Una goccia nel mare

dell'informazione web

È possibile purificare l’acqua del pozzo?

Articolo in evidenza

Poiché la rete idrica che fornisce acqua potabile non raggiunge tutti gli angoli delle città allo stesso modo, sono molte le aree in cui l’acqua proviene dai pozzi. Ciò avviene soprattutto nelle aree rurali, le quali non fanno eccezione.

Per questo motivo è molto comune che all’apertura del rubinetto, l’acqua appaia leggermente torbida o che il suo sapore non sia del tutto gradevole.

Questo si verifica perché l’acqua di pozzo ha livelli elevati di sali minerali. Più ce ne sono, più il problema è tangibile.

Gli inconvenienti in casa

Questa “durezza” dell’acqua si intuisce facilmente con fenomeni quali il calcare che ostruisce i tubi, opacizza i piatti, arrugginisce i rubinetti o macchia i lavandini, i sanitari e i wc. Inoltre lascia i vestiti con un odore non piacevole, rovina i capelli, rende la pelle ruvida e, in molti casi, la rende inadatta al consumo.

A tal proposito gli esperti della depurazione dell’acqua affermano che, quando si costruisce una casa, la maggior parte delle persone tende a investire in materiali di prima qualità e sistemi per il riscaldamento e l’energia solare, ma non sempre nel trattare l’acqua come dovrebbe.

Questo non solo consentirebbe di avere acqua di qualità da bere, cucinare, usare per lavarsi o quel che si preferisce, ma anche per eliminare il calcare da tubazioni, elettrodomestici e piscine.

Uno dei modi più utilizzati per verificare se siamo in presenza di “acqua dura” è osservare se l’acqua non fa schiuma quando viene a contatto con detersivi e saponi. Se è così, non farti prendere dal panico perché ci sono diverse soluzioni per risolvere il problema.

La soluzione efficace e definitiva: i moderni depuratori d’acqua

Gli addolcitori d’ acqua, le apparecchiature per l’osmosi inversa e i filtri che vengono inseriti nel rubinetto (sia esso la doccia, il rubinetto della cucina o quello del bagno) rappresentano il miglior depuratore acqua di cui tu possa aver bisogno in casa.

L’addolcitore ha il compito di eliminare il calcio e il magnesio che, precipitando, formano il calcare, prolungando la vita utile degli elementi che entrano in contatto con l’acqua e curando la salute delle persone.

Rimuove inoltre tutti i suoi inquinanti (cloro, sodio, arsenico, nitrati, fluoro, sali in eccesso e sedimenti) e la trasforma in acqua minerale a basso contenuto di sodio, lasciando solo i minerali che sono benefici per il nostro corpo.

A differenza degli addolcitori d’acqua, che sono larghi circa 50 cm e alti un metro e occupano uno spazio considerevole (di solito si trovano nelle lavanderie o direttamente fuori casa), i depuratori d’acqua sono piccole attrezzature che possono essere posizionate sopra o sotto il bancone della cucina.

Alcuni si collegano direttamente ai rubinetti o ai singoli comandi e altri sono dotati di una propria bobina che si stacca dallo stesso dispositivo. La sostituzione del nucleo del purificatore interno è l’unica manutenzione che richiede e deve essere eseguita ogni 40.000 litri, circa 3 anni di utilizzo per una famiglia tipo.

I modelli più moderni sono dotati di un display digitale che conta i litri consumati, il tempo di utilizzo e un sensore intelligente che indica quando sostituire il nucleo interno del depuratore. La sostituzione, in questo caso, è consigliabile effettuarla ogni sei mesi.

Se invece quello che cerchi è una soluzione per l’eliminazione di arsenico, nitrati e qualsiasi altro tipo di inquinante, un depuratore che funziona ad osmosi inversa rappresenta la tecnologia adatta.

In questo caso l’acqua passa attraverso una batteria di filtri e una membrana semipermeabile, con un poro molto piccolo che permette il passaggio di molecole d’acqua ma non di molecole più grandi come metalli pesanti, sali in eccesso, microrganismi e sostanze tossiche.

Questi dispositivi sono ideali per rimuovere i contaminanti che non possono essere trattenuti con i trattamenti convenzionali.

Aria compressa e vapore acqueo

Articolo in evidenza

Quando l’aria si raffredda, come tipicamente avviene con la compressione, il vapore acqueo crea condensa. Questo è il motivo per cui un compressore con una portata ad esempio di 5 lt /min “produce” in ogni turno di otto ore circa 30 litri di acqua.

Questa condensa deve necessariamente essere rimossa dal sistema per evitare danni e guasti, così come per evitare imperfezioni al prodotto finale. L’essiccazione dell’aria compressa è dunque una parte essenziale di ogni processo produttivo, e per risolvere questa esigenza specifica esistono degli appositi essiccatori per compressori industriali che hanno appunto la capacità di eliminare l’umidità dall’aria compressa.

Un esempio pratico

Se un compressore a vite raffreddato ad olio aspira 10 m³ di aria direttamente dall’atmosfera a 20°C e con un’umidità relativa del 60%, quell’aria conterrà circa 100 gr. di vapore. Se l’aria viene compressa con rapporto 1:10 ad una pressione assoluta di 10 bar, otterremo 1 metro cubo di aria compressa.

Ma se la temperatura raggiunge gli 80°C dopo la compressione, il suo contenuto d’acqua può raggiungere i 290 grammi per metro cubo. Poiché ci sono solo circa 100 gr, l’aria avrà un’umidità relativa del 35% più o meno, cioè sarà abbastanza secca, quindi non si formerà condensa.

Nel postrefrigeratore del compressore la temperatura dell’aria compressa scende nuovamente a circa – 30°C. A quella temperatura un metro cubo d’aria non può trattenere più di 30 grammi di acqua, quindi i restanti 70 grammi vengono condensati e possono essere separati.

In una giornata lavorativa di 8 ore si possono formare circa 35 litri di condensa. Altri 6 litri al giorno vengono separati nell’essiccatore a ciclo frigorifero collegato a valle. In questi essiccatori, l’aria compressa viene prima raffreddata a +3°C, quindi riscaldata a temperatura ambiente. Ciò significa avere un deficit di umidità di circa il 20%. e, di conseguenza, un’aria compressa più secca e di migliore qualità e, di conseguenza, un’aria compressa più secca e di migliore qualità.

Umidità dell’aria

L’aria che ci circonda contiene sempre una quantità (maggiore o minore, variabile in base alle condizioni del luogo e del momento della giornata) di umidità, cioè acqua. Questa umidità dipende anche dalla temperatura del momento. Ad esempio, un’aria satura di vapore acqueo al 100% a una temperatura di +25°C può contenere quasi 23 gr. di acqua per metro cubo.

Formazione di condensa

La condensa si forma quando il volume dell’aria e la sua temperatura si riducono contemporaneamente, poiché questi due fenomeni riducono la capacità di saturazione dell’aria. Questo è esattamente ciò che accade nell’unità del compressore e nel postrefrigeratore di un compressore.

Alcuni concetti di base brevemente spiegati

A) Umidità assoluta

Si intende per umidità assoluta la quantità di vapore acqueo contenuta nell’aria espressa in g/m³.

B) Umidità relativa

L’umidità relativa indica il grado di saturazione dell’aria, cioè il rapporto tra il suo reale contenuto d’acqua e il reale punto di saturazione. Questa umidità dipende dalla temperatura del momento: l’aria calda può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo rispetto all’aria fredda.

C) Punto di rugiada atmosferico

Il punto di rugiada atmosferico è la temperatura alla quale l’aria raggiunge il grado di saturazione del 100% alla pressione atmosferica.

D) Punto di rugiada in pressione

Per punto di rugiada in pressione si intende la temperatura alla quale l’aria compressa raggiunge il suo punto di saturazione alla sua pressione assoluta.

Conclusioni

Questi sono i principali motivi per i quali può essere presente del vapore acqueo all’interno dell’aria compressa, fenomeno non trascurabile per evitare problemi ai macchinari prima ancora che alla qualità del prodotto finale. Oggi esistono in proposito filtri e accessori che sono in grado di essiccare l’aria compressa eliminando alla base il problema.

Cassette postali condominiali: dove collocarle?

Articolo in evidenza

Grazie ad una cassetta postale siamo liberi di ricevere la corrispondenza in qualsiasi momento della giornata, anche quando non siamo in casa, con la certezza che questa sarà custodita in sicurezza e garantendo la nostra privacy durante tutta la nostra assenza o comunque fin quando non decideremo di ritirarla.

La sua presenza in ogni caso è obbligatoria ed è necessaria al portalettere affinché egli possa consegnare la posta. Quel che spesso è oggetto di dibattito è quella che dovrebbe essere la collocazione ideale di una cassetta delle poste, e proprio per questo motivo faremo chiarezza in questo articolo.

Facilità di accesso

Diciamo innanzitutto che le cassette della posta devono essere facilmente accessibili al postino, il quale deve avere la possibilità di accedere alle cassette postali liberamente: ciò significa che esse devono essere posizionate nella zona esterna dello stabile in uno spazio che è aperto al pubblico, e dunque non all’interno dell’androne.

La legge prevede dunque che le cassette postali vengano collocate ad esempio sulla pubblica via, al limite della proprietà o ad ogni modo in un luogo che è liberamente accessibile. Ricordiamo che è possibile installare la buca delle lettere anche su una cancellata per mezzo di apposite staffe di sostegno.

Ad ogni modo, per poter consegnare la posta non deve mai essere necessario transitare su di un’area di proprietà privata. Questo tipo di disposizione è volta a velocizzare e migliorare il lavoro dei portalettere e al tempo stesso non creargli problemi o pericoli di qualsiasi tipo accedendo ad aree private.

Ad ogni modo oggi non è raro constatare che, specialmente in edifici esistenti da diversi anni, la bacheca delle lettere è posta all’interno degli spazi condominiali, il che presume che il portalettere debba comunque richiedere ogni volta l’apertura del cancello agli abitanti per poter fare il suo lavoro.

Nel caso in cui ciò non sia possibile, per la specifica conformazione dell’edificio o per la differente tipologia delle vie di accesso, è comunque previsto che il luogo in cui si decide di collocare le cassette postali condominiali debba essere ad ogni modo liberamente accessibile. Dunque la legge prevede che, anche in quei casi in cui non si può collocare la cassetta della posta sulla pubblica via, e dunque su strada, ci deve essere libero accesso per il portalettere.

Le vecchie cassette della posta vanno adeguate?

Nel caso di vecchie cassetta della posta, non conformi alla normativa vigente per quel che riguarda dimensioni, standard di sicurezza e rispetto della privacy, la legge prevede che le cassette debbano essere ammodernate o direttamente sostituite. Dunque i proprietari delle cassette della posta che non sono conformi ai requisiti odierni devono provvedere a metterle in regola, così da consentire al portalettere di lavorare in maniera migliore ma al tempo stesso di avere un vantaggio personale, in quanto le nuove cassette garantiscono più sicurezza, maggiore privacy e facilità di raccolta della corrispondenza.

Se nel condominio in cui vivi ci sono dei lavori di ristrutturazione e l’idea è quella di sostituire la cassetta postale, o se si tratta di un nuovo edificio e si sta pianificando l’acquisto della bacheca per le lettere, considera quanto affermato in questo articolo così da poter acquistare direttamente un modello adatto per poter essere posizionato all’esterno.

I modelli di cassette postali da esterni infatti, devono necessariamente essere resistenti per quel che riguarda i materiali con i quali vengono costruiti, e i modelli realizzati al 100% in alluminio sono tra i migliori, in quanto riescono a garantire massima resistenza alle intemperie e non si ossidano, ma al contrario durano nel tempo.

Cosa è l’arredo di lusso?

Articolo in evidenza

L’arredo di lusso, noto anche come arredo luxury, è un particolare stile destinato ad una ristretta cerchia di utenti. Si tratta infatti di elementi d’arredo realizzati con materiali molto particolari e dalla lavorazione e dalle finiture di prestigio che, unite al sapiente lavoro degli artigiani, danno vita a dei prodotti assolutamente ricercati ed in grado di arricchire ogni ambiente in cui vengono inseriti.

Uno stile universale

Si tratta sicuramente di uno stile che è in grado di andare incontro alle necessità di arredo e ai desideri di coloro i quali amano il moderno ma anche il classico. Proprio la ricerca dell’estetica e della bellezza in ogni elemento, ma anche dei colori e delle forme, consente di andare oltre quella che è la semplice funzione pratica dell’arredo in questione infondendo invece anche un piacevolissimo aspetto estetico e artistico.

Sempre di più infatti, la tendenza di coloro i quali desiderano arredare casa con gusto e creatività è quella di optare per gli arredi di lusso, ovvero oggetti e complementi che sono realmente in grado di abbinare una funzione pratica ad una estetica, perfettamente in grado di stupire e conquistare al primo sguardo.

La tradizione artigianale italiana

Da sempre infatti, la tradizione artigianale italiana è apprezzata e ricercata nel mondo per la qualità della sua produzione, soprattutto per quel che riguarda gli arredi e complementi di ogni tipo. In particolar modo uno dei materiali più richiesti e ricercati per questo tipo di creazioni è il legno, un elemento naturale che è particolarmente apprezzato e destinato a durare nel tempo.

Esistono oggi per questo degli artigiani del lusso veramente capaci e creativi, perfettamente in grado di interpretare i desideri di coloro i quali desiderano completare l’arredo di casa con dei pezzi particolari e che con il lavoro delle proprie mani sono realmente in grado di dare vita a dei pezzi unici e molto particolari.

Proteggere porte e finestre con le inferriate

Articolo in evidenza

Grazie alle inferriate è possibile mettere in sicurezza ogni tipo di finestra o porta con una barriera fisica impossibile da superare e che consente effettivamente di impedire ad ogni tipo di malintenzionato di riuscire ad accedere nei locali, sia che si tratti di abitazioni private che uffici o esercizi commerciali.

Questi serramenti infatti sono realizzati in ferro, il che li rende praticamente inattaccabili e dunque sicuri al 100%, più di qualsiasi altro tipo di sistema di sicurezza al momento esistente sul mercato.

Inferriate fisse e apribili

Si tratta di una misura di protezione che è diventata assolutamente indispensabile considerando che il numero di tentativi di effrazione, così come quello di furti effettivamente avvenuti, è in continuo aumento. Bisogna ricordare inoltre che esistono non soltanto i modelli fissi, ma anche le inferriate apribili che sono pensate appositamente per porte o aperture secondarie dalle quali di tanto in tanto si potrebbe avere necessità di passare.

Si tratta per questo motivo di una soluzione tra le più apprezzate in quanto è efficace ed effettivamente impossibile da superare per ogni tipo di malintenzionato, dunque realmente in grado di offrire una valida protezione sia per quel che riguarda abitazioni civili che sedi di aziende o uffici commerciali.

L’eleganza della lavorazione in ferro battuto

Tra l’altro questo tipo di soluzione ha un impatto estetico particolarmente gradevole grazie alla lavorazione del ferro battuto, che dunque non influisce negativamente sull’armonia generale e dell’aspetto del luogo in cui viene inserito, ma al contrario lo arricchisce grazie al suo design pensato appositamente per far sì che questo possa calarsi perfettamente in ogni tipo di contesto valorizzandolo.

Per questo motivo sono veramente tanti coloro i quali stanno pensando di farvi ricorso per far definitivamente  persuadere eventuali malintenzionati e proteggere i propri beni personali o quelli aziendali.

Qual è il condizionatore perfetto per casa?

Articolo in evidenza

Quale climatizzatore scegliere per i vari ambienti di casa? La domanda può apparire banale ma è bene sapere che spesso compriamo, senza saperlo, condizionatori sovradimensionati rispetto gli ambienti che desideriamo rinfrescare.

Evita un acquisto sovradimensionato

La conseguenza è quella dell’ovvio esborso maggiore che si sarebbe potuto evitare, ma anche di consumi che saranno sicuramente maggiori rispetto quelli di un modello più piccolo e meno potente che sarebbe stato ugualmente adatto. Quando acquistiamo un climatizzatore dunque, la prima cosa sulla quale dobbiamo concentrare la nostra attenzione è la sua potenza è espressa in BTU: per un ambiente grande all’incirca 30 metri quadri, un condizionatore d’aria di potenza pari a 9000 BTU circa è più che sufficiente.

Basta tenere a memoria questa proporzione per riuscire ad acquistare un prodotto commisurato alle proprie necessità, evitando acquisti errati o prodotti ben più potenti di quel che effettivamente sarebbe servito.

Su brezzaclima.it puoi visionare tantissimi modelli di climatizzatori, così che individuare quello più adatto all’utilizzo che intendi farne sarà veramente semplice. Troverai ottimi modelli da parete ma anche da pavimento, delle migliori marche e soprattutto a risparmio energetico, ideali per diminuire i consumi e al tempo stesso rispettare l’ambiente che ci circonda.

Interessanti funzioni che sfruttano la domotica

Ogni singolo articolo presenta una dettagliata scheda prodotto, la quale riporta importanti informazioni tecniche circa la potenza e le caratteristiche di ogni climatizzatore. Alcuni climatizzatori Samsung ad esempio, presentano l’importante funzione “sleep” che consente di addormentarsi al fresco con il climatizzatore in funzione e di programmarne lo spegnimento ad una precisa ora della notte. Altri invece sono azionabili direttamente con i comandi vocali di Alexa o Google Home, così come tramite il Wi-fi.

L’estate sta per arrivare: affrontala con serenità grazie ad un nuovo e potente climatizzatore, e sfrutta le offerte in corso per risparmiare veramente.

Istat, a dicembre sale la fiducia dei consumatori, ma non quella delle imprese

Luci e ombre sul clima di fiducia percepito dagli italiani nel mese di dicembre 2021. A fotografare la situazione è come sempre l’Istat, che ha analizzato – come è ormai tradizione – il sentiment espresso dai nostri connazionali e dalle imprese del nostro Paese, rilevando delle discrepanze tra le due macrocategorie. Da una parte ci sono i cittadini – per i quali l’Istituto Nazionale di Statistica ha stimato un lieve aumento dell’indice del clima di fiducia (da 117,5 a 117,7) – dall’altro le imprese, il cui indice composito del clima di fiducia flette da 114,8 a 113,1, pur mantenendosi su livelli alti. 

I consumatori i più ottimisti

Commenta così gli indici di fiducia di dicembre Paolo Mameli, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo: “La fiducia delle famiglie è salita a 117,7 da 117,5 precedente, grazie a un maggiore ottimismo in merito alla situazione economica personale e alle condizioni correnti, mentre le indicazioni sul clima economico generale, e le aspettative per il futuro, sono calate. I consumatori si mostrano più fiduciosi sulla situazione attuale del Paese, sul bilancio famigliare e sulle opportunità attuali di acquisto di beni durevoli, ma sono meno ottimisti circa le prospettive economiche dell’Italia e le opportunità sia attuali che future di risparmio. Inoltre, l’inflazione percepita dai consumatori è salita ulteriormente, a un nuovo massimo, e quella attesa per i prossimi 12 mesi è calata solo marginalmente. Infine, i timori sulla disoccupazione sono tornati ad aumentare, sia pure moderatamente, dopo quattro mesi di calo”.
I dati dell’Istat confermano: l’incremento dell’indice di fiducia espresso dai consumatori, seppur di modesta entità, è dovuto essenzialmente ad un miglioramento del clima personale (da 110,0 a 110,4) e di quello corrente (da 115,2 a 115,6). Diverso invece il discorso per quanto riguarda lo scenario economico e le prospettive future, che appiano nel segno del pessimismo. Il clima economico e quello futuro sono, infatti, in leggero peggioramento (i relativi indici calano, rispettivamente, da 139,8 a 139,6 e da 121,0 a 120,8).

Le imprese più caute

In generale, le imprese esprimono un peggioramento delle aspettative sulla produzione nel manifatturiero, di quelle sugli ordini nei servizi e di quelle sull’occupazione presso l’impresa nelle costruzioni. L’indice di fiducia è in diminuzione nell’industria manifatturiera (da 115,9 a 115,2) e nei servizi di mercato (da 111,3 a 110,2) mentre aumenta nelle costruzioni (da 157,4 a 159,1) e nel commercio al dettaglio (da 106,8 a 107,4). Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura migliorano leggermente i giudizi sugli ordini mentre diminuisce l’ottimismo delle aspettative sulla produzione e le scorte sono giudicate in accumulo. Nei servizi di mercato, il calo dell’indice è determinato dalle aspettative sugli ordini che diminuiscono marcatamente soprattutto nel settore dei servizi turistici, che negli ultimi mesi hanno visto messa in difficoltà la loro attività dalla pandemia e da tutte le relative limitazioni.

La tecnologia al primo posto nella wishlist natalizia

Gli italiani hanno le idee chiare: tra le opzioni preferite come regalo di Natale primeggiano gli articoli tecnologici, con più del 71% delle preferenze, soprattutto per quanto riguarda le fasce di età più giovani, come la Gen Z (oltre l’82%), in particolare per il campione maschile (82%). Tra le opzioni più apprezzate, si fanno notare anche i prodotti enogastronomici, da sempre grandi protagonisti dei classici cesti natalizi, con il 63,4% delle preferenze, mentre più in basso in classifica si posizionano i gioielli (36%) e le esperienze speciali, come eventi, degustazioni enogastronomiche o corsi ricreativi (46,9%). È quanto emerge dalla ricerca di Samsung Electronics Italia in collaborazione con GWI.

A ognuno il suo regalo

Quanto ai dispositivi tecnologici, sono scelti dal 44% circa del campione. In particolare, questa tipologia di doni risulta la più scelta dal segmento 25-34 anni, con oltre il 39% delle preferenze.
Per il proprio partner, il 34% del campione sceglie invece gioielli o articoli di profumeria, opzione scelta da quasi il 46% dei Millennial. Considerando invece gli affetti famigliari, i regali preferiti sono quelli tradizionali, come libri e prodotti editoriali (15,9% nel caso di un regalo ai genitori, 17% per i fratelli), mentre i prodotti tecnologici risultano i prediletti per i figli, con il 19% delle preferenze. Una scelta probabilmente influenzata dall’alta richiesta di console, videogiochi e device tech legati all’intrattenimento. E per gli amici? Per loro soprattutto libri (20% circa) e prodotti enogastronomici (16,4%), idee senza tempo sempre apprezzate da chi le riceve.

Lo smartphone è sempre il preferito

Se la tecnologia risulta tra le scelte privilegiate dai consumatori italiani quando si tratta di regali natalizi sono tanti i dispositivi tra cui decidere per un regalo gradito a sé o agli altri. Ma tra questi il preferito in assoluto è sempre lo smartphone, che raccoglie oltre il 52% delle preferenze.
Iniziare il nuovo anno con un alleato tecnologico sempre in tasca rappresenta certamente una forte motivazione, ma anche la smart TV (41% circa) presenta un forte appeal, soprattutto per il target 35-44 anni (49,3%).

Il 5,9% spende più di 1.000 euro

Tra i dispositivi per la casa, riporta Italpress, il robot aspirapolvere vince su tutti (26,9%), specie per la fascia d’età 45-54, segue la lavatrice/asciugatrice smart (18,9%) e a sorpresa, dalla Generazione Z, con il 25,5% delle preferenze.  Quanto al budget, il 34% degli italiani dichiara di arrivare a investire tra i 200 e i 400 euro per soddisfare i desideri tecnologici. Solo il 7,7% spende tra i 600 e i 1.000 euro, e il 5,9% si impegna con cifre superiori ai 1.000 euro. Quest’ultima tendenza risulta particolarmente rilevante nel target 35-44 anni, che risultano concordi nell’11% dei casi.

I consumatori tornano allo shopping in-store, e aumenta l’ottimismo

Con l’aumento dell’ottimismo i consumatori pianificano di spendere di più per le attività fuori casa, e tornano allo shopping in-store. Insomma, dagli acquisti in negozio all’intrattenimento ai viaggi, riprendono i consumi extra domestici e torna l’ottimismo. Il 61% dei consumatori è infatti ottimista sul futuro, e chi è vaccinato lo è in misura maggiore rispetto a chi deve ancora ricevere il vaccino. Secondo i dati emersi dal sondaggio globale PwC 2021 Global Consumer Insights Pulse Survey il 66% dei parzialmente vaccinati dichiara infatti di essere ottimista contro il 43% dei non vaccinati. Ma anche le modalità di lavoro, in particolare lo smart working, hanno influenzato i livelli di ottimismo, e chi lavora da casa o in modo ibrido è più ottimista (68%) rispetto a chi lavora fuori casa (58%).

Il 48% dei consumatori visita un negozio fisico almeno una volta alla settimana

Di fatto gli acquisti in negozio sono in ripresa, tanto che il 48% dei consumatori visita un negozio fisico almeno una volta alla settimana e il 72% è propenso a visitare un centro commerciale nei prossimi 6 mesi. Circa la metà (41%) degli intervistati però fa acquisti tramite smartphone almeno una volta alla settimana, soprattutto i millennial (50%). Circa un terzo dei consumatori a livello globale (31%), poi, prevede di aumentare la spesa per viaggi nei prossimi sei mesi, e l’82% di questi è almeno parzialmente vaccinato.

La sostenibilità è un fattore chiave nelle decisioni d’acquisto

I consumatori prevedono anche di spendere di più in generi alimentari (41%), moda (33%), e salute e bellezza (30%), dando così un ulteriore impulso alla ripresa economica. Inoltre, la sostenibilità è un fattore chiave nelle decisioni d’acquisto. Il 52% degli intervistati dichiara di essere più ‘ecologico’ rispetto a sei mesi fa, e la metà degli intervistati (51%) afferma di prendere in considerazione l’origine tracciabile e trasparente del prodotto che intende acquistare. Ma il prezzo e la convenienza rimangono i fattori più importanti. Circa il 70% dà priorità all’offerta migliore quando fa acquisti, e più della metà afferma che un servizio di consegna o ritiro efficiente è sempre o molto spesso rilevante.

La protezione dei dati personali è più importante della customer experience

In tutti i settori più di un consumatore su dieci non crede però che le aziende stiano rispettando i propri valori o mantenendo ciò che hanno promesso. E la fiducia dei consumatori è influenzata principalmente dal modo in cui le aziende utilizzano i dati. L’83% degli intervistati dichiara infatti che le pratiche di protezione influenzano la fiducia in un’azienda, e circa la metà (47%) afferma che l’uso dei propri dati è una priorità assoluta, molto più importante che ricevere una customer experience ‘su misura’.
Inoltre, tre consumatori su cinque (59%) ritengono di essere diventati più protettivi nei confronti dei propri dati negli ultimi 6 mesi, e il 55% afferma di non essere disposto a scambiare i propri dati per un compenso o uno sconto.

Black Friday: come difendersi dai cattivi affari

Il Black Friday è una tradizione di origine statunitense che si celebra l’ultimo venerdì di novembre. Di fatto, è il giorno in cui i prezzi dei prodotti al dettaglio subiscono una diminuzione. Ma dopo il Black Friday le catene dell’elettronica hanno inventato il Cyrber Monday, il lunedì successivo al ‘venerdì nero’ dedicato ai supersconti sui prodotti tech. In realtà però ormai il Black Friday si è allungato a un’intera settimana, perché limitare gli sconti a un paio di giorni taglierebbe fuori dalla ‘festa del consumismo occidentale’ tanti potenziali consumatori. Come spiega laleggepertutti.it non sempre però gli sconti sono ‘veri’ sconti, e non sempre si fanno ottimi affari. Quindi, come difendersi da truffe, raggiri e problemi legali?

Se lo sconto è falso si può segnalare all’Antitrust

Di cosa sia il Black Friday lo sanno tutti: saldi mondiali, dove la maggior parte degli acquisti avverrà online. E ciò a dimostrazione di come le leggi sui saldi non servano più a nulla. Purtroppo infatti non sempre i prezzi sono quelli scontati, ma il consumatore non ha modo di fare il confronto, perché non conosce il vero prezzo di partenza. Non ci vuole nulla a dire che su un certo prodotto viene praticato uno sconto del 30% e da 100 euro si arriva a 70 euro. Per gli acquisti online però c’è una soluzione. Si può accedere alle versioni precedenti dei siti internet usando la funzione copia cache presente sui motori di ricerca. E se lo sconto è falso si può fare una segnalazione all’Antitrust.

Quando l’offerta irripetibile dura tutto l’anno

Non farsi abbindolare dalle offerte irripetibili con il conto alla rovescia, come se non ci fosse più possibilità di approfittarne. Ad esempio, Poltronesofà è stata multata dall’Antitrust perché proponeva promozioni per un periodo limitato che duravano però tutto l’anno e anche l’anno dopo, e quello dopo ancora. Insomma, sconti eterni. Pertanto se non si vuole comprare durante il Black Friday basta ricordare che dopo poco ci sarà il Cyber Monday, dopodomani ci saranno i saldi, il giorno dopo ancora la specifica promozione di quello quell’altro negozio, per uno sconto continuo. Di fatto, gli sconti non sono più occasione ma quotidianità.

Approfittare delle norme a tutela del consumatore

Anche comprare online con gli sconti dà il diritto di recesso, esercitabile entro 14 giorni dall’acquisto. È quindi sempre possibile cambiare il prodotto acquistato online e riavere i soldi, e non un semplice buono acquisto. A maggior ragione per la garanzia: un prodotto scontato non significa che debba essere mal funzionante, si ha diritto a un prodotto che valga quanto uno a prezzo pieno. Queste norme a tutela del consumatore però valgono solo in Europa. Il diritto di recesso non spetta se si compra su un potale che ha sede, ad esempio, in Cina. E ricordare che far valere i propri diritti in ambito Ue è semplice, ma può diventare impossibile al di fuori del nostro Continente.

Healthy food, un trend che segna la ripresa dalla pandemia

Il cibo in relazione alla salute è un trend che consideriamo consolidato. Il food è visto anche come potenziamento, integrazione e prevenzione, e la sempre maggiore ricerca di prodotti con vitamine, sali minerali, nutrienti benefici (i Super-Foods), va di pari passo con il ritorno alla valorizzazione di sapori e ricette italiane, e con l’attenzione al bio, il Km0, e la sostenibilità. Nel nostro ‘nuovo’ mondo domestico la cucina è infatti spesso al centro, e la spesa alimentare è sempre più forte sul bilancio familiare. In parte, abbiamo anche cambiato il nostro modo di fare la spesa, scoprendo nuovi punti vendita, valorizzando quelli vicini a casa, e imparando a fare la spesa online. Anche in virtù di queste nuove abitudini l’healthy food è una nuova tendenza, così come un segno di ripresa dai quasi due anni di pandemia.

L’innovazione fine a sé stessa non affascina più

Altri trend, molto in auge prima della pandemia, ora sono un po’ sottotono, come l’innovazione, la snackizzazione il Food-on the go, l’experience a tutti i costi, e la personalizzazione. Queste considerazioni portano a ‘distillare’ tre aree di conseguenze e riflessi in vista della ‘nuova normalità’. Innanzitutto, è indubbio che stiamo riportando al centro della nostra visione del mondo l’idea di una ‘sottrazione’, o di un ‘meglio a meno’, e quella di una deglobalizzazione, con l’apparente minore voglia di sperimentare il nuovo/lontano/esotico e un minore fascino per ciò che semplicemente costa o per l’innovazione fine a sé stessa.

La centralità sulla salute rafforza i legami con il cibo, l’ambiente e il clima

Inoltre, la centralità sulla salute rafforza i legami tra salute e cibo, salute e ambiente, e salute e clima.
Questo ha ovvie ripercussioni sul consumer journey, dove le nuove routine di acquisto si affermano come ‘alterazione delle abitudini’ e dilemma tra adeguamento e trasgressione. Non si dimentichi infatti che ricerca di cibi/marche premium e corsa al discount sono fenomeni egualmente in crescita. Terza area di conseguenza riguarda sia le aziende del settore alimentare, sempre molto sollecitate dalle novità così come dalla presenza quotidiana delle marche, sia i consumatori, che chiedono più innovazione e azioni sul territorio in logiche di sostenibilità, con attenzione all’ambiente.

Sostenibilità, non solo etica ma ‘sistema’ 

Oggi la sostenibilità deve essere ‘funzione’: prima ancora che etica, ‘sistema’ di soggetti e relazioni. Un ‘cibo buono’, oltre che essere vantaggioso, deve far bene a me, agli altri e all’ambiente. Quindi, in definitiva, la salute è la cosa più importante: lo stare bene porta salute, e per questo possiamo contare su scelte alimentari, di prodotti e di comportamenti orientati alla salute. Vicini o lontani, anche gli altri devono essere una risorsa: siamo tutti connessi, lo abbiamo capito bene, e nessuno si salva da solo. Dobbiamo recuperare tempi e spazi, non necessariamente per fare più cose, ma per realizzare sogni, esperienze, immersioni, anche semplicemente per avere più tempo discrezionale.

Facebook cambia nome e diventa Meta

“Siamo all’inizio del nuovo capitolo per la rete ed è un nuovo capitolo anche per la nostra compagnia – annuncia Mark Zuckerberg in un video -. Per riflettere ciò che siamo e il futuro che speriamo di costruire, sono orgoglioso di annunciare che la nostra compagnia ora è Meta. La nostra missione rimane la stessa, si tratta sempre di unire le persone. Le nostre app e i loro brand non cambiano: siamo sempre la compagnia che progetta tecnologia attorno alle persone”.
Il social continuerà a chiamarsi Facebook, ma si inserirà in un contesto rinnovato e ridefinito, un ‘metaverso’.

“Puntiamo a costruire un metaverso”

La galassia Facebook, che comprende anche Instagram e WhatsApp, punta quindi a diventare un metaverso, riporta Adnkronos.  “Ci si immergerà ancor di più nella nuova piattaforma – spiega Zuckerberg, assicurando che l’utente – sarà nell’esperienza, non si limiterà a osservare. Chiamiamo tutto questo ‘metaverso’ e riguarderà ogni prodotto che realizziamo. La qualità che distingue il metaverso sarà una sensazione di presenza, sarete lì con un’altra persona o in un altro posto. Sentirsi realmente presenti con un’altra persona è il sogno per eccellenza della social technology. Puntiamo a costruire questo”.

Un nuovo progetto di futuro

Insomma, “Nel metaverso sarete in grado di fare quasi tutto ciò che potete immaginare: stare insieme ad amici e familiari, lavorare, imparare, giocare, fare acquisti, produrre”, spiega Zuckerberg. O anche fare “esperienze completamente nuove che non rientrano nel modo in cui concepiamo computer o telefoni oggi”.
Ma c’è anche un ‘progetto di futuro’ in cui “sarete in grado di teletrasportarvi istantaneamente come un ologramma per essere in ufficio senza viaggiare, a un concerto con gli amici o nel soggiorno dei vostri genitori per stare insieme – sottolinea -. Questo aprirà più opportunità, non importa dove vivete. Sarete in grado di dedicare più tempo a ciò che conta per voi, ridurre il tempo nel traffico e ridurre le emissioni”.

“C’è sempre un capitolo successivo della storia”

Ma perché ‘meta’? “Ho fatto studi classici e la parola ‘meta’ deriva dalla parola greca che significa ‘oltre’. Per me, significa che c’è sempre altro da costruire e c’è sempre un capitolo successivo della storia. La nostra è una storia che è iniziata in una stanza di un dormitorio, ed è cresciuta oltre l’immaginabile”, diventando “una famiglia di app che le persone usano per connettersi tra loro, avviare attività, creare comunità e movimenti che hanno cambiato il mondo. Abbiamo costruito cose che hanno unito le persone in modi nuovi – continua Zucherberg -. Ora è il momento di prendere tutto ciò che abbiamo imparato e aiutare a costruire il prossimo capitolo. Sto dedicando le nostre energie a questo, più di qualsiasi altra azienda al mondo. Se questo è il futuro che volete vedere, spero che vi unirete a noi. Il futuro sarà al di là di tutto ciò che possiamo immaginare”. 

Il cambiamento climatico arriva anche a tavola: meno cibo e prezzi alle stelle

Gli effetti della crisi climatica si ripercuotono sul mercato dell’ortofrutta italiano, e di riflesso, sulle nostre tavole. A causa del clima i danni per la produzione italiana nel 2021 sono enormi, e potenziali ripercussioni ricadono anche per la disponibilità di prodotti agro-alimentari sui mercati locali. I consumatori potrebbero infatti essere gravemente colpiti dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari, soprattutto frutta e verdura. Si tratta di un’analisi del Wwf contenuta nel report ‘2021 effetto clima: l’anno nero dell’agricoltura italiana’, condotto per denunciare come il clima abbia inciso drammaticamente sulla produzione di alcuni prodotti tipici del nostro territorio, facendo salire i prezzi alle stelle.

Un costo di circa 14 miliardi di euro negli ultimi 10 anni 

Negli ultimi 10 anni gli eventi climatici estremi sono costati al comparto agricolo circa 14 miliardi di euro. Nel decennio dedicato dalle Nazioni Unite alla nutrizione (2016-2025), il 2021 è celebrato dalla FAO come l’anno internazionale della frutta, ma questa ricorrenza coincide anche con quello che viene definito da molti ‘l’anno nero dell’ortofrutta italiana’. Il report del Wwf evidenzia infatti come nella regione mediterranea il riscaldamento superi del 20% l’incremento medio globale della temperatura, ponendo il nostro Paese in una posizione di particolare vulnerabilità rispetto agli effetti del cambiamento climatico.

Nel 2021 quasi 1500 eventi estremi

Con circa 1500 eventi estremi, il 2021 fa registrare in Italia un aumento del 65% di nubifragi, alluvioni, trombe d’aria, grandinate e ondate di calore rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati riportati dal WWF alcune colture sono state penalizzate in modo generalizzato, come il miele, arrivato a perdere addirittura il 95% della produzione rispetto all’anno precedente, e la frutta, che vede un calo medio del 27%, con picchi del -69% registrato dalle pere. Ma anche il riso (-10%), il vino, che in alcune regioni ha subìto cali fino al 50%, e l’olio, in alcune regioni del Centro-Nord ha registrato i danni più gravi, fino all’80% in meno nell’anno che invece doveva segnare una produzione in crescita. In pratica, più di un frutto su quattro è andato perduto per eventi estremi e imprevedibili quali gelate, siccità e grandinate.

Una minaccia per la capacità produttiva dei sistemi agricoli

Anche le filiere di trasformazione sono state messe in crisi. Il caldo torrido di quest’estate ha accelerato la maturazione del pomodoro, superando la capacità logistica per raccoglierlo, trasportarlo e lavorarlo: il 20% del raccolto è andato perduto, riferisce Italpress. “La crisi climatica, con i suoi molteplici effetti, sta minacciando la capacità produttiva dei sistemi agricoli a livello globale, compromettendo la loro capacità di nutrire adeguatamente l’umanità – afferma Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del Wwf Italia -. I nostri comportamenti a tavola e fuori sono determinanti, non possiamo più ignorare il nostro ruolo all’interno del sistema globale”.

I giovani talenti cercano sicurezza (e guadagni) sul lavoro

L’instabilità e i timori a tutti i livelli che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, a causa della pandemia, non potevano che lasciare segni profondi anche nella mentalità e nell’approccio al lavoro da parte delle giovani generazioni. Oggi, infatti, i talenti in erba danno la massima priorità alla sicurezza, intesa come stabilità del posto di lavoro, alti guadagni e possibilità di fare carriera. Meno voglia di lanciarsi in start up o avventure imprenditoriali varie, quindi: lo rivela l’annuale report di Universum su professioni e datori di lavoro, realizzato intervistando oltre 220mila studenti universitari di economia, ingegneria e informatica in 10 delle maggiori economie mondiali. In particolare, il rapporto stila la classifica dei datori di lavoro più attraenti del mondo sulla base delle opinioni degli studenti, evidenziando quanto contino le potenzialità di guadagni  futuri, così come un impiego sicuro e la presenza di un ambiente di lavoro creativo e dinamico. “Ricercare la sicurezza è tipico durante una recessione economica, così come lo è allontanarsi da imprese imprenditoriali percepite a rischio più elevato”, spiega Richard Mosley, Universum, Global Client Director. “Questo è probabilmente il motivo per cui le aziende di successo come Amazon e IBM sono risultate le preferite come possibili posti di lavoro dai giovani talenti”.

Cambiano le priorità personali e di carriera

Tra i vari effetti della pandemia, c’è anche quello di  aver spinto gli studenti a rivalutare ciò che vogliono da un datore di lavoro e da una carriera. La ricerca rileva che le industrie con orari di lavoro lunghi ed estenuanti potrebbero dover affrontare un calo di appeal. Ad esempio, la ricerca di “lavori impegnativi” è scesa di tre punti nella classifica dei talenti nel campo ingegneristico. Cala anche il fascino delle carriere in ambito internazionale, come le professioni nella multinazionali: questo è dovuto a fattori contingenti, come le frontiere chiuse e la difficoltà a una mobilità libera.  

I limiti dello smartworking

Le forze lavoro virtuali e ibride sono destinate a restare anche in futuro, ma i leader di talento devono fare attenzione a non adottare un approccio unico, in particolare con i giovani talenti , che vedono molti potenziali svantaggi nelle modalità di lavoro virtuale. La ricerca Universum mostra che il “lavoro flessibile” non è una priorità della Top 10 per gli studenti di economia, ingegneria o informatica. Infine, il report evidenzia che i responsabili HR dovranno essere ancora più attenti nelle selezioni, identificando correttamente i profili dei candidati per far emergere davvero tutte le loro potenzialità.

Pagina 1 di 4

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén