negativamente sull’armonia generale e dell’aspetto del luogo in cui viene inserito, ma al contrario lo arricchisce grazie al suo design pensato appositamente per far sì che questo possa calarsi perfettamente in ogni tipo di contesto valorizzandolo.

Per questo motivo sono veramente tanti coloro i quali stanno pensando di farvi ricorso per far definitivamente  persuadere eventuali malintenzionati e proteggere i propri beni personali o quelli aziendali.

La rivoluzione green giova alle aziende

Investire nella rivoluzione green fa bene alle aziende: un terzo riduce i consumi energetici, un quinto dà un taglio ai rifiuti, il 14% dice addio all’utilizzo di sostanze chimiche nocive, il 10% contiene l’utilizzo delle risorse idriche, e migliorando la logistica, riduce anche le emissioni di CO2. Si tratta di alcuni risultati emersi dall’indagine effettuata su oltre 32mila imprese nell’ambito del progetto Sisprint (Sistema integrato di supporto alla progettazione degli interventi territoriali), condotto da Unioncamere e dall’Agenzia per la Coesione territoriale, e finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020

La riduzione delle materie prime energetiche è il beneficio più frequente

Interrogate sull’impatto ambientale degli investimenti green, il più frequente tra i benefici indicati dalle aziende è la riduzione delle materie prime energetiche (32,7%), con punte del 42% per la Sardegna, del 40% per la Calabria e del 38,7% per la provincia autonoma di Bolzano. Bolzano è anche in cima alla classifica delle aree territoriali in cui le imprese segnalano di aver ridotto i rifiuti investendo in greeneconomy. A fronte di un dato medio del 20%, le imprese altoatesine indicano questo effetto nel 26,2% dei casi, seguite dalle emiliano romagnole (24%) e dalle laziali (23,7%).

Puglia, medaglia d’oro in “chimica verde”

La medaglia d’oro per la riduzione o l’eliminazione di sostanze chimiche nocive, e per l’introduzione o sostituzione di sostanze tradizionali con prodotti di chimica verde, va alla Puglia (18,3%), a fronte di una media del 13,8% a livello nazionale, seguita dalla Liguria (17,8%) e le Marche (16,9%). In testa per il risparmio di acqua le imprese sarde, siciliane e bolzanine. Contro una media del 10,4%, in queste tre aree l’indicazione proviene rispettivamente dal 19,3%, 15,1% e 14,9% delle attività produttive. Per i miglioramenti nella logistica e nei trasporti, con l’abbattimento dell’anidrite carbonica introdotta nell’ambiente, primeggiano le aziende umbre (13%), quelle lucane (12,7%), e quelle campane (12,3%).

La greeneconomy piace a tutti i settori produttivi

Tra le indicazioni delle aziende vi è poi anche la crescita dell’utilizzo di materie riciclate, l’allungamento dei tempi di vita dei prodotti, il recupero di prodotti usati e la loro riconversione in prodotti nuovi. A imboccare la strada della greeneconomy sembrano essere le imprese di tutti i settori produttivi. Tra il 2016 e il 2020, hanno infatti investito in processi produttivi a minor impatto ambientale un quarto delle aziende manifatturiere, il 18,5% di quelle che si occupano di alloggio e ristorazione, il 12,8% di quelle commerciali e dei trasporti/magazzinaggio, il 12,7% delle Attività artistiche, di intrattenimento e di riparazione, e più di una impresa su 10 delle Costruzioni e delle attività professionali, riporta Ansa.

Mutui green, 3 su 100 hanno chiesto un finanziamento ecosostenibile

La tendenza verso l’ecosostenibilità non riguarda più solo gli acquisti relativi alla vita di tutti giorni, come l’alimentare o il food, ma arriva addirittura a coinvolgere il settore dei mutui. E gli italiani si dimostrano sensibili a questa tematica: lo fa presente una recente analisi condotta da Facile.it e Mutui.it, che evidenzia come negli ultimi nove mesi quasi 3 richiedenti su 100 hanno presentato domanda per ottenere un finanziamento ‘verde’ per l’acquisto della casa. Ma di cosa si tratta esattamente e chi lo richiede?

Finanziamenti pensati per acquistare abitazioni ad alta efficienza energetica

Le percentuali sono il frutto dell’analisi di oltre 75mila richieste di finanziamento registrate dai due portali fra maggio 2020 e febbraio 2021:  anche se i numeri sembrano bassi, avverte il report “E’ bene considerare che i mutui green sono prodotti principalmente destinati all’acquisto di immobili ad alta efficienza energetica (classi energetiche A o B) e, stando alle ultime stime ufficiali (Fonte Enea, 2019), in Italia solo il 10% delle unità abitative rientra in questa categoria”. Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it, sottolinea poi che “Nonostante il 2020 sia stato un anno complesso per il settore immobiliare, il mercato dei mutui green ha poco per volta iniziato a prendere forma anche in Italia. Si tratta ancora di una nicchia, ma le potenzialità di crescita sono davvero importanti, soprattutto se consideriamo che grazie al Superbonus 110% molti edifici miglioreranno la propria classe energetica ampliando così il bacino di immobili che potranno accedere a questo tipo di finanziamento”. D’altronde, la possibilità di accedere al Superbonus 110%, stando a un’altra rilevazione, interessa ben 9 milioni di nuclei familiari intenzionati a riqualificare la propria casa.

Il profilo di ha richiesto un mutuo green

Infine, è interessante scoprire l’identikit di chi ha effettuato una richiesta per ottenere un mutuo green. Si tratta in prevalenza di abitanti, nell’ordine, di Trentino-Alto Adige, seguito dal Veneto e dalla Valle d’Aosta. La cifra per cui è stata presentata la domanda è in media  174.151 euro, ovvero il 32% in più rispetto all’importo medio normalmente richiesto agli istituti di credito per l’acquisto di una casa. Una differenza così elevata è dettata dal fatto che gli immobili oggetto di mutuo green sono principalmente abitazioni in classe energetica A o B e pertanto il loro valore è più alto rispetto ad una in classe energetica compresa tra la C e la G.

Qual è il condizionatore perfetto per casa?

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Quale climatizzatore scegliere per i vari ambienti di casa? La domanda può apparire banale ma è bene sapere che spesso compriamo, senza saperlo, condizionatori sovradimensionati rispetto gli ambienti che desideriamo rinfrescare.

Evita un acquisto sovradimensionato

La conseguenza è quella dell’ovvio esborso maggiore che si sarebbe potuto evitare, ma anche di consumi che saranno sicuramente maggiori rispetto quelli di un modello più piccolo e meno potente che sarebbe stato ugualmente adatto. Quando acquistiamo un climatizzatore dunque, la prima cosa sulla quale dobbiamo concentrare la nostra attenzione è la sua potenza è espressa in BTU: per un ambiente grande all’incirca 30 metri quadri, un condizionatore d’aria di potenza pari a 9000 BTU circa è più che sufficiente.

Basta tenere a memoria questa proporzione per riuscire ad acquistare un prodotto commisurato alle proprie necessità, evitando acquisti errati o prodotti ben più potenti di quel che effettivamente sarebbe servito.

Su brezzaclima.it puoi visionare tantissimi modelli di climatizzatori, così che individuare quello più adatto all’utilizzo che intendi farne sarà veramente semplice. Troverai ottimi modelli da parete ma anche da pavimento, delle migliori marche e soprattutto a risparmio energetico, ideali per diminuire i consumi e al tempo stesso rispettare l’ambiente che ci circonda.

Interessanti funzioni che sfruttano la domotica

Ogni singolo articolo presenta una dettagliata scheda prodotto, la quale riporta importanti informazioni tecniche circa la potenza e le caratteristiche di ogni climatizzatore. Alcuni climatizzatori Samsung ad esempio, presentano l’importante funzione “sleep” che consente di addormentarsi al fresco con il climatizzatore in funzione e di programmarne lo spegnimento ad una precisa ora della notte. Altri invece sono azionabili direttamente con i comandi vocali di Alexa o Google Home, così come tramite il Wi-fi.

L’estate sta per arrivare: affrontala con serenità grazie ad un nuovo e potente climatizzatore, e sfrutta le offerte in corso per risparmiare veramente.

Inflazione torna positiva dopo 8 mesi, a gennaio +0,4%.

Nel mese di gennaio, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,7% su base mensile rispetto allo -0,2% di dicembre, e un aumento dello 0,4% su base annua. Dopo otto mesi di variazioni negative dei prezzi al consumo a gennaio 2021 l’inflazione torna quindi positiva. La stima preliminare era +0,2%. L’inflazione torna positiva prevalentemente per l’attenuarsi della flessione dei prezzi dei beni energetici, passati da -7,7% del mese precedente a -4,9%, sia nella componente regolamentata (da -7,0% a -2,1%) sia in quella non regolamentata (da -8,1% a -6,3%), e in misura minore per l’accelerazione di quelli dei beni durevoli (da +0,6% a +1,2%) e per il calo meno ampio dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da -0,7% a -0,1%).

Crescono i prezzi dei beni energetici, dei beni durevoli e dei beni alimentari

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi e quella al netto dei soli beni energetici, sono entrambe in crescita (+0,8%) rispetto al +0,6% di dicembre. L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente alla crescita dei prezzi dei beni energetici sia regolamentati (+4,8%) sia non regolamentati (+2,3%), dei beni durevoli (+1,0%) e dei beni alimentari (+0,8%) riporta Askanews. L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +0,6% per l’indice generale e a +0,3% per la componente di fondo.

L’Ipca registra una diminuzione dello 0,9% su base mensile

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona decelerano da +0,6% a +0,4%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto attenuano la loro flessione da -0,3% a -0,1%. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una diminuzione dello 0,9% su base mensile e un aumento dello 0,7% su base annua (da -0,3% di dicembre), mentre la stima preliminare era +0,5%. La crescita tendenziale più marcata dell’Ipca rispetto a quella del Nic si deve ai prezzi di abbigliamento e calzature, che su base annua aumentano del 5,2%, invertendo la tendenza e accelerando da -0,2% di dicembre.

L’Indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dello 0,6% su base mensile

L’avvio dei saldi invernali diversificato tra le regioni, a differenza dello scorso anno quando iniziarono tra il 4 e il 5 gennaio, produce infatti un calo congiunturale dei prezzi di abbigliamento e calzature (-18,5%) meno ampio di quello di gennaio 2020 (-22,7%), che si riflette sulla dinamica tendenziale sia di questo raggruppamento merceologico sia dell’indice generale. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,6% su base mensile e dello 0,2% su base annua.

Le tendenze per il food nel 2021, dai climatariani ai super frutti dell’Amazzonia

L’emergenza sanitaria ha ridefinito molti settori economici, compreso quello alimentare, cambiando i paradigmi e le scelte di milioni di persone. Una ricerca americana dell’International Food Information Council pubblicata su Forbes mostra come il 54% dei consumatori nel 2020 abbia deciso di adottare un’alimentazione più sana rispetto a dieci anni fa. E secondo l’indagine di Innova Marketing Insights, pubblicata su Food Industry Executive, nei prossimi anni aumenteranno i consumi legati ai cibi plant-based. Quanto all’anno appena iniziato, la testata americana Glipsecorp ha individuato i 10 trend principali legati al food per il 2021. Primo fra tutti, il ritorno dei “climatariani”, coloro che seguono una dieta indicata per combattere il cambiamento climatico.

Insetti e fitonutrienti per migliorare le funzioni immunitarie

I cibi del futuro però saranno a base di insetti, fonte di proteine più sostenibili. Minor impatto ambientale e alto valore nutrizionale sono le caratteristiche che hanno permesso lo “sdoganamento” degli insetti da parte della European Food Safety Authority. Da una ricerca di Dealroom, pubblicata su Bloomberg, è emerso che si tratterà di un business dagli oltre 4,1 miliardi di dollari entro il 2025. Tra le principali tendenze alimentari del 2021 figura anche quella dei fitonutrienti, composti vegetali ricchi di proteine e vitamine, ideali per migliorare le funzioni immunitarie. Tanto che secondo una ricerca di Businesswire entro il 2023 il loro consumo raggiungerà 24 miliardi di dollari.

Dai super fruit al foraging, rimettersi in forma dopo i lockdown

Quanto ai super cibi sono in arrivo i super-frutti dell’Amazzonia, come buriti e camu-camu, ricchi di vitamina A e C, e minerali come ferro e calcio, utili per rimettersi in forma dopo i lockdown. Aumenterà anche la richiesta di cibi ad alto contenuto di vitamina D, magnesio, probiotici: secondo un sondaggio di Innova Market Insights 3 consumatori su 5 sono alla ricerca di alimenti che possano aiutare la salute mentale e garantire una migliore qualità del sonno. Non è tutto, perché spopolerà anche la pratica del foraging, ovvero raccogliere piante e ingredienti nei boschi e lungo i fiumi, una pratica sempre più frequente anche nel post pandemia.

Packaging alternativo e cibo intelligente

Oltre al boom del biologico, e la crescita costante del food delivery, l’emergenza sanitaria ha aumentato anche la necessità di trasparenza delle aziende nei confronti dei consumatori, che presteranno molta più attenzione all’origine dei prodotti. Importante sarà anche utilizzare un packaging alternativo alla plastica, che secondo Market Allied Research aumenterà del 12,4% entro il 2022. Un ulteriore trend sarà la digitalizzazione della catena alimentare. Come? Grazie alla presenza di cibi interamente creati da intelligenze artificiali, almeno, secondo una ricerca riportata da Today. 

Specchi in casa: dove posizionarli e dove no

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Tutti noi dovremmo posizionare almeno uno specchio in casa, in particolar modo laddove ci sia la necessità di arricchire una parete o una zona particolare del nostro appartamento. Uno specchio infatti, è sicuramente molto importante nell’ambito della vivibilità di una stanza, e parecchie sono oggi le tendenze grazie anche alle proposte  degli interior designer più noti.

Molti sono quelli che ad esempio usano adoperare uno specchio laddove un ambiente sia relativamente piccolo, e vi sia dunque la necessità di aumentare lo spazio percepito attraverso questa illusione ottica. Oggi lo specchio dunque, non serve più esclusivamente a poterci guardare e osservare bene ciò che indossiamo, ma anche per aumentare le dimensioni di una stanza.

Dove è preferibile mettere uno specchio?

La tendenza oggi non è più, come fino a qualche anno fa, quella di avere specchi appesi alle pareti, ma al contrario di avere degli specchi che sono semplicemente poggiati alle pareti. Questo è il risultato di una continua ricerca di ciò che è originale e particolare e che è in grado di dare vita a specchi di design davvero molto particolari.

Sicuramente la camera da letto è uno dei luoghi più azzeccati in cui posizionare uno specchio, dato che presumibilmente è questa la stanza di casa in cui ci vestiamo e dunque è qui che abbiamo necessità di poterci guardare per intero.

Se si decide di optare per uno specchio con cornice è bene prestare attenzione al fatto che questa si adatti bene con tutto ciò che è presente nella stanza. Un altro ambiente in cui potremmo certamente aver bisogno di uno specchio è il bagno, meglio ancora se posizioniamo alcune luci nella parte superiore così da poter essere perfettamente illuminati quando ci osserviamo.

Dove non posizionare specchi in casa

Ci sono infine alcune zone di casa in cui è preferibile non andare ad inserire uno specchio: per esempio è bene non posizionare specchi di fronte ad una finestra per evitare dei riflessi che possono essere fastidiosi, o per evitare che qualcuno dall’esterno possa guardare cosa stiamo facendo dentro casa proprio grazie allo specchio.

Individuato il punto perfetto in cui posizionare il nostro nuovo specchio, potremmo godere dei vantaggi soprattutto nel caso in cui si tratti di uno specchio particolare e ricercato nel design.

La Polizia postale lancia l’allarme, attenzione ai furti di account su WhatsApp

Gli utenti di WhatsApp devono fare attenzione: il loro account potrebbe essere preso di mira dai cybercriminali. Un numero sempre più ampio di cittadini sta segnalando alla Polizia Postale e delle Comunicazioni la ricezione sul proprio smartphone di alcuni sms sospetti, che però appaiono inviati da utenti presenti all’interno della propria rubrica. I messaggi in questione contengono più o meno la frase: “Ciao, ti ho inviato un codice per sbaglio, potresti rimandarmelo?”. Ma il codice, se inviato, consente ai cybercriminali di impadronirsi dell’account WhatsApp, e di sfruttare il servizio di messaggistica istantanea per compiere ulteriori frodi. L’allarme arriva dalla Polizia Postale, che fornisce alcuni consigli per evitare il furto del proprio account. Un furto che sta colpendo migliaia di cittadini in tutta Italia.

Una sorta di catena di Sant’Antonio fraudolenta

Molto spesso gli utenti, tratti in inganno dalla presunta conoscenza del mittente, non esitano ad assecondare la richiesta rispondendo al messaggio, ignari di essere vittime di una truffa. Ma come avviene la frode? I cybercriminali agiscono utilizzando il numero di telefono della vittima, e una volta che hanno avuto accesso ai contatti salvati nella rubrica innescano una sorta di catena di Sant’Antonio, riporta Ansa. In pratica, il profilo WhatsApp dell’utente che richiede di inviargli il codice è effettivamente un contatto presente nella rubrica, che a sua volta ha avuto la violazione del suo account, attraverso la stessa condotta fraudolenta.

Attivare la verifica in due passaggi presente nell’area impostazioni-account

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ricorda che i codici che arrivano per sms sono strettamente personali e non vanno mai condivisi, anche se richiesti da un nostro contatto o da amici e perfino da familiari. Non bisogna infatti mai cliccare su eventuali link presenti negli sms, e la Polizia Postale consiglia di attivare la cosiddetta verifica in due passaggi, disponibile nell’area impostazioni-account dell’app. La verifica permette di inserire un codice personale a sei cifre, che il sistema richiede al primo accesso e per tutte le operazioni di modifica che si andranno a effettuare sul proprio profilo.

Come recuperare il proprio account?

Nel caso però che ormai si sia caduti nella frode è necessario avvisare subito i propri contatti, in modo che questi a loro volta non diventino potenziali vittime della catena. Ma come recuperare il proprio account? La Polizia Postale raccomanda di seguire queste indicazioni: “accedi a WhatsApp con il tuo numero di telefono e verifica il numero inserendo il codice a 6 cifre che ricevi tramite sms; una volta inserito il codice sms a 6 cifre, chiunque stia usando il tuo account verrà automaticamente disconnesso. Ti potrebbe anche essere richiesto di fornire il codice della verifica in due passaggi. Se non conosci il codice, la persona che sta usando il tuo account potrebbe aver attivato la verifica in due passaggi”. In quel caso, avvisare immediatamente la Polizia Postale.

La ripresa dei consumi è lenta, gli investimenti in recupero

Dopo il ritorno a una crescita economica sostenuta nel terzo trimestre, a cui hanno contribuito le politiche di sostegno messe in atto dal Governo, l’aumento dei contagi degli ultimi mesi si riflette sulle prospettive di breve termine. Nonostante le misure di incentivi, la ripresa dei consumi è lenta, e lo sarà almeno fino al 2023. A quanto si legge nelle Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana della Banca d’Italia nei prossimi tre anni la ripresa dei consumi delle famiglie italiane, “frenata da una ancora elevata propensione al risparmio precauzionale”, sarà più graduale rispetto a quella del Pil, e sarà riassorbita solo gradualmente. Secondo le previsioni di Bankitalia gli investimenti però dopo la forte caduta quest’anno saranno in recupero, in misura più accentuata di quanto atteso a luglio nel bollettino economico.

Scambi di beni su valori pre-crisi già a inizio 2021

La domanda estera per i beni prodotti nel nostro Paese, caduta di oltre il 10% quest’anno, tornerebbe a espandersi in media di circa il 5% all’anno nel prossimo triennio. Secondo Bankitalia gli investimenti saranno “sospinti dagli interventi finanziati con i fondi Next Generation Eu nonché dalle favorevoli condizioni di finanziamento. La significativa ripresa delle esportazioni dopo la flessione nell’anno in corso proseguirebbe a ritmi in linea con le ipotesi per la domanda estera. L’espansione sarebbe trainata dagli scambi di beni, che si riporterebbero sui valori pre-crisi già a inizio 2021, mentre quelli di servizi risentirebbero più a lungo della debolezza dei flussi turistici internazionali”.

Gli occupati torneranno ad aumentare nel 2022

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, riporta Askanews, “si valuta che il numero di ore lavorate diminuisca quest’anno di quasi il 13%, e tornerebbe a crescere nel corso del prossimo triennio, recuperando gran parte della caduta entro il 2023 – si legge ancora nel documento -. La diminuzione del numero di occupati quest’anno sarebbe stata limitata all’1,8%, grazie all’esteso ricorso alla cassa integrazione. Dopo una riduzione nel 2021, che riflette l’effetto ritardato della crisi pandemica, gli occupati tornerebbero ad aumentare nel 2022 e nel 2023”.

Nel 2021 l’inflazione rimane molto bassa

I prezzi al consumo quest’anno diminuiranno lievemente, “principalmente per effetto della caduta di oltre il 30% delle quotazioni del petrolio. L’inflazione rimarrebbe molto bassa nel 2021 – scrive Bankitalia – risentendo degli ampi margini di capacità inutilizzata che frenerebbero gli aumenti salariali, e si tradurrebbero in politiche di prezzo prudenti delle imprese”. In seguito l’inflazione tornerebbe a salire gradualmente, portandosi nel 2023 all’1,2%.

“Lo scenario di base è fortemente dipendente dalle ipotesi sull’evoluzione della pandemia – spiega Via Nazionale -. Minori ripercussioni dei contagi sull’attività all’inizio del 2021 potrebbero tradursi in un ritmo di crescita più elevato nella media dell’anno prossimo”. Di contro, un prolungamento degli effetti sfavorevoli della pandemia a livello globale, se non contrastati dalle politiche economiche, potrebbe rappresentare un rischio per le prospettive di crescita , influendo negativamente sui comportamenti di consumo e investimento, sugli scambi internazionali e le condizioni finanziarie.

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