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Cosa fare se la serratura è bloccata?

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Cosa fare se la serratura è bloccata e ci è impossibile aprire la porta? La situazione per la quale la chiave non gira all’interno della serratura può creare panico anche in funzione del tipo di porta che stiamo tentando di aprire.

Chiaramente se si tratta della porta di casa il problema è ancora più importante, mentre se si tratta di un cancello o apertura secondaria possiamo anche prendere tempo e provare ad aprire la serratura anche in seguito.

Veniamo adesso a noi: come dobbiamo comportarci nel caso in cui la serratura sia bloccata e la chiave non giri al suo interno?

Ci sono tutta una serie di piccole cose che puoi fare per tentare di risolvere autonomamente il problema.

Nel caso in cui quanto segue non desse i frutti sperati, o se temi di peggiorare la situazione, fai bene a contattare direttamente un servizio di pronto intervento 24 per avere a disposizione un tecnico che possa aiutarti a risolvere in maniera rapida.

Vediamo comunque di seguito cosa è possibile fare per tentare di rimediare, in base alle possibili cause.

La chiave è bloccata

Una delle possibili cause del blocco della serratura è quello della chiave bloccata al suo interno.

I piccoli spazi presenti sulle chiavi possono infatti otturarsi a causa dello sporco accumulato, e in quel momento le chiavi iniziano ad avere difficoltà nel riuscire ad entrare e girare.

Questa chiaramente è la situazione più semplice in quanto ti sarà necessario soltanto andare a lubrificare la tua serratura, ma anche la chiave direttamente, per risolvere il problema in maniera efficace.

Chiaramente prima prova a soffiare anche dell’aria compressa nel caso in cui dovessi notare dello sporco nella parte esterna della serratura.

C’è un’altra chiave nella serratura

Non è raro che qualcuno in casa possa lasciare inserita la chiave ed un altro componente della famiglia tenti di inserire la sua chiave dall’esterno quanto tenta di rincasare.

In questo caso, è sufficiente chiedere a qualcuno di rimuovere la chiave che si trova nella serratura all’interno di casa per far sì che la chiave inserita all’esterno possa sbloccarsi e riuscire a far girare il meccanismo.

La chiave è rotta

Quello della rottura della chiave è un caso che purtroppo si presenta con una certa frequenza. Se la chiave è rotta, l’unica cosa da fare è estrarre la parte che è rimasta dentro.

Da questo punto di vista potrebbe essere molto utile una pinzetta molto affilata con le punte piatte, oppure il classico ferro a forma di uncino con il quale potrai agganciare la chiave e tirarla fuori.

La colpa è della porta

In alcuni casi, i motivi per i quali la chiave è bloccata nella serratura e non gira potrebbero non dipendere né dalla chiave e né dalla serratura, ma direttamente dalla porta.

È possibile infatti che la porta necessiti di una regolazione, soprattutto per quel che riguarda la chiusura dei perni sul telaio.

Si è danneggiato il cilindro

Questa è l’eventualità peggiore, perché nel caso in cui il cilindro sia danneggiato sarà sicuramente necessario l’intervento di un tecnico il cui compito sarà quello di andare a bucare il cilindro per riuscire ad aprire la porta.

Chiaramente poi il cilindro andrà sostituito. Questa evenienza può verificarsi comunque soltanto se il cilindro è vecchio o se qualcuno ha tentato di forzarlo.

Conclusione

Abbiamo dunque visto quelle che possono essere le principali ragioni per le quali una serratura si blocchi e non si riesca ad aprire la porta.

Puoi decidere autonomamente, valutando in base al tuo caso, se sia necessario chiamare direttamente un tecnico o se prima si possa tentare una azione autonoma per sbloccare la serratura.

È possibile purificare l’acqua del pozzo?

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Poiché la rete idrica che fornisce acqua potabile non raggiunge tutti gli angoli delle città allo stesso modo, sono molte le aree in cui l’acqua proviene dai pozzi. Ciò avviene soprattutto nelle aree rurali, le quali non fanno eccezione.

Per questo motivo è molto comune che all’apertura del rubinetto, l’acqua appaia leggermente torbida o che il suo sapore non sia del tutto gradevole.

Questo si verifica perché l’acqua di pozzo ha livelli elevati di sali minerali. Più ce ne sono, più il problema è tangibile.

Gli inconvenienti in casa

Questa “durezza” dell’acqua si intuisce facilmente con fenomeni quali il calcare che ostruisce i tubi, opacizza i piatti, arrugginisce i rubinetti o macchia i lavandini, i sanitari e i wc. Inoltre lascia i vestiti con un odore non piacevole, rovina i capelli, rende la pelle ruvida e, in molti casi, la rende inadatta al consumo.

A tal proposito gli esperti della depurazione dell’acqua affermano che, quando si costruisce una casa, la maggior parte delle persone tende a investire in materiali di prima qualità e sistemi per il riscaldamento e l’energia solare, ma non sempre nel trattare l’acqua come dovrebbe.

Questo non solo consentirebbe di avere acqua di qualità da bere, cucinare, usare per lavarsi o quel che si preferisce, ma anche per eliminare il calcare da tubazioni, elettrodomestici e piscine.

Uno dei modi più utilizzati per verificare se siamo in presenza di “acqua dura” è osservare se l’acqua non fa schiuma quando viene a contatto con detersivi e saponi. Se è così, non farti prendere dal panico perché ci sono diverse soluzioni per risolvere il problema.

La soluzione efficace e definitiva: i moderni depuratori d’acqua

Gli addolcitori d’ acqua, le apparecchiature per l’osmosi inversa e i filtri che vengono inseriti nel rubinetto (sia esso la doccia, il rubinetto della cucina o quello del bagno) rappresentano il miglior depuratore acqua di cui tu possa aver bisogno in casa.

L’addolcitore ha il compito di eliminare il calcio e il magnesio che, precipitando, formano il calcare, prolungando la vita utile degli elementi che entrano in contatto con l’acqua e curando la salute delle persone.

Rimuove inoltre tutti i suoi inquinanti (cloro, sodio, arsenico, nitrati, fluoro, sali in eccesso e sedimenti) e la trasforma in acqua minerale a basso contenuto di sodio, lasciando solo i minerali che sono benefici per il nostro corpo.

A differenza degli addolcitori d’acqua, che sono larghi circa 50 cm e alti un metro e occupano uno spazio considerevole (di solito si trovano nelle lavanderie o direttamente fuori casa), i depuratori d’acqua sono piccole attrezzature che possono essere posizionate sopra o sotto il bancone della cucina.

Alcuni si collegano direttamente ai rubinetti o ai singoli comandi e altri sono dotati di una propria bobina che si stacca dallo stesso dispositivo. La sostituzione del nucleo del purificatore interno è l’unica manutenzione che richiede e deve essere eseguita ogni 40.000 litri, circa 3 anni di utilizzo per una famiglia tipo.

I modelli più moderni sono dotati di un display digitale che conta i litri consumati, il tempo di utilizzo e un sensore intelligente che indica quando sostituire il nucleo interno del depuratore. La sostituzione, in questo caso, è consigliabile effettuarla ogni sei mesi.

Se invece quello che cerchi è una soluzione per l’eliminazione di arsenico, nitrati e qualsiasi altro tipo di inquinante, un depuratore che funziona ad osmosi inversa rappresenta la tecnologia adatta.

In questo caso l’acqua passa attraverso una batteria di filtri e una membrana semipermeabile, con un poro molto piccolo che permette il passaggio di molecole d’acqua ma non di molecole più grandi come metalli pesanti, sali in eccesso, microrganismi e sostanze tossiche.

Questi dispositivi sono ideali per rimuovere i contaminanti che non possono essere trattenuti con i trattamenti convenzionali.

Aria compressa e vapore acqueo

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Quando l’aria si raffredda, come tipicamente avviene con la compressione, il vapore acqueo crea condensa. Questo è il motivo per cui un compressore con una portata ad esempio di 5 lt /min “produce” in ogni turno di otto ore circa 30 litri di acqua.

Questa condensa deve necessariamente essere rimossa dal sistema per evitare danni e guasti, così come per evitare imperfezioni al prodotto finale. L’essiccazione dell’aria compressa è dunque una parte essenziale di ogni processo produttivo, e per risolvere questa esigenza specifica esistono degli appositi essiccatori per compressori industriali che hanno appunto la capacità di eliminare l’umidità dall’aria compressa.

Un esempio pratico

Se un compressore a vite raffreddato ad olio aspira 10 m³ di aria direttamente dall’atmosfera a 20°C e con un’umidità relativa del 60%, quell’aria conterrà circa 100 gr. di vapore. Se l’aria viene compressa con rapporto 1:10 ad una pressione assoluta di 10 bar, otterremo 1 metro cubo di aria compressa.

Ma se la temperatura raggiunge gli 80°C dopo la compressione, il suo contenuto d’acqua può raggiungere i 290 grammi per metro cubo. Poiché ci sono solo circa 100 gr, l’aria avrà un’umidità relativa del 35% più o meno, cioè sarà abbastanza secca, quindi non si formerà condensa.

Nel postrefrigeratore del compressore la temperatura dell’aria compressa scende nuovamente a circa – 30°C. A quella temperatura un metro cubo d’aria non può trattenere più di 30 grammi di acqua, quindi i restanti 70 grammi vengono condensati e possono essere separati.

In una giornata lavorativa di 8 ore si possono formare circa 35 litri di condensa. Altri 6 litri al giorno vengono separati nell’essiccatore a ciclo frigorifero collegato a valle. In questi essiccatori, l’aria compressa viene prima raffreddata a +3°C, quindi riscaldata a temperatura ambiente. Ciò significa avere un deficit di umidità di circa il 20%. e, di conseguenza, un’aria compressa più secca e di migliore qualità e, di conseguenza, un’aria compressa più secca e di migliore qualità.

Umidità dell’aria

L’aria che ci circonda contiene sempre una quantità (maggiore o minore, variabile in base alle condizioni del luogo e del momento della giornata) di umidità, cioè acqua. Questa umidità dipende anche dalla temperatura del momento. Ad esempio, un’aria satura di vapore acqueo al 100% a una temperatura di +25°C può contenere quasi 23 gr. di acqua per metro cubo.

Formazione di condensa

La condensa si forma quando il volume dell’aria e la sua temperatura si riducono contemporaneamente, poiché questi due fenomeni riducono la capacità di saturazione dell’aria. Questo è esattamente ciò che accade nell’unità del compressore e nel postrefrigeratore di un compressore.

Alcuni concetti di base brevemente spiegati

A) Umidità assoluta

Si intende per umidità assoluta la quantità di vapore acqueo contenuta nell’aria espressa in g/m³.

B) Umidità relativa

L’umidità relativa indica il grado di saturazione dell’aria, cioè il rapporto tra il suo reale contenuto d’acqua e il reale punto di saturazione. Questa umidità dipende dalla temperatura del momento: l’aria calda può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo rispetto all’aria fredda.

C) Punto di rugiada atmosferico

Il punto di rugiada atmosferico è la temperatura alla quale l’aria raggiunge il grado di saturazione del 100% alla pressione atmosferica.

D) Punto di rugiada in pressione

Per punto di rugiada in pressione si intende la temperatura alla quale l’aria compressa raggiunge il suo punto di saturazione alla sua pressione assoluta.

Conclusioni

Questi sono i principali motivi per i quali può essere presente del vapore acqueo all’interno dell’aria compressa, fenomeno non trascurabile per evitare problemi ai macchinari prima ancora che alla qualità del prodotto finale. Oggi esistono in proposito filtri e accessori che sono in grado di essiccare l’aria compressa eliminando alla base il problema.

Cassette postali condominiali: dove collocarle?

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Grazie ad una cassetta postale siamo liberi di ricevere la corrispondenza in qualsiasi momento della giornata, anche quando non siamo in casa, con la certezza che questa sarà custodita in sicurezza e garantendo la nostra privacy durante tutta la nostra assenza o comunque fin quando non decideremo di ritirarla.

La sua presenza in ogni caso è obbligatoria ed è necessaria al portalettere affinché egli possa consegnare la posta. Quel che spesso è oggetto di dibattito è quella che dovrebbe essere la collocazione ideale di una cassetta delle poste, e proprio per questo motivo faremo chiarezza in questo articolo.

Facilità di accesso

Diciamo innanzitutto che le cassette della posta devono essere facilmente accessibili al postino, il quale deve avere la possibilità di accedere alle cassette postali liberamente: ciò significa che esse devono essere posizionate nella zona esterna dello stabile in uno spazio che è aperto al pubblico, e dunque non all’interno dell’androne.

La legge prevede dunque che le cassette postali vengano collocate ad esempio sulla pubblica via, al limite della proprietà o ad ogni modo in un luogo che è liberamente accessibile. Ricordiamo che è possibile installare la buca delle lettere anche su una cancellata per mezzo di apposite staffe di sostegno.

Ad ogni modo, per poter consegnare la posta non deve mai essere necessario transitare su di un’area di proprietà privata. Questo tipo di disposizione è volta a velocizzare e migliorare il lavoro dei portalettere e al tempo stesso non creargli problemi o pericoli di qualsiasi tipo accedendo ad aree private.

Ad ogni modo oggi non è raro constatare che, specialmente in edifici esistenti da diversi anni, la bacheca delle lettere è posta all’interno degli spazi condominiali, il che presume che il portalettere debba comunque richiedere ogni volta l’apertura del cancello agli abitanti per poter fare il suo lavoro.

Nel caso in cui ciò non sia possibile, per la specifica conformazione dell’edificio o per la differente tipologia delle vie di accesso, è comunque previsto che il luogo in cui si decide di collocare le cassette postali condominiali debba essere ad ogni modo liberamente accessibile. Dunque la legge prevede che, anche in quei casi in cui non si può collocare la cassetta della posta sulla pubblica via, e dunque su strada, ci deve essere libero accesso per il portalettere.

Le vecchie cassette della posta vanno adeguate?

Nel caso di vecchie cassetta della posta, non conformi alla normativa vigente per quel che riguarda dimensioni, standard di sicurezza e rispetto della privacy, la legge prevede che le cassette debbano essere ammodernate o direttamente sostituite. Dunque i proprietari delle cassette della posta che non sono conformi ai requisiti odierni devono provvedere a metterle in regola, così da consentire al portalettere di lavorare in maniera migliore ma al tempo stesso di avere un vantaggio personale, in quanto le nuove cassette garantiscono più sicurezza, maggiore privacy e facilità di raccolta della corrispondenza.

Se nel condominio in cui vivi ci sono dei lavori di ristrutturazione e l’idea è quella di sostituire la cassetta postale, o se si tratta di un nuovo edificio e si sta pianificando l’acquisto della bacheca per le lettere, considera quanto affermato in questo articolo così da poter acquistare direttamente un modello adatto per poter essere posizionato all’esterno.

I modelli di cassette postali da esterni infatti, devono necessariamente essere resistenti per quel che riguarda i materiali con i quali vengono costruiti, e i modelli realizzati al 100% in alluminio sono tra i migliori, in quanto riescono a garantire massima resistenza alle intemperie e non si ossidano, ma al contrario durano nel tempo.

Proteggere porte e finestre con le inferriate

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Grazie alle inferriate è possibile mettere in sicurezza ogni tipo di finestra o porta con una barriera fisica impossibile da superare e che consente effettivamente di impedire ad ogni tipo di malintenzionato di riuscire ad accedere nei locali, sia che si tratti di abitazioni private che uffici o esercizi commerciali.

Questi serramenti infatti sono realizzati in ferro, il che li rende praticamente inattaccabili e dunque sicuri al 100%, più di qualsiasi altro tipo di sistema di sicurezza al momento esistente sul mercato.

Inferriate fisse e apribili

Si tratta di una misura di protezione che è diventata assolutamente indispensabile considerando che il numero di tentativi di effrazione, così come quello di furti effettivamente avvenuti, è in continuo aumento. Bisogna ricordare inoltre che esistono non soltanto i modelli fissi, ma anche le inferriate apribili che sono pensate appositamente per porte o aperture secondarie dalle quali di tanto in tanto si potrebbe avere necessità di passare.

Si tratta per questo motivo di una soluzione tra le più apprezzate in quanto è efficace ed effettivamente impossibile da superare per ogni tipo di malintenzionato, dunque realmente in grado di offrire una valida protezione sia per quel che riguarda abitazioni civili che sedi di aziende o uffici commerciali.

L’eleganza della lavorazione in ferro battuto

Tra l’altro questo tipo di soluzione ha un impatto estetico particolarmente gradevole grazie alla lavorazione del ferro battuto, che dunque non influisce negativamente sull’armonia generale e dell’aspetto del luogo in cui viene inserito, ma al contrario lo arricchisce grazie al suo design pensato appositamente per far sì che questo possa calarsi perfettamente in ogni tipo di contesto valorizzandolo.

Per questo motivo sono veramente tanti coloro i quali stanno pensando di farvi ricorso per far definitivamente  persuadere eventuali malintenzionati e proteggere i propri beni personali o quelli aziendali.

Qual è il condizionatore perfetto per casa?

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Quale climatizzatore scegliere per i vari ambienti di casa? La domanda può apparire banale ma è bene sapere che spesso compriamo, senza saperlo, condizionatori sovradimensionati rispetto gli ambienti che desideriamo rinfrescare.

Evita un acquisto sovradimensionato

La conseguenza è quella dell’ovvio esborso maggiore che si sarebbe potuto evitare, ma anche di consumi che saranno sicuramente maggiori rispetto quelli di un modello più piccolo e meno potente che sarebbe stato ugualmente adatto. Quando acquistiamo un climatizzatore dunque, la prima cosa sulla quale dobbiamo concentrare la nostra attenzione è la sua potenza è espressa in BTU: per un ambiente grande all’incirca 30 metri quadri, un condizionatore d’aria di potenza pari a 9000 BTU circa è più che sufficiente.

Basta tenere a memoria questa proporzione per riuscire ad acquistare un prodotto commisurato alle proprie necessità, evitando acquisti errati o prodotti ben più potenti di quel che effettivamente sarebbe servito.

Su brezzaclima.it puoi visionare tantissimi modelli di climatizzatori, così che individuare quello più adatto all’utilizzo che intendi farne sarà veramente semplice. Troverai ottimi modelli da parete ma anche da pavimento, delle migliori marche e soprattutto a risparmio energetico, ideali per diminuire i consumi e al tempo stesso rispettare l’ambiente che ci circonda.

Interessanti funzioni che sfruttano la domotica

Ogni singolo articolo presenta una dettagliata scheda prodotto, la quale riporta importanti informazioni tecniche circa la potenza e le caratteristiche di ogni climatizzatore. Alcuni climatizzatori Samsung ad esempio, presentano l’importante funzione “sleep” che consente di addormentarsi al fresco con il climatizzatore in funzione e di programmarne lo spegnimento ad una precisa ora della notte. Altri invece sono azionabili direttamente con i comandi vocali di Alexa o Google Home, così come tramite il Wi-fi.

L’estate sta per arrivare: affrontala con serenità grazie ad un nuovo e potente climatizzatore, e sfrutta le offerte in corso per risparmiare veramente.

Pandemia: cosa e come è cambiato nel mondo del lavoro?

Se il mese di maggio ha segnato un nuovo importante passo verso il ritorno alla normalità, e prima o poi il Covid-19 resterà un terribile ricordo, dopo la pandemia il mondo del lavoro non tornerà quello di prima. 
“Di certo la gestione delle risorse umane non fa eccezioni – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati -. Anzi, è forse proprio nella gestione e nella selezione dei talenti che il mondo del lavoro è cambiato maggiormente con l’emergenza sanitaria”.
Ma quando si pensa alle rivoluzioni portate o accelerate dalla pandemia si pensa soprattutto allo smart working. “Il lavoro agile è qualcosa che era già pronto a diffondersi, ma con la pandemia ha conosciuto un’enorme accelerazione”, continua Adami. Oggi infatti si allarga il fronte dei lavoratori desiderosi di mantenere il lavoro da remoto.

Il lavoro agile richiede flessibilità mentale

“La maggior parte dei candidati punta a uno o due giorni di lavoro in agilità alla settimana, per meglio equilibrare sfera professionale e personale”, sottolinea Adami.
Non si parla però solo di smart working: la pandemia ha cambiato in modo diretto e indiretto anche altri aspetti del mondo del lavoro. Da una parte il Covid-19 ha portato le aziende a cercare qualcosa di diverso nei nuovi assunti, soprattutto agilità e flessibilità mentale, dall’altra ha portato i dipendenti a focalizzarsi maggiormente sull’importanza del proprio benessere fisico e psicologico.
“In generale, le persone sono meno disposte a fare compromessi su questi aspetti, e il significativo aumento di dimissioni volontarie che hanno avuto luogo anche in Italia lo dimostra”, aggiunge Adami.

Il fenomeno delle dimissioni volontarie

A dimostrare che la Great Resignation non è un fenomeno unicamente americano, un’indagine Aidp, Associazione italiana per la direzione del personale, effettuata su 850 rispondenti tra direttori del personale e aziende, attesta che il 75% delle aziende italiane ha già avuto a che fare con un aumento delle dimissioni volontarie. In particolare, per quanto riguarda le aree informatica, marketing e produzione.
“L’aumento delle dimissioni è in linea con la volontà via via più forte dei dipendenti di avere un lavoro quanto più possibile ideale – commenta l’head hunter -: si mira a posti in cui sia possibile fare davvero la differenza, in cui ci si possa sentire un elemento integrante e indispensabile”.

I Millennial chiedono formazione continua

Nel caso dei lavoratori più giovani sono ulteriori gli aspetti da prendere in considerazione: “per i Millennial è particolarmente importante il tema della formazione continua in azienda, con la possibilità di crescere, di imparare e di fare carriera, che finisce per superare per importanza il fattore stipendio”, dichiara Adami.
Non va poi sottovalutato il fatto che i giovani sono sempre meno disposti a lavorare per realtà che non rispecchiano i loro valori: “anche questo punto deve essere tenuto in grande considerazione – puntualizza Adami – per non vedere calare inesorabilmente le candidature in risposta ai propri annunci di lavoro”.

Second hand, un business che in Italia vale 24 miliardi

Cose da buttare, di nessun valore? Assolutamente no: gli oggetti di seconda mano, quelli che hanno già una vita alle spalle, sono un’autentica miniera d’oro. Lo rivela l’ottava edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da Bva Doxa per Subito, piattaforma per vendere e comprare in modo sostenibile, che ha analizzato comportamenti e motivazioni degli italiani rispetto alla compravendita dell’usato. Tra l’altro, il 2021 segna lo sdoganamento a tutti gli effetti della second hand, che entra a pieno titolo tra i comportamenti di consumo abituali degli Italiani, grazie al boost del digitale che contribuisce a rendere questa forma di compravendita più assimilabile all’esperienza del percorso d’acquisto dell’e-commerce. 

Sono 23 milioni gli italiani che la scelgono

Sono infatti quasi 23 milioni gli italiani che hanno scelto questa forma di economia circolare e il 66% di chi ha comprato ha guardato alla second hand come primo canale di riferimento, dimostrando, specialmente per le vendite, in crescita rispetto all’anno precedente, di considerare questa modalità come un modo smart di fare spazio, dare valore agli oggetti e guadagnare. Il tutto all’insegna della sostenibilità, che rimane il primo valore di riferimento dell’economia dell’usato (54%). La second hand in Italia nel 2021, riferisce una nota ripresa da Adnkronos, ha generato un valore economico di 24 miliardi di euro, pari all’1,4% del Pil nazionale. La spinta più significativa deriva dal volume degli affari online che costituisce quasi il 50% del totale (49%) ed è passato da 5,4 miliardi di euro nel 2014 a 11,8 nel 2021, con una crescita netta di 1 miliardo di euro anno su anno. È quindi proprio grazie all’online che il valore totale della second hand nel 2021 è tornato a livelli pre-pandemia (24 miliardi nel 2019, 23 nel 2020). 

Sostenibile è bello

La second hand mantiene il terzo posto tra i comportamenti sostenibili più messi in atto dagli italiani (52%), con picchi ancora più alti di adozione nel 2021 per Laureati (68%), Gen Z (66%), 35-44 anni (70%) e Famiglie con bambini (68%). “La second hand economy nel 2021 entra a tutti gli effetti tra le abitudini di consumo degli Italiani, grazie anche al ruolo propulsivo del digitale, che si è evoluto attraverso l’introduzione di servizi sempre più integrati, che consentono di gestire la compravendita totalmente da smartphone, senza muoversi da casa. Subito, ad esempio, ha sviluppato il servizio Tuttosubito, che permette di comprare e vendere a distanza e in sicurezza, offrendo una customer experience sempre più simile all’e-commerce” ha commentato Giuseppe Pasceri, ceo di Subito. “Siamo quindi orgogliosi di poter contribuire all’evoluzione di questo mercato e di promuoverne i valori in Italia, dove siamo presenti da 15 anni e dove da otto conduciamo questo Osservatorio insieme a Bva Doxa proprio per raccontare valore economico, tendenze e comportamenti di questo mercato così importante per le persone, per il Paese e per il Pianeta”.

Acquisti online: in calo per la prima volta in nove anni

L’inflazione, con un prezzo medio di vendita in aumento dell’11% negli Stati Uniti solo a marzo, i problemi della catena di approvvigionamento e l’insicurezza economica, hanno avuto un impatto sul potere d’acquisto dei consumatori. Questo ha portato a un calo globale della spesa online, dopo diversi trimestri di crescita senza precedenti. La conferma arriva dai dati del Q1 Shopping Index di Salesforce: le vendite digitali globali calano per la prima volta nei nove anni di storia dell’indice.
I dati di Salesforce indicano che con la spesa globale su base annua scesa del 3%, il traffico in calo del 2% e i volumi degli ordini diminuiti addirittura del 12%, la fiducia dei consumatori e la spesa online probabilmente si stabilizzeranno nel resto dell’anno.

Un’economia globale stressata

In particolare, in Europa le vendite online (-13%) e il volume degli ordini (-17%) sono diminuiti in modo significativo, poiché le persone hanno dovuto affrontare un considerevole aumento dei costi del carburante e una guerra all’interno dei propri confini. Insomma, l’economia globale continua a risentire dello stress di una catena di approvvigionamento, mentre persistono i blocchi del lavoro e la chiusura dei porti di Shanghai.  Tra pressioni e ritardi prolungati nella catena di approvvigionamento, il conteggio dei prodotti a magazzino è diminuito del 3% nel primo trimestre del 2022 rispetto al primo trimestre del 2021. Le categorie di prodotti con le maggiori riduzioni di inventario includono giocattoli e apprendimento (-23%), ed elettrodomestici (-12%).

Italia: e-commerce -12%, traffico -2%

In Italia il commercio digitale è calato del 12% su base annua nel primo trimestre 2022. L’Italia ha registrato un calo complessivo del traffico del 2%, in linea con quello globale. In particolare, si segnala che il traffico generato da mobile è calato del 7% mentre il traffico generato da PC è cresciuto del 19% su base annua. A questi dati si associa anche una drastica riduzione degli ordini del -19%.
L’Italia resta tra i paesi con i tassi di conversione, ovvero il rapporto tra traffico online e ordini, più bassi al mondo (1%), battuta solo dall’America Latina (0,9%). Ma nel nostro paese il traffico generato dai social media si attesta al 9%, superando così la media globale, che si attesta all’8%

Pagamento flessibili, una rete di sicurezza per i consumatori

Opzioni di pagamento flessibili come Buy Now Pay Later (BNPL) offrono una rete di sicurezza per i consumatori in tempi incerti, riporta Adnkronos, dando loro la possibilità di effettuare gli acquisti necessari all’istante e di pagare gradualmente. Il 9% della spesa digitale globale del primo trimestre 2022 è stato effettuato utilizzando BNPL (+20% su base annua e + 9% dal quarto trimestre 2021). Germania, Belgio, Australia/Nuova Zelanda e Paesi Bassi hanno registrato i tassi più elevati di utilizzo di BNPL, mentre Francia, Italia, Spagna e Canada hanno registrato la maggiore crescita su base annua.

Come fare un bucato perfetto, economico ed ecosostenibile? 

Non usate le lavanderie a secco, lavate meno, usate prodotti ecosostenibili, optate sempre per il ciclo di 30 minuti (e usate la centrifuga al massimo dei giri), tornate allo stendino, fate durare i vestiti il più a lungo possibile, acquistate consapevolmente, scegliete elettrodomestici ad alta efficienza energetica, e lavate tutto in un unico giorno. Sono i 9 consigli di Patric Richardson per un lavaggio più veloce, più economico ed ecologico. Insomma, per un bucato perfetto. Nel suo libro La magia del bucato, uscito in Italia da Vallardi, Richardson sfata anche alcuni miti sul bucato, come ad esempio, l’uso della candeggina per sbiancare, che al contrario, è responsabile proprio dell’ingiallimento dei capi bianchi. Oltre a essere dannosa per la salute e l’ambiente.

Lavare meno e usare prodotti ecosostenibili

Il primo consiglio però è quello di non usare mai più le lavanderie a secco: i lavaggi a secco danneggiano abiti, salute e ambiente. E poi lavare meno: sarebbe sufficiente fare prendere aria ai vestiti, o dargli una passata veloce di ferro a vapore, o spruzzarlo di vodka per eliminare gli odori. Non lavare se non è necessario farà risparmiare acqua, energie e tempo. Inoltre, usare prodotti ecosostenibili ed eliminare ammorbidente, foglietti per asciugatrice, profumatori per bucato, e candeggina: diffondono sostanze tossiche nell’atmosfera, dannose per l’ambiente e la salute.
Meglio il sapone in scaglie di ottima qualità e di origine vegetale, e per le macchie, meglio usare prodotti casalinghi come alcol al 70% e aceto.

Ciclo breve, e poi stendere all’aria
Optare sempre per il ciclo di 30 minuti, e usare la centrifuga al massimo dei giri: questo permetterà di risparmiare acqua ed elettricità, e di ottenere risultati migliori. Se l’acqua nel cestello è di meno si puliscono meglio i vestiti, e per assurdo la centrifuga rapida procura meno strappi e danni rispetto a un ciclo più lento. E poi tornare allo stendino: stendere il bucato all’aria piuttosto che usare l’asciugatrice è meglio per i capi stessi. Quasi nessun tessuto resiste a più di cinquanta cicli di asciugatrice e lavatrice, e se si elimina il passaggio in asciugatrice si allunga la vita ai capi e si risparmino un sacco di soldi.

Serve davvero l’ennesimo maglione nero a collo alto? Forse no

Valutare attentamente ogni acquisto: serve davvero l’ennesimo maglione nero a collo alto? Forse no. E se sì, sostenere marchi che pagano il giusto i lavoratori, si impegnano per tutelare l’ambiente, riducono o eliminano sprechi e inquinamento, e usano fibre naturali, che sono tutte risorse rinnovabili. Non come i tessuti sintetici, riporta Ansa, che rilasciano microplastiche negli oceani, inquinandoli. Valutare anche l’idea di riciclare i capi smessi, o regalarli a un’organizzazione no-profit. E in caso si abbia intenzione di comprare una nuova lavatrice, che sia ad alta efficienza energetica: consuma meno acqua ed energia  Ultimo consiglio: stabilire una giornata unica per il bucato significa anche non doverci pensare per tutta la settimana successiva. Un regalo inestimabile.

Il 37% degli italiani pensa di cambiare lavoro

Il mondo del lavoro cambia, anche perchè “Non si può cancellare l’esperienza vissuta e l’impatto che gli ultimi due anni continueranno ad avere sul mercato del lavoro, poichè flessibilità e benessere sono diventati elementi non negoziabili per i dipendenti”. Sono solo alcune delle parole espresse da Jared Spataro, Corporate Vice President, Modern Work, Microsoft, nel presentare i dati della nuova edizione del Work Trend Index di Microsoft. “Accogliendo e rispondendo in modo proattivo a queste nuove aspettative, le aziende hanno la possibilità di ripensare l’impostazione del proprio business e il ruolo dei dipendenti per raggiungere obiettivi di successo in un orizzonte di lungo termine”.

Cosa si vuole dal lavoro?

I dipendenti hanno seguito negli ultimi due anni una nuova visione di ciò che vogliono dal lavoro e cosa sono disposte a sacrificare per esso, riferisce Italpress. L’indagine di Microsoft sottolinea fortemente questa tendenza. Con il 54% degli italiani ora più propensi a dare priorità alla propria salute e al proprio benessere rispetto al lavoro. Questo trend trova anche riscontro nel dato sugli intervistati che l’anno scorso hanno lasciato il lavoro. Il 17% in Italia, quasi uno su cinque. Il cosiddetto “Great Reshuffle” è tutt’altro che concluso e interessa anche il Belpaese anche se in misura leggermente inferiore che a livello globale: il 37% dei lavoratori dichiara che probabilmente prenderà in considerazione un nuovo lavoro nel prossimo anno (a livello globale è il 43%). Ecco perchè è più importante che mai chi i manager sappiano agire a protezione della produttività aziendale. Senza però trascurare i problemi e le richieste dei dipendenti. Per esempio, nonostante l’innegabile desiderio di flessibilità che traspare dalla ricerca (il 41% dei lavoratori considera di passare a modalità di lavoro remote o ibride nel prossimo anno), il 47% dei dirigenti italiani sostiene che la propria azienda prevede un rientro a tempo pieno in ufficio nel 2022.

La sfida per i leader

La sfida per i leader è quella di motivare i dipendenti a tornare anche in ufficio, trovando nuovi stimoli e opportunità. Infatti, oggi il 33% dei lavoratori “ibridi” in Italia trova difficile capire quando e perchè lavorare dall’ufficio. Solo il 27% dei dirigenti italiani ha pattuito nuovi accordi aziendali per il lavoro ibrido. Queste nuove norme dovranno garantire che lo spazio dell’ufficio sia arricchente per i dipendenti, aiutandoli a sentirsi parte dell’azienda. Inoltre è interessante che il 46% dei dipendenti in Italia si dichiara aperto a sfruttare anche spazi digitali immersivi nel metaverso per future riunioni.
L’analisi dei dati di produttività in Microsoft 365 dimostra che le riunioni e le chat sono in aumento. Spesso estendendosi oltre il tradizionale orario lavorativo. Infatti, la media settimanale di tempo trascorso in riunioni su Teams a livello globale è aumentata del 252% da marzo 2020, e il lavoro extra-time e nel fine settimana è cresciuto rispettivamente del 28% e del 14%.

Come la Realtà Aumentata cambierà le vendite al dettaglio

Veder un oggetto, personalizzarlo, esaminarlo in tutti i suoi dettagli senza nemmeno… toccarlo. Ecco cosa consente di fare la Realtà Aumentata, una delle tecnologie che più delle altre sembra essere destinata a rivoluzionare l’esperienza di vendita, sia online sia offline. Proprio perchè generare traffico ed engagement nelle vendite online sta diventando sempre più complesso, la realtà aumentata può essere una risposta subito attuabile che può aiutare i rivenditori a interagire con gli utenti, aumentare la soddisfazione cliente e ridurre i resi. I numeri e le possibilità della AR sono quindi il tema di un’analisi recentemente diffusa da Yakkyofy, azienda italiana, leader nel settore dei servizi per eCommerce e dropshipping che ha lanciato un servizio che offre file 3D per la visualizzazione in Realtà Aumentata, facilmente utilizzabili su tutte le principali piattaforme di shopping. Secondo Statista, il mercato della realtà aumentata è arrivato a valere oltre 30,7 miliardi di dollari e nel 2021 sono già stati venduti oltre 400.000 occhiali grazie all’AR.

Solo ‘1% dei venditori online utilizza la AR

I rivenditori online stanno lentamente adottando l’AR, ma oggi solo l’1% di loro utilizza attivamente questa tecnologia. Infatti, in un rapporto di Mobile Marketer, il 52% dei rivenditori ha affermato di non essere pronto ad utilizzare l’AR o altre tecnologie simili. L’AR può aiutare i clienti a capire meglio come un prodotto appare, a valutarne i dettagli da tutte le angolazioni permettendogli, in questo modo, di capire esattamente cosa stiano acquistando e rendendo più facile soddisfare le loro aspettative. Le statistiche mostrano che l’AR aumenta la fiducia degli acquirenti, tanto che il 71% dei consumatori afferma che acquisterebbe più spesso se potesse utilizzare l’AR e il 61% di loro dichiara di preferire gli store che offrono esperienze AR. 

Vedere prima di acquistare si traduce in meno resi

Secondo uno studio condotto da UPS, il 27% dei consumatori restituisce i prodotti senza una ragione precisa, di conseguenza permettergli di “vedere da vicino la merce prima di acquistarla” anche se virtualmente, può fornire loro maggiori informazioni per decidere se effettuare o meno l’acquisto e, di conseguenza, ridurre la percentuale di resi. “In base ai nostri studi”, afferma Giovanni Conforti, Ceo e Founder di Yakkyofy, “l’utilizzo della Realtà Aumentata nello shopping online può incrementare il tasso di conversione fino al +40%, aiutare a fidelizzare i clienti e a ridurre la percentuale di resi”.

La sostenibilità insostenibile, come evitare l’effetto greenwashing

Nella fisica l’aggettivo ‘sostenibile’ indica un processo o uno stato che può essere mantenuto a un certo livello indefinitamente. Partendo dal concetto di assenza di alterazioni, nella realtà dei nostri giorni questo termine ha raccolto tanti altri significati, fino ad assumere la sostanza di una vera e propria etica. In questo processo di desemantizzazione, l’aggettivo ‘sostenibile’ viene usato molto: ci circonda quotidianamente nei contesti più svariati, dalle tematiche ambientali a quelle sociali, per giungere fino ai prodotti di consumo. Al suo significato contrario di ‘insostenibile’ si ricorre invece sempre meno, come se l’accezione diventata principale, crescendo a dismisura, abbia cancellato le altre.

Quando le aziende occultano l’impatto ambientale negativo

Eppure, se guardiamo nello specifico alle aziende che fanno uso dell’aggettivo ‘sostenibile’ per i propri prodotti, accade di frequente di trovare casi ‘insostenibili’, ovvero non difendibili sul piano della correttezza logica e della validità delle argomentazioni. In buona sostanza, non credibili.
Negli ultimi anni, con la crescente adesione ai temi della sostenibilità, si è assistito alla diffusione del Greenwashing, una strategia di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, istituzioni, enti che presentano come ecosostenibili le proprie attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo. Si tratta del tentativo di conseguire i benefici di un posizionamento incentrato sulla sostenibilità millantandolo in maniera totale o parziale, ad esempio valorizzando solo alcuni attributi e spostando l’attenzione da ciò che ha maggiore impatto ambientale.

Recuperare credibilità è più difficile di costruirla

Da sempre smentire è molto più difficile che affermare. Nel nostro mondo di connessione totale, è diventato nettamente più difficile. Recuperare credibilità è quindi più difficile di costruirla.
Il rischio che corre chi pratica il greenwashing è lo stesso di chi afferma l’insostenibile: la perdita di credibilità. In questo caso, con l’aggravante della gravità del contesto. Infatti, è difficile immaginare qualcosa di peggio per un’azienda che dare di sé l’immagine di mentire sugli aspetti legati all’etica.

Gli sforzi verso la sostenibilità devono essere plausibili e non strumentali 

Ma anche le aziende che agiscono in maniera trasparente e corretta possono essere equivocate. In un contesto come quello della sostenibilità, dove la conoscenza è scarsa e regna l’incertezza, è fondamentale chiarire ogni dubbio e verificare che gli sforzi verso la sostenibilità siano ritenuti sostenibili, cioè plausibili, non strumentali o, peggio ancora, non mistificatori.
Per questo motivo Eumetra ha sviluppato un modello di analisi proprietario volto a verificare quanto il grande pubblico ritenga sostenibili le promesse nell’ambito della sostenibilità dei prodotti, quanto lo siano le specifiche referenze, e quanto è probabile che vengano realmente adottate.

LinkedIn lancia i podcast dedicati al lavoro

LinkedIn, il social media leader in ambito professionale, ha lanciato i suoi podcast, ovviamente dedicati al mondo del lavoro. Il social ha infatti annunciato che produrrà diversi contenuti tutti relativi all’ambito lavorativa. Il servizio si chiama LinkedIn Podcast Network e si occuperà di suggerimenti per colloqui, tecnologia, stress e salute con consigli di esperti. Si tratta di un network con contenuti prodotti dal team di LinkedIn News in collaborazione con figure rilevanti del mondo produttivo, i quali fanno chiaramente riferimento all’ambito lavorativo e vanno a trattare argomenti quali metodologie di recruiting, assunzione di personale e  HR management, tecnologia e benessere mentale dei dipendenti e dei dirigenti. Tutti gli show sono gratuiti e supportati da pubblicità e attualmente lo sponsor in primo piano è IBM. 

I primi podcast

Gratuiti e supportati da pubblicità, i podcast sono iniziati con una release dei primi 12. Quattro vengono curati direttamente dalla redazione, mentre gli altri 8 sono in collaborazione con vari professionisti. Inoltre, la distribuzione è prevista non solo su LinkedIn, ma anche su altre piattaforme, come Apple Podcast, Google Podcast.

The Start-Up of You 

Uno di questi podacast – spiega il sito specializzato TechCrunch, riferisca Ansa – sarà co-condotto dall’attuale presidente esecutivo e co-fondatore del social network, Reid Hoffman: partirà in primavera, si chiamerà The Start-Up of You e parlerà di imprenditoria. I podcast stanno attirando in maniera sempre maggiore l’attenzione degli utenti e delle aziende, questo è ormai certo. Altri colossi digitali stanno spingendo proprio in questo senso, ad esempio Spotify che ha effettuato ingenti investimenti per allargarsi anche ai podcast.  Evidente dimostrazione della cosa è però pure la mossa fatta da LinkedIn nel corso delle ultime ore. 

Prodotti integrati

LinkedIn ha altresì fatto sapere di voler integrare i prodotti di LinkedIn Podcast Network in varie aree della piattaforma, come newsletter, eventi in diretta, video e articoli testuali, al fine di consentire sia agli host che agli ascoltatori di continuare la conversazione pure su canali diversi e con altri tipi di medium e, ovviamente, anche per cercare di spingere il più possibile il nuovo servizio. Insomma, la tendenza di tutti i principali social pare essere quella di farsi ascoltare, oltre che leggere e vedere.

Produzione industriale lombarda, il 2021 chiude a +15,6%

Secondo i dati del IV° trimestre 2021 pubblicati da Unioncamere Lombardia la produzione industriale lombarda nel quarto trimestre 2021 cresce del +2,3% congiunturale e chiude l’anno in rialzo, sia rispetto al 2020 (+15,6%) sia al 2019 (+4,3%). Rimane comunque alta l’attenzione sui prezzi per i rincari di beni energetici, e persistono ancora difficoltà nelle catene di fornitura. Le aspettative delle aziende sull’andamento della domanda rimangono positive e in linea con i livelli massimi storici, pur in leggera flessione per il mercato interno, così come per le aspettative sulla produzione. Ancora in miglioramento le aspettative occupazionali per il prossimo trimestre.

Dinamiche settoriali

La maggior parte dei settori industriali chiudono il 2021 con un recupero dei livelli produttivi. A consuntivo la crescita media annua 2021/2019 vede le buone performance di Minerali non metalliferi (+7,8%), Gomma-plastica (+7,7%), Chimica (+7,3%), Meccanica (+6,6%) e Siderurgia (+6,1%). In crescita, sebbene meno accentuata, Alimentare (+3,8%), Mezzi di trasporto (+2,5%), Legno-mobilio (+2,5%) e Industrie Varie (+1,9%). La fase di ripresa si è avviata anche per i restanti settori, ma con minor intensità: il settore della Carta-stampa si ferma a -1,0%, mentre il comparto moda appare più in affanno, con Pelli-calzature a -4,9%, Tessile -8,6% e Abbigliamento -15,8%). Meno positivo il quadro dell’artigianato per i settori che segnalano un risultato a consuntivo ancora negativo rispetto al 2019: Alimentare, -3,4%, Carta-stampa, -4,4%, Tessile, -5,5%, manifatturiere Varie, -7,9%, abbigliamento, -11,6%, e Pelli-calzature, -26,7%.

Fatturato e ordinativi

Il fatturato dell’industria a prezzi correnti segna un ottimo risultato, legato anche agli incrementi di prezzo inflazionistici in atto, con una crescita media annua del +12,1% rispetto al 2019, mentre la dinamica congiunturale rimane caratterizzata da una crescita del +3,6%. Per le imprese artigiane il fatturato cresce solo dello 0,2% rispetto al 2019, ma la dinamica congiunturale è positiva (+3,2%). La crescita media annua sul 2019 degli ordinativi dell’industria è a due cifre sia per il mercato interno (+11,0%) sia estero (+14,7%), mentre la dinamica congiunturale presenta un’accelerazione degli ordini interni (+5,0%),e un rallentamento dell’incremento degli ordini dall’estero (+3,9%). La quota di fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,7%) ma resta poco rilevante ed è in calo per le imprese artigiane (7,5%).

Prezzi e occupazione
I prezzi delle materie prime presentano una dinamica congiunturale in forte rialzo, mentre l’incremento medio annuo si attesta al +29,3% per l’industria e del 37,8% per l’artigianato. I prezzi dei prodotti finiti seguono ancora a distanza l’incremento delle materie prime, registrando a fine anno un +5,4% congiunturale per l’industria e un +6,9% per l’artigianato. In questo caso gli incrementi medi annui sono più contenuti, e pari a +11,7% per l’industria e +14,3% per l’artigianato.
Quanto all’occupazione, per l’industria presenta un saldo positivo (+0,2%) e diminuisce il ricorso alla CIG.
Stesso saldo occupazionale positivo per l’artigianato (+0,2%), e in calo al 10,9% la quota di aziende che dichiara di aver utilizzato la cassa integrazione.

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