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Cosa fare se la serratura è bloccata?

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Cosa fare se la serratura è bloccata e ci è impossibile aprire la porta? La situazione per la quale la chiave non gira all’interno della serratura può creare panico anche in funzione del tipo di porta che stiamo tentando di aprire.

Chiaramente se si tratta della porta di casa il problema è ancora più importante, mentre se si tratta di un cancello o apertura secondaria possiamo anche prendere tempo e provare ad aprire la serratura anche in seguito.

Veniamo adesso a noi: come dobbiamo comportarci nel caso in cui la serratura sia bloccata e la chiave non giri al suo interno?

Ci sono tutta una serie di piccole cose che puoi fare per tentare di risolvere autonomamente il problema.

Nel caso in cui quanto segue non desse i frutti sperati, o se temi di peggiorare la situazione, fai bene a contattare direttamente un servizio di pronto intervento 24 per avere a disposizione un tecnico che possa aiutarti a risolvere in maniera rapida.

Vediamo comunque di seguito cosa è possibile fare per tentare di rimediare, in base alle possibili cause.

La chiave è bloccata

Una delle possibili cause del blocco della serratura è quello della chiave bloccata al suo interno.

I piccoli spazi presenti sulle chiavi possono infatti otturarsi a causa dello sporco accumulato, e in quel momento le chiavi iniziano ad avere difficoltà nel riuscire ad entrare e girare.

Questa chiaramente è la situazione più semplice in quanto ti sarà necessario soltanto andare a lubrificare la tua serratura, ma anche la chiave direttamente, per risolvere il problema in maniera efficace.

Chiaramente prima prova a soffiare anche dell’aria compressa nel caso in cui dovessi notare dello sporco nella parte esterna della serratura.

C’è un’altra chiave nella serratura

Non è raro che qualcuno in casa possa lasciare inserita la chiave ed un altro componente della famiglia tenti di inserire la sua chiave dall’esterno quanto tenta di rincasare.

In questo caso, è sufficiente chiedere a qualcuno di rimuovere la chiave che si trova nella serratura all’interno di casa per far sì che la chiave inserita all’esterno possa sbloccarsi e riuscire a far girare il meccanismo.

La chiave è rotta

Quello della rottura della chiave è un caso che purtroppo si presenta con una certa frequenza. Se la chiave è rotta, l’unica cosa da fare è estrarre la parte che è rimasta dentro.

Da questo punto di vista potrebbe essere molto utile una pinzetta molto affilata con le punte piatte, oppure il classico ferro a forma di uncino con il quale potrai agganciare la chiave e tirarla fuori.

La colpa è della porta

In alcuni casi, i motivi per i quali la chiave è bloccata nella serratura e non gira potrebbero non dipendere né dalla chiave e né dalla serratura, ma direttamente dalla porta.

È possibile infatti che la porta necessiti di una regolazione, soprattutto per quel che riguarda la chiusura dei perni sul telaio.

Si è danneggiato il cilindro

Questa è l’eventualità peggiore, perché nel caso in cui il cilindro sia danneggiato sarà sicuramente necessario l’intervento di un tecnico il cui compito sarà quello di andare a bucare il cilindro per riuscire ad aprire la porta.

Chiaramente poi il cilindro andrà sostituito. Questa evenienza può verificarsi comunque soltanto se il cilindro è vecchio o se qualcuno ha tentato di forzarlo.

Conclusione

Abbiamo dunque visto quelle che possono essere le principali ragioni per le quali una serratura si blocchi e non si riesca ad aprire la porta.

Puoi decidere autonomamente, valutando in base al tuo caso, se sia necessario chiamare direttamente un tecnico o se prima si possa tentare una azione autonoma per sbloccare la serratura.

È possibile purificare l’acqua del pozzo?

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Poiché la rete idrica che fornisce acqua potabile non raggiunge tutti gli angoli delle città allo stesso modo, sono molte le aree in cui l’acqua proviene dai pozzi. Ciò avviene soprattutto nelle aree rurali, le quali non fanno eccezione.

Per questo motivo è molto comune che all’apertura del rubinetto, l’acqua appaia leggermente torbida o che il suo sapore non sia del tutto gradevole.

Questo si verifica perché l’acqua di pozzo ha livelli elevati di sali minerali. Più ce ne sono, più il problema è tangibile.

Gli inconvenienti in casa

Questa “durezza” dell’acqua si intuisce facilmente con fenomeni quali il calcare che ostruisce i tubi, opacizza i piatti, arrugginisce i rubinetti o macchia i lavandini, i sanitari e i wc. Inoltre lascia i vestiti con un odore non piacevole, rovina i capelli, rende la pelle ruvida e, in molti casi, la rende inadatta al consumo.

A tal proposito gli esperti della depurazione dell’acqua affermano che, quando si costruisce una casa, la maggior parte delle persone tende a investire in materiali di prima qualità e sistemi per il riscaldamento e l’energia solare, ma non sempre nel trattare l’acqua come dovrebbe.

Questo non solo consentirebbe di avere acqua di qualità da bere, cucinare, usare per lavarsi o quel che si preferisce, ma anche per eliminare il calcare da tubazioni, elettrodomestici e piscine.

Uno dei modi più utilizzati per verificare se siamo in presenza di “acqua dura” è osservare se l’acqua non fa schiuma quando viene a contatto con detersivi e saponi. Se è così, non farti prendere dal panico perché ci sono diverse soluzioni per risolvere il problema.

La soluzione efficace e definitiva: i moderni depuratori d’acqua

Gli addolcitori d’ acqua, le apparecchiature per l’osmosi inversa e i filtri che vengono inseriti nel rubinetto (sia esso la doccia, il rubinetto della cucina o quello del bagno) rappresentano il miglior depuratore acqua di cui tu possa aver bisogno in casa.

L’addolcitore ha il compito di eliminare il calcio e il magnesio che, precipitando, formano il calcare, prolungando la vita utile degli elementi che entrano in contatto con l’acqua e curando la salute delle persone.

Rimuove inoltre tutti i suoi inquinanti (cloro, sodio, arsenico, nitrati, fluoro, sali in eccesso e sedimenti) e la trasforma in acqua minerale a basso contenuto di sodio, lasciando solo i minerali che sono benefici per il nostro corpo.

A differenza degli addolcitori d’acqua, che sono larghi circa 50 cm e alti un metro e occupano uno spazio considerevole (di solito si trovano nelle lavanderie o direttamente fuori casa), i depuratori d’acqua sono piccole attrezzature che possono essere posizionate sopra o sotto il bancone della cucina.

Alcuni si collegano direttamente ai rubinetti o ai singoli comandi e altri sono dotati di una propria bobina che si stacca dallo stesso dispositivo. La sostituzione del nucleo del purificatore interno è l’unica manutenzione che richiede e deve essere eseguita ogni 40.000 litri, circa 3 anni di utilizzo per una famiglia tipo.

I modelli più moderni sono dotati di un display digitale che conta i litri consumati, il tempo di utilizzo e un sensore intelligente che indica quando sostituire il nucleo interno del depuratore. La sostituzione, in questo caso, è consigliabile effettuarla ogni sei mesi.

Se invece quello che cerchi è una soluzione per l’eliminazione di arsenico, nitrati e qualsiasi altro tipo di inquinante, un depuratore che funziona ad osmosi inversa rappresenta la tecnologia adatta.

In questo caso l’acqua passa attraverso una batteria di filtri e una membrana semipermeabile, con un poro molto piccolo che permette il passaggio di molecole d’acqua ma non di molecole più grandi come metalli pesanti, sali in eccesso, microrganismi e sostanze tossiche.

Questi dispositivi sono ideali per rimuovere i contaminanti che non possono essere trattenuti con i trattamenti convenzionali.

Aria compressa e vapore acqueo

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Quando l’aria si raffredda, come tipicamente avviene con la compressione, il vapore acqueo crea condensa. Questo è il motivo per cui un compressore con una portata ad esempio di 5 lt /min “produce” in ogni turno di otto ore circa 30 litri di acqua.

Questa condensa deve necessariamente essere rimossa dal sistema per evitare danni e guasti, così come per evitare imperfezioni al prodotto finale. L’essiccazione dell’aria compressa è dunque una parte essenziale di ogni processo produttivo, e per risolvere questa esigenza specifica esistono degli appositi essiccatori per compressori industriali che hanno appunto la capacità di eliminare l’umidità dall’aria compressa.

Un esempio pratico

Se un compressore a vite raffreddato ad olio aspira 10 m³ di aria direttamente dall’atmosfera a 20°C e con un’umidità relativa del 60%, quell’aria conterrà circa 100 gr. di vapore. Se l’aria viene compressa con rapporto 1:10 ad una pressione assoluta di 10 bar, otterremo 1 metro cubo di aria compressa.

Ma se la temperatura raggiunge gli 80°C dopo la compressione, il suo contenuto d’acqua può raggiungere i 290 grammi per metro cubo. Poiché ci sono solo circa 100 gr, l’aria avrà un’umidità relativa del 35% più o meno, cioè sarà abbastanza secca, quindi non si formerà condensa.

Nel postrefrigeratore del compressore la temperatura dell’aria compressa scende nuovamente a circa – 30°C. A quella temperatura un metro cubo d’aria non può trattenere più di 30 grammi di acqua, quindi i restanti 70 grammi vengono condensati e possono essere separati.

In una giornata lavorativa di 8 ore si possono formare circa 35 litri di condensa. Altri 6 litri al giorno vengono separati nell’essiccatore a ciclo frigorifero collegato a valle. In questi essiccatori, l’aria compressa viene prima raffreddata a +3°C, quindi riscaldata a temperatura ambiente. Ciò significa avere un deficit di umidità di circa il 20%. e, di conseguenza, un’aria compressa più secca e di migliore qualità e, di conseguenza, un’aria compressa più secca e di migliore qualità.

Umidità dell’aria

L’aria che ci circonda contiene sempre una quantità (maggiore o minore, variabile in base alle condizioni del luogo e del momento della giornata) di umidità, cioè acqua. Questa umidità dipende anche dalla temperatura del momento. Ad esempio, un’aria satura di vapore acqueo al 100% a una temperatura di +25°C può contenere quasi 23 gr. di acqua per metro cubo.

Formazione di condensa

La condensa si forma quando il volume dell’aria e la sua temperatura si riducono contemporaneamente, poiché questi due fenomeni riducono la capacità di saturazione dell’aria. Questo è esattamente ciò che accade nell’unità del compressore e nel postrefrigeratore di un compressore.

Alcuni concetti di base brevemente spiegati

A) Umidità assoluta

Si intende per umidità assoluta la quantità di vapore acqueo contenuta nell’aria espressa in g/m³.

B) Umidità relativa

L’umidità relativa indica il grado di saturazione dell’aria, cioè il rapporto tra il suo reale contenuto d’acqua e il reale punto di saturazione. Questa umidità dipende dalla temperatura del momento: l’aria calda può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo rispetto all’aria fredda.

C) Punto di rugiada atmosferico

Il punto di rugiada atmosferico è la temperatura alla quale l’aria raggiunge il grado di saturazione del 100% alla pressione atmosferica.

D) Punto di rugiada in pressione

Per punto di rugiada in pressione si intende la temperatura alla quale l’aria compressa raggiunge il suo punto di saturazione alla sua pressione assoluta.

Conclusioni

Questi sono i principali motivi per i quali può essere presente del vapore acqueo all’interno dell’aria compressa, fenomeno non trascurabile per evitare problemi ai macchinari prima ancora che alla qualità del prodotto finale. Oggi esistono in proposito filtri e accessori che sono in grado di essiccare l’aria compressa eliminando alla base il problema.

Cassette postali condominiali: dove collocarle?

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Grazie ad una cassetta postale siamo liberi di ricevere la corrispondenza in qualsiasi momento della giornata, anche quando non siamo in casa, con la certezza che questa sarà custodita in sicurezza e garantendo la nostra privacy durante tutta la nostra assenza o comunque fin quando non decideremo di ritirarla.

La sua presenza in ogni caso è obbligatoria ed è necessaria al portalettere affinché egli possa consegnare la posta. Quel che spesso è oggetto di dibattito è quella che dovrebbe essere la collocazione ideale di una cassetta delle poste, e proprio per questo motivo faremo chiarezza in questo articolo.

Facilità di accesso

Diciamo innanzitutto che le cassette della posta devono essere facilmente accessibili al postino, il quale deve avere la possibilità di accedere alle cassette postali liberamente: ciò significa che esse devono essere posizionate nella zona esterna dello stabile in uno spazio che è aperto al pubblico, e dunque non all’interno dell’androne.

La legge prevede dunque che le cassette postali vengano collocate ad esempio sulla pubblica via, al limite della proprietà o ad ogni modo in un luogo che è liberamente accessibile. Ricordiamo che è possibile installare la buca delle lettere anche su una cancellata per mezzo di apposite staffe di sostegno.

Ad ogni modo, per poter consegnare la posta non deve mai essere necessario transitare su di un’area di proprietà privata. Questo tipo di disposizione è volta a velocizzare e migliorare il lavoro dei portalettere e al tempo stesso non creargli problemi o pericoli di qualsiasi tipo accedendo ad aree private.

Ad ogni modo oggi non è raro constatare che, specialmente in edifici esistenti da diversi anni, la bacheca delle lettere è posta all’interno degli spazi condominiali, il che presume che il portalettere debba comunque richiedere ogni volta l’apertura del cancello agli abitanti per poter fare il suo lavoro.

Nel caso in cui ciò non sia possibile, per la specifica conformazione dell’edificio o per la differente tipologia delle vie di accesso, è comunque previsto che il luogo in cui si decide di collocare le cassette postali condominiali debba essere ad ogni modo liberamente accessibile. Dunque la legge prevede che, anche in quei casi in cui non si può collocare la cassetta della posta sulla pubblica via, e dunque su strada, ci deve essere libero accesso per il portalettere.

Le vecchie cassette della posta vanno adeguate?

Nel caso di vecchie cassetta della posta, non conformi alla normativa vigente per quel che riguarda dimensioni, standard di sicurezza e rispetto della privacy, la legge prevede che le cassette debbano essere ammodernate o direttamente sostituite. Dunque i proprietari delle cassette della posta che non sono conformi ai requisiti odierni devono provvedere a metterle in regola, così da consentire al portalettere di lavorare in maniera migliore ma al tempo stesso di avere un vantaggio personale, in quanto le nuove cassette garantiscono più sicurezza, maggiore privacy e facilità di raccolta della corrispondenza.

Se nel condominio in cui vivi ci sono dei lavori di ristrutturazione e l’idea è quella di sostituire la cassetta postale, o se si tratta di un nuovo edificio e si sta pianificando l’acquisto della bacheca per le lettere, considera quanto affermato in questo articolo così da poter acquistare direttamente un modello adatto per poter essere posizionato all’esterno.

I modelli di cassette postali da esterni infatti, devono necessariamente essere resistenti per quel che riguarda i materiali con i quali vengono costruiti, e i modelli realizzati al 100% in alluminio sono tra i migliori, in quanto riescono a garantire massima resistenza alle intemperie e non si ossidano, ma al contrario durano nel tempo.

Proteggere porte e finestre con le inferriate

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Grazie alle inferriate è possibile mettere in sicurezza ogni tipo di finestra o porta con una barriera fisica impossibile da superare e che consente effettivamente di impedire ad ogni tipo di malintenzionato di riuscire ad accedere nei locali, sia che si tratti di abitazioni private che uffici o esercizi commerciali.

Questi serramenti infatti sono realizzati in ferro, il che li rende praticamente inattaccabili e dunque sicuri al 100%, più di qualsiasi altro tipo di sistema di sicurezza al momento esistente sul mercato.

Inferriate fisse e apribili

Si tratta di una misura di protezione che è diventata assolutamente indispensabile considerando che il numero di tentativi di effrazione, così come quello di furti effettivamente avvenuti, è in continuo aumento. Bisogna ricordare inoltre che esistono non soltanto i modelli fissi, ma anche le inferriate apribili che sono pensate appositamente per porte o aperture secondarie dalle quali di tanto in tanto si potrebbe avere necessità di passare.

Si tratta per questo motivo di una soluzione tra le più apprezzate in quanto è efficace ed effettivamente impossibile da superare per ogni tipo di malintenzionato, dunque realmente in grado di offrire una valida protezione sia per quel che riguarda abitazioni civili che sedi di aziende o uffici commerciali.

L’eleganza della lavorazione in ferro battuto

Tra l’altro questo tipo di soluzione ha un impatto estetico particolarmente gradevole grazie alla lavorazione del ferro battuto, che dunque non influisce negativamente sull’armonia generale e dell’aspetto del luogo in cui viene inserito, ma al contrario lo arricchisce grazie al suo design pensato appositamente per far sì che questo possa calarsi perfettamente in ogni tipo di contesto valorizzandolo.

Per questo motivo sono veramente tanti coloro i quali stanno pensando di farvi ricorso per far definitivamente  persuadere eventuali malintenzionati e proteggere i propri beni personali o quelli aziendali.

Qual è il condizionatore perfetto per casa?

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Quale climatizzatore scegliere per i vari ambienti di casa? La domanda può apparire banale ma è bene sapere che spesso compriamo, senza saperlo, condizionatori sovradimensionati rispetto gli ambienti che desideriamo rinfrescare.

Evita un acquisto sovradimensionato

La conseguenza è quella dell’ovvio esborso maggiore che si sarebbe potuto evitare, ma anche di consumi che saranno sicuramente maggiori rispetto quelli di un modello più piccolo e meno potente che sarebbe stato ugualmente adatto. Quando acquistiamo un climatizzatore dunque, la prima cosa sulla quale dobbiamo concentrare la nostra attenzione è la sua potenza è espressa in BTU: per un ambiente grande all’incirca 30 metri quadri, un condizionatore d’aria di potenza pari a 9000 BTU circa è più che sufficiente.

Basta tenere a memoria questa proporzione per riuscire ad acquistare un prodotto commisurato alle proprie necessità, evitando acquisti errati o prodotti ben più potenti di quel che effettivamente sarebbe servito.

Su brezzaclima.it puoi visionare tantissimi modelli di climatizzatori, così che individuare quello più adatto all’utilizzo che intendi farne sarà veramente semplice. Troverai ottimi modelli da parete ma anche da pavimento, delle migliori marche e soprattutto a risparmio energetico, ideali per diminuire i consumi e al tempo stesso rispettare l’ambiente che ci circonda.

Interessanti funzioni che sfruttano la domotica

Ogni singolo articolo presenta una dettagliata scheda prodotto, la quale riporta importanti informazioni tecniche circa la potenza e le caratteristiche di ogni climatizzatore. Alcuni climatizzatori Samsung ad esempio, presentano l’importante funzione “sleep” che consente di addormentarsi al fresco con il climatizzatore in funzione e di programmarne lo spegnimento ad una precisa ora della notte. Altri invece sono azionabili direttamente con i comandi vocali di Alexa o Google Home, così come tramite il Wi-fi.

L’estate sta per arrivare: affrontala con serenità grazie ad un nuovo e potente climatizzatore, e sfrutta le offerte in corso per risparmiare veramente.

Unioncamere Lombardia, bene la produzione industriale ma il futuro preoccupa

Il secondo trimestre del 2022, in base ai dati diffusi da Unioncamere Lombardia, registra un’ulteriore crescita su quello precedente, pari a +1,6% . La variazione tendenziale sullo stesso trimestre dell’anno scorso è pari a un solido +7,4%. Eppure non mancano delle preoccupazione sul prossimo futuro, legate alla situazione geopolitica e all’aumento dei prezzi.

L’andamento dei diversi comparti 

Il rrisultato positivo è diffuso a quasi tutti i settori con l’eccezione dei soli Mezzi di trasporto che registrano invece un calo tendenziale (-5,8%). Gli ordinativi – sempre in positivo – mostrano un rallentamento più sensibile in particolare del mercato interno (+0,6%), ma l’estero (+1,3%) ha intensità della crescita che si riduce di quasi due terzi.
Risultati positivi anche per le aziende artigiane manifatturiere che segnano una crescita della produzione del +2,3% congiunturale che diventa +8,7% su base tendenziale. Per queste imprese – rivolte maggiormente al mercato interno – gli ordini mantengono il ritmo di crescita dello scorso trimestre per il dato nazionale (+1,2%) mentre per i mercati esteri si fermano a un +0,5%. Crescono maggiormente nel trimestre i settori del comparto moda (Abbigliamento, Pelli-Calzature e Tessile) che scontano ancora gap significativi da recuperare rispetto al dato medio, in particolare Abbigliamento e Tessile, avendo iniziato la fase di recupero in ritardo rispetto agli altri comparti.

“Si sta esaurendo la spinta del forte rimbalzo post crisi”

“Il quadro per la produzione lombarda rimane positivo anche nel secondo trimestre ma si sta progressivamente esaurendo la spinta del forte rimbalzo post crisi.” commenta il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio. “Ne risentono le aspettative degli imprenditori per il futuro – che viene visto con preoccupazione sia per la domanda interna che per quella estera – con una incertezza che si riflette anche sull’andamento della seconda parte del 2022.”

La questione prezzi

Resta alta l’attenzione sui prezzi. Beni energetici, materie prime e componenti varie registrano nuovi record spingendo il dato verso l’alto: rispetto al II° trimestre 2021 i prezzi delle materie prime sono cresciuti mediamente del 58,4% per le imprese industriali e dell’80,2% per le artigiane. Si attenuano tuttavia le difficoltà di approvvigionamento e migliora anche la situazione delle scorte di magazzino e dei materiali per la produzione. I prezzi delle materie prime presentano una dinamica congiunturale in continuo e forte rialzo per tutti i comparti. Per l’industria, dai primi segnali d’incremento di fine 2020 (+2,1%) l’accelerazione è proseguita nel corso del 2021 e si assesta ora a +11,6% congiunturale. L’artigianato mostra una dinamica simile passando dal +2,6% di fine 2020 al +16,0% di questo trimestre. I prezzi dei prodotti finiti seguono ancora da lontano l’incremento delle materie prime registrando un +6,9% per l’industria e un +8,6% per l’artigianato.

Mercato Immobiliare 2022: analisi e prospettive

Nonostante i rincari e un mercato caratterizzato da scarsa capacità reddituale e dipendenza da credito, il desiderio di acquisto dell’abitazione da parte delle famiglie continua a essere significativo
Secondo il 2° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2022 di Nomisma, molte famiglie intenzionate ad acquistare ammettono di non poter prescindere dal credito. L’atteggiamento delle banche, allo stesso tempo, si sta facendo più cauto e questo porterà a non soddisfare parte delle richieste.
“Sono oltre 3,3 milioni i nuclei familiari che si dicono intenzionati, potendo, ad acquistare un’abitazione – spiega Luca Dondi dall’Orologio, Amministratore Delegato Nomisma -. Colpisce il fatto che in un momento come questo, in cui si tende addirittura a erodere il risparmio, la casa rimanga nell’immaginario collettivo degli italiani un baluardo a cui aggrapparsi”.

Un’offerta residenziale non adeguata alle nuove esigenze

La domanda di casa è caratterizzata dalla ricerca di dotazioni accessorie divenute imprescindibili e dall’esigenza di raggiungere il centro urbano e i servizi in un tempo di 15 minuti da casa, a piedi o in bicicletta. 
“A questa necessità si contrappone una carenza di offerta sia per le case in vendita sia in locazione, non solo dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo”, precisa l’AD. In particolare, la domanda locativa deve fare i conti con la carenza di immobili di 50-90 mq e oltre i 120 mq, e con una disponibilità pressoché nulla di queste soluzioni abitative nei centri città.
Ma come sarà l’edilizia del futuro? “Estensiva, compenetrata col verde – commenta Carlo Alessandro Puri Negri, Presidente di Blue SGR -, gli uffici dovranno tenere conto di esigenze di flessibilità e di sicurezza, perché andremo sempre più incontro a una soluzione mista, che vede sia il lavoro da casa sia il lavoro in ufficio e dovranno prevedere spazi destinati al benessere e alla socialità degli occupanti”.

Compravendite e locazioni

Nell’ultimo semestre la domanda di locazione ha rappresentato il 42% della domanda presente sul mercato ed è leggermente cresciuta rispetto all’anno scorso. Nonostante questo lieve aumento, si è ancora molto lontani dal punto di equilibrio acquisto-locazione rilevato nel periodo pre-Covid. 
Come ha evidenziato la Responsabile dell’Osservatorio Immobiliare Elena Molignoni, sono principalmente due le motivazioni che spingono la domanda di affitto: “una percentuale esigua di famiglie sceglie questa opzione per ragioni familiari e lavorative, mentre la maggior parte si orienta sulla locazione perché si sente esclusa stabilmente o temporaneamente dal mercato della proprietà”.

La risalita dei prezzi tocca anche uffici e negozi

Al 30 giugno 2022 la variazione annuale dei prezzi delle abitazioni è risultata pari al +2,9% nella media dei 13 principali mercati nazionali, con un range di variazione che va dal +6,3% di Milano al -0,2% di Venezia Laguna. Un risultato coerente con l’intensità della domanda e l’incremento delle compravendite. La dinamica di rialzo dei prezzi ha interessato anche uffici e negozi, che dopo 13 anni di flessione, hanno registrato per la prima volta una variazione positiva dei prezzi, timida risalita dovuta alla riduzione del potere contrattuale della domanda.

Cresce la spesa digitale dei professionisti: +3,8%

Nel corso del 2021 i professionisti italiani hanno investito complessivamente 1,76 miliardi di euro in tecnologie digitali, il +3,8% rispetto al 2020. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.
Il dato è quindi positivo, nonostante per la prima volta in dieci anni l’incremento percentuale sia inferiore a quello evidenziato dalle aziende (+4,1%). Solo i grandi studi, prevalentemente del settore legale, hanno elaborato una strategia in grado di innovare il business attraverso le tecnologie più evolute, mentre la maggior parte degli studi professionali presenta modelli di business statici, che hanno indirizzato gli investimenti in digitale verso le esigenze contingenti, come l’adozione dello Smart working.

Gli studi multi professionali spendono di più

Una forte differenza si evidenzia infatti considerando le dimensioni degli studi professionali di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro. Tra le micro realtà, l’11% non ha investito nulla in ICT e solo l’1% ha destinato più di 10mila euro, mentre tra gli studi piccoli, medi e grandi solo il 3% non ha investito in tecnologia e il 22% investe più di 10mila euro. Tra i diversi settori, gli studi multi professionali sono quelli che spendono di più per il digitale (in media 25.050 euro), in linea con il 2020. Gli avvocati hanno visto un aumento degli investimenti del +2,9% (8.950 euro medi), i consulenti del lavoro del +2,5 (10.350 euro), mentre i commercialisti hanno visto scendere gli investimenti in ICT del -5,4% (11.450 euro).

La collaborazione è un fattore chiave

A essere più penalizzati dalla pandemia sono soprattutto gli avvocati: solo per uno studio legale su due il 2021 è stato più favorevole del 2020. Al contrario, i provvedimenti del governo a sostegno delle attività economiche hanno incrementato l’attività di commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari, che nel 60% dei casi, hanno visto aumentare la redditività rispetto al 2020. Per rilanciare gli studi in termini economici e finanziari, la collaborazione o l’aggregazione con altre realtà è un fattore chiave. Quelli che realizzano in modo stabile collaborazioni con altri studi o realtà diverse per sviluppare business congiuntamente evidenziano una percentuale di redditività più alta (68%) rispetto alla media generale (58%). Ma è una pratica ancora poco diffusa: solo l’8% degli studi ha avviato collaborazioni formalizzate.

Gli ambiti di investimento

Le professioni hanno destinato investimenti in ICT soprattutto per fattura elettronica (86%), sistemi per la gestione di videochiamate (75%), piattaforme di e-learning (48%), conservazione digitale a norma (42%) e reti VPN (36%).  In merito alle intenzioni di investimento entro il 2023, gli avvocati privilegiano sito web (13%), pagina social dello Studio (9%) e conservazione digitale a norma (7%). I commercialisti puntano su conservazione digitale a norma (9%), software per il controllo di gestione, sito internet per lo Studio e gestione elettronica documentale (tutti al 6%), e i consulenti del lavoro, la conservazione digitale a norma (12%), il sito per lo Studio (7%), il software per la gestione della crisi d’impresa.

Cyber minacce sempre più forti, il ruolo della resilienza informatica

Le minacce informatiche sono una costante di questi ultimi anni e, complici anche tensioni internazionali tra le maggiori superpotenze e tra produttori di chip e cryptominer, stanno addirittura aumentando, mettendo in pericolo soprattutto aziende grandi e piccole. Probabilmente l’attuale contesto delle minacce cyber è un effetto collaterale del passaggio al lavoro da remoto incentivato dalla pandemia e dell’esposizione alle vulnerabilità della supply chain. Per esplorare cosa stia accadendo a livello di rischi informatici Acronis ha individuato alcune tendenze da tenere sotto controllo nel 2022.

Cosa è accaduto quest’anno

 Il ransomware è sempre in cima all’elenco delle minacce, mentre il furto dei dati e le perdite economiche rappresentano solo una parte del quadro complessivo, di cui fanno parte anche l’esposizione dei dati sensibili e le minacce ransomware perpetrate da parte di gruppi politici e di attivisti. I contrasti interni che emergono nei gruppi di ransomware possono portare alla diffusione dei dati privati di un’organizzazione, anche se la vittima ha pagato il riscatto, il che rende tali minacce ancora più serie. Le e-mail potenzialmente dannose e quelle di phishing sono ancora il principale vettore di infezione da cui originano gli attacchi. Gli attacchi alle supply chain software, come Log4j e SolarWinds, colpiscono migliaia di organizzazioni in tutto il mondo, minacciando infrastrutture critiche e aziende. Gli attacchi silenti, in particolare quelli perpetrati tramite i collaboratori da remoto che spesso lavorano sui propri dispositivi, sono un altro potenziale problema di sicurezza, che i cybercriminali sfruttano per accedere ai sistemi e rubare le informazioni senza che la vittima ne sia consapevole. Spesso si tratta di spionaggio industriale. Aumenta anche la frequenza degli attacchi ai sistemi Linux e macOS. In questo contesto in evoluzione, le organizzazioni puntano a creare piani di resilienza coesi che consentano di proteggere la proprietà intellettuale, i clienti e le supply chain. Per districarsi tra le potenziali minacce, molte aziende si affidano ai Managed Service Provider (MSP) e a professionisti dell’IT esterni.

Resilienza informatica per MSP e professionisti dell’IT

“Oltre alla Cyber Security, uno degli argomenti più discussi è oggi la resilienza informatica, ovvero la capacità dell’infrastruttura IT di reggere a cambiamenti e trasformazioni e di tornare rapidamente a una condizione di stabilità. In altri termini, al reparto IT spetta il compito di realizzare un’infrastruttura IT capace di funzionare in modo continuativo anche dopo aver subito un attacco o una potenziale compromissione da parte dei criminali informatici (una ricerca di IDC ha evidenziato che nei due anni passati il 73% delle aziende ha subito una grave violazione della sicurezza). Service Provider e i professionisti dell’IT che forniscono servizi di sicurezza devono partire dal presupposto che i dati sono costantemente sotto attacco. Va quindi da sé che la resilienza informatica debba garantire la continuità aziendale durante un attacco e l’esecuzione del ripristino nella fase successiva”, commenta Denis Cassinerio, Regional Sales Director per l’Europa meridionale di Acronis. “È altrettanto importante saper valutare le esigenze specifiche dei clienti, i cui requisiti possono variare in funzione del settore e dell’area geografica in cui operano, del tipo di dati che vengono archiviati e dell’entità del lavoro da remoto. Offrire diversi livelli di piani di sicurezza e conoscere tutti i dettagli è un valido aiuto per erogare il livello di protezione più adatto. Per creare il piano di resilienza informatica più efficace per ogni cliente occorre valutare i rischi a cui è più vulnerabile, analizzare l’intera organizzazione e documentare i processi e le procedure aziendali chiave”.

Export alimentare Made in Italy: nel 2022 record +20%

Nel 2022 l’export alimentare Made in Italy segna un nuovo record: con un balzo del 20% supera i 52 miliardi registrati nel 2021. A preoccupare però sono gli effetti del conflitto in Ucraina, con i rincari energetici che stanno colpendo i consumi a livello globale. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi al commercio estero nel primo trimestre 2022.  Le esportazioni verso la Germania, il principale mercato di sbocco, nel primo trimestre aumentano del 9’%, verso la Francia del 17%, e gli Usa mettono a segno un +21%. Ma il vero boom si è verificato nel Regno Unito (+29%), dove l’export tricolore si è rivelato più forte della Brexit. Al contrario, la Cina segna un -18%, e se la Russia indica un +4%, sul risultato sono destinate a pesare la guerra in Ucraina e le sanzioni. Nel solo mese di marzo le vendite in Russia sono crollate del 35%.

Il paniere italiano all’estero: vino e prodotti base della dieta mediterranea 

All’estero le vendite del Made in Italy sono sostenute soprattutto dai prodotti base della dieta mediterranea. Come il vino, che svetta sul podio con una crescita del 18% nei primi sei mesi, davanti a frutta e verdura fresca. Ma nel paniere del Made in Italy all’estero recitano un ruolo importante anche pasta, formaggi, olio d’oliva e salumi, nonostante a livello nazionale resti da colmare il pesante deficit produttivo in molti settori importanti, dalla carne ai cereali fino alle colture proteiche, necessarie per l’alimentazione degli animali negli allevamenti.

Gli spumanti trainano le vendite negli States: +18%

Il vino è anche il prodotto italiano più gettonato negli Usa dove, con un incremento del 13% registrato nel primo trimestre 2022, rappresenta quasi un terzo dell’intero valore dell’export agroalimentare, grazie al traino degli spumanti, che crescono addirittura del 18%. Aumenti a doppia cifra (+16%) anche per l’olio d’oliva, al secondo posto tra i prodotti Made in Italy più amati negli States, poco davanti alla pasta, che però mette a segno un balzo del 23%. Bene anche confetture, passate e succhi, in crescita del 21%, che precedono i formaggi, i quali però mettono a segno un risultato ancora migliore (+28%) nonostante siano penalizzati dalla larga diffusione sul mercato americano delle imitazioni.

La leadership tricolore nel biologico

Alla base del successo del Made in Italy c’è un’agricoltura divenuta la più green d’Europa, con la leadership nel biologico di 80mila operatori, il maggior numero di specialità Dop/Igp/Stg riconosciute (316), 526 vini Dop/Igp e 5.333 prodotti alimentari tradizionali, oltre a Campagna Amica, l’ampia rete dei mercati di vendita diretta degli agricoltori. Il Belpaese, spiega la Coldiretti, è il primo produttore Ue di riso, grano duro e vino, e di molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea, come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi. E anche per quanto riguarda la frutta, primeggia in molte produzioni importanti: dalle mele e le pere fresche alle ciliegie, le uve da tavola, i kiwi, le nocciole fino alle castagne.

Lavoro, chi seleziona il personale deve guardare al futuro

Attraverso l’analisi del curriculum vitae, le referenze e l’immagine online del candidato a una posizione lavorativa, chi si occupa di recruiting compone un’istantanea dei profili migliori, per poi scegliere quello più idoneo in base alle esigenze dell’azienda. Il processo di selezione tradizionale prevede di premiare con l’assunzione la persona con le migliori competenze e le capacità più adatte a soddisfare i bisogni dell’organizzazione. Per questo motivo, negli annunci di lavoro, viene elencata una serie di requisiti fondamentali che devono trovare risposta nei curricula inviati. Ma è davvero sufficiente focalizzarsi sul presente al momento della selezione del personale?

Il recruiter non deve pensare unicamente al presente

Secondo Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera, la risposta è no.
“Chi struttura un processo di selezione del personale pensando alle necessità attuali dell’azienda sbaglia, per il semplice fatto che quel candidato non dovrà lavorare oggi – spiega Adami -. No, sarà al lavoro domani, il giorno dopo e il giorno dopo ancora, e per questo motivo chi si occupa di recruiting non deve pensare unicamente al presente, concentrandosi invece anche e soprattutto sul futuro”.

La società sta cambiando e la tecnologia corre ancora più rapidamente

Certo, un tempo era possibile concentrarsi solamente sul presente. Fino a qualche decennio fa, infatti, i cambiamenti all’interno dei vari settori erano piuttosto lenti. Oggi la situazione è invece profondamente diversa.
“La società sta cambiando velocemente, e l’evoluzione tecnologica sta correndo ancora più rapidamente – aggiunge l’head hunter -. Questo significa che per rimanere al passo è necessario aggiornarsi continuamente, senza mai smettere di imparare. Dal punto di vista di chi si occupa di ricerca e selezione del personale vuol dire anche che non bisogna assumere ciecamente chi soddisfa i criteri richiesti dall’azienda oggi, bensì chi riuscirà a farlo domani e dopodomani, andando oltre i titoli e le hard skills”.

Serve anche una conoscenza del settore specifico

La semplice analisi del curriculum vitae può quindi dare solo una prima idea sulle effettive capacità del candidato. Per effettuare la scelta giusta è necessario condurre interviste in profondità, e soprattutto, conoscere bene quelli che potranno essere gli sviluppi del settore.
“Questo significa che la selezione del personale deve essere fatta a partire da uno studio profondo dei candidati, nonché da una conoscenza specialistica del settore: non è un caso se la nostra società di head hunting può contare su cacciatori di teste specializzati in singoli settori – sottolinea Adami -. Un recruiter che si presta a processi di selezione per qualsiasi settore, dall’automotive al marketing, dal retail alla sanità, non può infatti avere le competenze sufficienti per capire davvero di cosa ha e avrà bisogno un’azienda per continuare a essere competitiva”.

I nuovi scenari dell’Agrifood italiano

La pandemia, la situazione internazionale, l’economia… Sono tanti i fattori che inevitabilmente impattano sul settore agroalimentare italiano. A fare una “fotografia” del comparto è stato il report “Una nuova prospettiva per l’agroalimentare dell’Emilia-Romagna”,  una puntuale analisi che ha approfondito gli scenari futuri del settore anche alla luce del recente conflitto ucraino e dei finanziamenti in arrivo da PNRR e nuova PAC, presentato da Nomisma a Bologna con la partecipazione di partner importanti.

Prezzi in aumento e materie prime difficili da reperire 

L’emergenza pandemica e la guerra in Ucraina esasperano il trend rialzista dei prezzi di input energetici, produttivi e dei trasporti. A fronte di una crescita a doppia e tripla cifra da dicembre 2019 allo stesso mese del 2021, nei primi 4 mesi del 2022 le quotazioni continuano a salire. Emerge, inoltre, con forza la dipendenza per gli approvvigionamenti (soprattutto energetici) dai paesi coinvolti nel conflitto e “le imprese risentono sensibilmente della crescita dei costi e delle difficoltà di approvvigionamento” ha detto Ersilia Di Tullio, senior project manager di Nomisma. Anche i prezzi delle materie prime agricole, già in rapida ascesa nel 2020 e 2021, segnano ulteriori rilevanti incrementi da dicembre 2021 ad aprile 2022. “Lo scenario bellico è, anche in questa circostanza, ulteriore fonte di preoccupazione per le imprese alimentari e mangimistiche perché da Russia e Ucraina l’Italia importa quote sensibili di materie prime agricole, in particolare olio e panelli di girasole, oltre che mais”.

L’impatto della situazione in Ucraina

Nonostante questa dipendenza, tuttavia Russia e Ucraina hanno un peso limitato nella bilancia commerciale italiana, con valori ben distanti dai nostri maggiori partner internazionali: Francia, Germania e Spagna per l’import; Germania, Stati Uniti e Francia per l’export. “Le importazioni complessive in Italia corrispondono a 48,5 miliardi di euro, ma l’incidenza sul totale dell’Ucraina è dell’1,3% e della Russia di appena lo 0,5%, mentre le esportazioni nazionali raggiungono i 52 miliardi di euro e Russia e Ucraina pesano rispettivamente 1,3% e 0,7% del totale” ha detto Di Tullio.

Export e consumi interni dopo la pandemia

“Si tratta di incidenze che non compromettono le nostre brillanti performance sull’estero” ha aggiunto la manager. L’export agroalimentare italiano è infatti cresciuto del +15% nel 2021/2019 e addirittura del +35% nel 2021/2016, registrando un surplus nella bilancia commerciale 2021 di 3,5 miliardi euro.  Meno brillanti, invece, i numeri dei consumi food&beverage interni, con una significativa flessione del 7% nel 2021 rispetto al 2019, legata al forte impatto sull’Horeca della pandemia ed a un non completo recupero dei consumi fuori casa.

Come cambiano le abitudini di consumo degli italiani 

Nel 2022 cresce sensibilmente l’inflazione (+6,2% l’indice generale di aprile 2022 rispetto allo stesso mese del 2021), con aumenti che riguardano in primis abitazione, acqua, elettricità e consumi (+26,9%)e trasporti (+9%), seguiti dagli alimentari e bevande analcoliche (+6,7%).
Conclude Di Tullio: “La perdita di potere d’acquisto delle famiglie intaccherà marginalmente i consumi alimentari domestici anche se è attesa una razionalizzazione della spesa, con contrazione degli sprechi e grande attenzione al prezzo. Ma limiterà di molto i comportamenti degli italiani che si dichiarano pronti a rinunciare a viaggi (23%) e consumi fuori casa (21%), ritardano così ulteriormente la ripresa dell’Horeca”.

Pandemia: cosa e come è cambiato nel mondo del lavoro?

Se il mese di maggio ha segnato un nuovo importante passo verso il ritorno alla normalità, e prima o poi il Covid-19 resterà un terribile ricordo, dopo la pandemia il mondo del lavoro non tornerà quello di prima. 
“Di certo la gestione delle risorse umane non fa eccezioni – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati -. Anzi, è forse proprio nella gestione e nella selezione dei talenti che il mondo del lavoro è cambiato maggiormente con l’emergenza sanitaria”.
Ma quando si pensa alle rivoluzioni portate o accelerate dalla pandemia si pensa soprattutto allo smart working. “Il lavoro agile è qualcosa che era già pronto a diffondersi, ma con la pandemia ha conosciuto un’enorme accelerazione”, continua Adami. Oggi infatti si allarga il fronte dei lavoratori desiderosi di mantenere il lavoro da remoto.

Il lavoro agile richiede flessibilità mentale

“La maggior parte dei candidati punta a uno o due giorni di lavoro in agilità alla settimana, per meglio equilibrare sfera professionale e personale”, sottolinea Adami.
Non si parla però solo di smart working: la pandemia ha cambiato in modo diretto e indiretto anche altri aspetti del mondo del lavoro. Da una parte il Covid-19 ha portato le aziende a cercare qualcosa di diverso nei nuovi assunti, soprattutto agilità e flessibilità mentale, dall’altra ha portato i dipendenti a focalizzarsi maggiormente sull’importanza del proprio benessere fisico e psicologico.
“In generale, le persone sono meno disposte a fare compromessi su questi aspetti, e il significativo aumento di dimissioni volontarie che hanno avuto luogo anche in Italia lo dimostra”, aggiunge Adami.

Il fenomeno delle dimissioni volontarie

A dimostrare che la Great Resignation non è un fenomeno unicamente americano, un’indagine Aidp, Associazione italiana per la direzione del personale, effettuata su 850 rispondenti tra direttori del personale e aziende, attesta che il 75% delle aziende italiane ha già avuto a che fare con un aumento delle dimissioni volontarie. In particolare, per quanto riguarda le aree informatica, marketing e produzione.
“L’aumento delle dimissioni è in linea con la volontà via via più forte dei dipendenti di avere un lavoro quanto più possibile ideale – commenta l’head hunter -: si mira a posti in cui sia possibile fare davvero la differenza, in cui ci si possa sentire un elemento integrante e indispensabile”.

I Millennial chiedono formazione continua

Nel caso dei lavoratori più giovani sono ulteriori gli aspetti da prendere in considerazione: “per i Millennial è particolarmente importante il tema della formazione continua in azienda, con la possibilità di crescere, di imparare e di fare carriera, che finisce per superare per importanza il fattore stipendio”, dichiara Adami.
Non va poi sottovalutato il fatto che i giovani sono sempre meno disposti a lavorare per realtà che non rispecchiano i loro valori: “anche questo punto deve essere tenuto in grande considerazione – puntualizza Adami – per non vedere calare inesorabilmente le candidature in risposta ai propri annunci di lavoro”.

Second hand, un business che in Italia vale 24 miliardi

Cose da buttare, di nessun valore? Assolutamente no: gli oggetti di seconda mano, quelli che hanno già una vita alle spalle, sono un’autentica miniera d’oro. Lo rivela l’ottava edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da Bva Doxa per Subito, piattaforma per vendere e comprare in modo sostenibile, che ha analizzato comportamenti e motivazioni degli italiani rispetto alla compravendita dell’usato. Tra l’altro, il 2021 segna lo sdoganamento a tutti gli effetti della second hand, che entra a pieno titolo tra i comportamenti di consumo abituali degli Italiani, grazie al boost del digitale che contribuisce a rendere questa forma di compravendita più assimilabile all’esperienza del percorso d’acquisto dell’e-commerce. 

Sono 23 milioni gli italiani che la scelgono

Sono infatti quasi 23 milioni gli italiani che hanno scelto questa forma di economia circolare e il 66% di chi ha comprato ha guardato alla second hand come primo canale di riferimento, dimostrando, specialmente per le vendite, in crescita rispetto all’anno precedente, di considerare questa modalità come un modo smart di fare spazio, dare valore agli oggetti e guadagnare. Il tutto all’insegna della sostenibilità, che rimane il primo valore di riferimento dell’economia dell’usato (54%). La second hand in Italia nel 2021, riferisce una nota ripresa da Adnkronos, ha generato un valore economico di 24 miliardi di euro, pari all’1,4% del Pil nazionale. La spinta più significativa deriva dal volume degli affari online che costituisce quasi il 50% del totale (49%) ed è passato da 5,4 miliardi di euro nel 2014 a 11,8 nel 2021, con una crescita netta di 1 miliardo di euro anno su anno. È quindi proprio grazie all’online che il valore totale della second hand nel 2021 è tornato a livelli pre-pandemia (24 miliardi nel 2019, 23 nel 2020). 

Sostenibile è bello

La second hand mantiene il terzo posto tra i comportamenti sostenibili più messi in atto dagli italiani (52%), con picchi ancora più alti di adozione nel 2021 per Laureati (68%), Gen Z (66%), 35-44 anni (70%) e Famiglie con bambini (68%). “La second hand economy nel 2021 entra a tutti gli effetti tra le abitudini di consumo degli Italiani, grazie anche al ruolo propulsivo del digitale, che si è evoluto attraverso l’introduzione di servizi sempre più integrati, che consentono di gestire la compravendita totalmente da smartphone, senza muoversi da casa. Subito, ad esempio, ha sviluppato il servizio Tuttosubito, che permette di comprare e vendere a distanza e in sicurezza, offrendo una customer experience sempre più simile all’e-commerce” ha commentato Giuseppe Pasceri, ceo di Subito. “Siamo quindi orgogliosi di poter contribuire all’evoluzione di questo mercato e di promuoverne i valori in Italia, dove siamo presenti da 15 anni e dove da otto conduciamo questo Osservatorio insieme a Bva Doxa proprio per raccontare valore economico, tendenze e comportamenti di questo mercato così importante per le persone, per il Paese e per il Pianeta”.

Acquisti online: in calo per la prima volta in nove anni

L’inflazione, con un prezzo medio di vendita in aumento dell’11% negli Stati Uniti solo a marzo, i problemi della catena di approvvigionamento e l’insicurezza economica, hanno avuto un impatto sul potere d’acquisto dei consumatori. Questo ha portato a un calo globale della spesa online, dopo diversi trimestri di crescita senza precedenti. La conferma arriva dai dati del Q1 Shopping Index di Salesforce: le vendite digitali globali calano per la prima volta nei nove anni di storia dell’indice.
I dati di Salesforce indicano che con la spesa globale su base annua scesa del 3%, il traffico in calo del 2% e i volumi degli ordini diminuiti addirittura del 12%, la fiducia dei consumatori e la spesa online probabilmente si stabilizzeranno nel resto dell’anno.

Un’economia globale stressata

In particolare, in Europa le vendite online (-13%) e il volume degli ordini (-17%) sono diminuiti in modo significativo, poiché le persone hanno dovuto affrontare un considerevole aumento dei costi del carburante e una guerra all’interno dei propri confini. Insomma, l’economia globale continua a risentire dello stress di una catena di approvvigionamento, mentre persistono i blocchi del lavoro e la chiusura dei porti di Shanghai.  Tra pressioni e ritardi prolungati nella catena di approvvigionamento, il conteggio dei prodotti a magazzino è diminuito del 3% nel primo trimestre del 2022 rispetto al primo trimestre del 2021. Le categorie di prodotti con le maggiori riduzioni di inventario includono giocattoli e apprendimento (-23%), ed elettrodomestici (-12%).

Italia: e-commerce -12%, traffico -2%

In Italia il commercio digitale è calato del 12% su base annua nel primo trimestre 2022. L’Italia ha registrato un calo complessivo del traffico del 2%, in linea con quello globale. In particolare, si segnala che il traffico generato da mobile è calato del 7% mentre il traffico generato da PC è cresciuto del 19% su base annua. A questi dati si associa anche una drastica riduzione degli ordini del -19%.
L’Italia resta tra i paesi con i tassi di conversione, ovvero il rapporto tra traffico online e ordini, più bassi al mondo (1%), battuta solo dall’America Latina (0,9%). Ma nel nostro paese il traffico generato dai social media si attesta al 9%, superando così la media globale, che si attesta all’8%

Pagamento flessibili, una rete di sicurezza per i consumatori

Opzioni di pagamento flessibili come Buy Now Pay Later (BNPL) offrono una rete di sicurezza per i consumatori in tempi incerti, riporta Adnkronos, dando loro la possibilità di effettuare gli acquisti necessari all’istante e di pagare gradualmente. Il 9% della spesa digitale globale del primo trimestre 2022 è stato effettuato utilizzando BNPL (+20% su base annua e + 9% dal quarto trimestre 2021). Germania, Belgio, Australia/Nuova Zelanda e Paesi Bassi hanno registrato i tassi più elevati di utilizzo di BNPL, mentre Francia, Italia, Spagna e Canada hanno registrato la maggiore crescita su base annua.

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