Una goccia nel mare

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Dall’intrattenimento al fitness i consumi europei si spostano a casa 

Secondo il sondaggio Covid-19 Consumer/Shopper Survey, realizzato da Bain & Company in collaborazione con Dynata, in Europa le persone che dispongono di servizi streaming hanno registrato un netto incremento, passando dal 40% del periodo pre Covid-19 al 51% di novembre 2021. Questo perché durante la pandemia i consumatori europei hanno incrementato le proprie attività domestiche. Ad esempio, spendendo una quantità di tempo significativa a guardare live TV: a novembre 2021 erano il 51% dei consumatori, contro il 46% del periodo precedente alla pandemia.
Il 36% delle persone però, rispetto al 30% del pre-Covid, ha anche dedicato più tempo alla lettura, mentre i videogame hanno conquistato il 32% degli intervistati, rispetto al 28% di prima della pandemia. Quanto ai podcast vi si è dedicato il 15% degli intervistati, contro il 12% del pre-Covid.

Si beve alcool a casa, ma si vorrebbe tornare al ristorante

In questo contesto, anche il consumo di alcolici, tradizionalmente associato ai momenti di socialità, si è spostato tra le mura domestiche. La percentuale di consumatori europei che oggi dichiara di bere principalmente a casa è il 74%, rispetto al 59% dell’epoca pre-Covid.
“Il 75% degli italiani intervistati a fine 2021 era disposto a tornare a cenare al ristorante, anche al chiuso – commenta Duilio Matrullo, Partner Bain & Company -. Questo dato era migliore della media europea, e in linea con la tradizionale propensione italiana al consumo fuori casa. Crediamo in definitiva nella resilienza del settore della ristorazione, che uscirà comunque profondamente trasformato in termini di formati e di approccio al consumatore”.

Smart working e impatto su industrie e filiere, dal real estate alla tecnologia

Per quanto riguarda lo smart working, non è destinato a scomparire con la fine della pandemia, e non avrà conseguenze solo sulla vita dei lavoratori.
“L’impatto dello smartworking – aggiunge Sergio Iardella, Partner Bain & Company – avrà conseguenze profonde su tantissime industrie e filiere: dal real estate e in generale all’urbanizzazione, fino a tutti i servizi di prossimità, che continueranno ad avere una ripresa strutturale dopo l’epoca delle grandi superfici commerciali fuori città, fino ovviamente a tutti i servizi tecnologici a casa, che subiranno un’accelerazione in termini di volumi e di sofisticazione della domanda”.

Si spende meno nei saloni di bellezza e non si torna in palestra

Per quanto riguarda le spese nei saloni di bellezza, anche in questo caso molti consumatori europei ora si prendono cura di sé nelle proprie case. Ma “gli italiani, da questo punto di vista, sono più fiduciosi della media europea – spiega Matrullo -: il 46% di loro spende meno nei saloni rispetto a quanto facesse prima della pandemia, contro il 48% europeo, e il 54% di loro, contro il 58% europeo, si aspetta che questa contrazione della spesa continui. E il mondo del fitness? Nonostante la riapertura delle palestre alcuni cambiamenti potrebbero essere strutturali. In Europa, il 25% di chi andava in palestra non è più tornato, e in Italia questo trend è ancora più accentuato. Il 34% degli italiani non ha più fatto ritorno in palestra dall’inizio della pandemia.

Cresce la fiducia in aziende farmaceutiche, banche e Governi

In tutto il mondo si registra un aumento del clima di fiducia. Oggi aziende farmaceutiche, banche e Governi sono considerati più affidabili rispetto a tre anni fa. Secondo il Global Trustworthiness Monitor di Ipsos, il 31% degli intervistati considera le aziende farmaceutiche degne di fiducia, percentuale in aumento rispetto al 25% registrato nel 2018, il 28% ritiene le banche maggiormente affidabili rispetto a tre anni fa (20%), e il livello di fiducia nel proprio Governo è passato dal 14% del 2018 al 20%. Una spiegazione di questo miglioramento potrebbe essere data dal modo in cui questi settori hanno agito durante la pandemia.
Al contrario, l’affidabilità delle aziende tecnologiche diminuisce, passando dal 38% al 34%, nonostante continui a classificarsi come il settore maggiormente affidabile tra quelli presi in considerazione da Ipsos.

In Italia aziende automobilistiche al terzo posto 

In generale, l’Italia registra percentuali simili a quelle internazionali, con le aziende tecnologiche posizionate al primo posto della classifica (36%), ma in crescita del +2% rispetto alla media internazionale di chi le ritiene affidabili.
A seguire, con la medesima percentuale internazionale (31%), gli italiani ripongono fiducia nelle aziende farmaceutiche. Ma a differenza della media internazionale, che pone le banche come settore maggiormente affidabile (28%) dopo aziende tecnologiche e farmaceutiche, in Italia il terzo posto è occupato dalle aziende automobilistiche (24%).
Le banche invece si collocano al 6° posto (21%), dopo i servizi pubblici (23%) e il Governo (22%)

Negli Usa credono meno alle aziende tecnologiche

Nonostante siano la patria di molte delle principali aziende tecnologiche del mondo, gli Stati Uniti sono uno dei pochi Paesi in cui gli intervistati sono più propensi a ritenere le aziende tecnologiche inaffidabili (29%) che affidabili (27%).
Gli Stati Uniti mostrano la più grande percentuale di disaccordo sul fatto che le aziende del settore tecnologico lavorino per prevenire la diffusione di false informazioni (31%), il che può influenzare le opinioni sull’affidabilità del settore stesso. I cileni invece si distinguono per la loro opinione sulle aziende farmaceutiche: soltanto il 12% le ritiene affidabili, mentre il 58% le giudica inaffidabili.
Gli intervistati in Cina mostrano opinioni particolarmente positive nei confronti delle banche, con quasi due terzi (63%) che le considera affidabili rispetto all’11% che le ritiene inaffidabili.

Giornali, radio, televisione restano i media più affidabili

Lo studio Ipsos evidenzia anche un minor livello di fiducia nei media, sia a livello internazionale (soltanto il 19% degli intervistati li ritiene affidabili), sia italiano (14%). In media, a livello internazionale, le fonti di notizie più affidabili per fornire informazioni accurate su politica e attualità sono giornali, radio, televisione), così come i giornali online/siti/app di notizie, mentre la fiducia in altre fonti digitali è più bassa. Anche in Italia la maggioranza degli intervistati afferma di informarsi tramite la televisione (56%) e giornali online/siti/app di notizie (43%). Soltanto il 23% degli italiani dichiara di utilizzare i social media come fonte di informazione, la percentuale più bassa tra tutti i 29 Paesi esaminati.

Fusioni e acquisizioni aziendali: nel 2021 +27,3%

Nel corso del 2021 si sono registrati 705 deals con target in Italia, +27,3% rispetto al 2020, con un volume complessivamente investito in Italia superiore a 85,5 miliardi di euro, oltre il doppio di quanto investito nel 2020. Secondo la ricerca EY, dal titolo M&A in Italia – Review 2021 e Preview 2022, il volume di investimento è stato trainato da diverse operazioni di grande dimensione, con ben 18 operazioni rispetto alle 10 del 2020, che hanno totalizzato un valore aggregato eccedente i 60 miliardi. Il rapporto evidenzia quindi una crescita delle fusioni e acquisizioni aziendali. In particolare, lo studio analizza l’andamento dell’M&A in Italia nel corso del 2021, e approfondisce i principali trend attesi nel 2022 per ogni settore strategico: infrastrutture e costruzioni, energy, TMT, life science, macchinari industriali, automotive e retail & consumer.

Anche nel Mid Market il dato è positivo

Anche nel cosiddetto Mid Market il dato è stato positivo, con un totale investito pari a circa 24,6 miliardi (+55,4% rispetto al 2020).
L’elevata attività transazionale, si legge in una sintesi del rapporto, è stata una delle risposte alla trasformazione dei modelli di business e delle operations delle aziende accelerata dalla pandemia legata al Covid-19. La pandemia ha infatti innescato processi di riorganizzazione supportati anche da acquisizioni per dotarsi di nuove competenze, tecnologie, catene di produzione e mercati di sbocco. Una rinnovata attenzione ai temi della sostenibilità, nel senso ampio del termine, ha contribuito a spingere ulteriormente la dinamica transazionale, specie per efficientare l’impatto dai cicli di produzione e per allargare la gamma di prodotti per soddisfare le nuove esigenze dei consumatori.

I settori più performanti: industriale e chimico, consumer e tech

Tra i settori più performanti per numero di operazioni, il settore industriale e chimico (195), il consumer (132) e quello technology (88).
Quanto all’analisi per valore delle operazioni, guida la classifica il settore infrastrutture e costruzioni (22.312 milioni), seguito da quello delle telecomunicazioni (11.897 milioni) ed energetico (10.583 milioni). Il Private Equity ha visto incrementare significativamente il proprio ruolo: i fondi hanno concluso circa 166 operazioni di buy-out su target italiane per un valore aggregato di circa 21 miliardi (rispetto a 120 operazioni nel 2020 per 8,3 miliardi).

Nel 2022 si punterà su Tlc, life science ed energia

Si tratta del dato relativo all’attività dei fondi in Italia maggiore di sempre, sia a valore sia a volume, riporta Askanews. In termini di numero di operazioni, hanno realizzato circa il 23,5% delle transazioni. Diversi elementi suggeriscono che il mercato M&A nel corso del 2022 possa esprimere andamenti positivi. Sussistono, a ogni modo, elementi di incertezza, legati all’andamento della pandemia e l’andamento inflattivo. Molte grandi operazioni sono attese nel 2022, soprattutto nei settori delle telecomunicazioni, life science ed energia.

Istat, a dicembre sale la fiducia dei consumatori, ma non quella delle imprese

Luci e ombre sul clima di fiducia percepito dagli italiani nel mese di dicembre 2021. A fotografare la situazione è come sempre l’Istat, che ha analizzato – come è ormai tradizione – il sentiment espresso dai nostri connazionali e dalle imprese del nostro Paese, rilevando delle discrepanze tra le due macrocategorie. Da una parte ci sono i cittadini – per i quali l’Istituto Nazionale di Statistica ha stimato un lieve aumento dell’indice del clima di fiducia (da 117,5 a 117,7) – dall’altro le imprese, il cui indice composito del clima di fiducia flette da 114,8 a 113,1, pur mantenendosi su livelli alti. 

I consumatori i più ottimisti

Commenta così gli indici di fiducia di dicembre Paolo Mameli, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo: “La fiducia delle famiglie è salita a 117,7 da 117,5 precedente, grazie a un maggiore ottimismo in merito alla situazione economica personale e alle condizioni correnti, mentre le indicazioni sul clima economico generale, e le aspettative per il futuro, sono calate. I consumatori si mostrano più fiduciosi sulla situazione attuale del Paese, sul bilancio famigliare e sulle opportunità attuali di acquisto di beni durevoli, ma sono meno ottimisti circa le prospettive economiche dell’Italia e le opportunità sia attuali che future di risparmio. Inoltre, l’inflazione percepita dai consumatori è salita ulteriormente, a un nuovo massimo, e quella attesa per i prossimi 12 mesi è calata solo marginalmente. Infine, i timori sulla disoccupazione sono tornati ad aumentare, sia pure moderatamente, dopo quattro mesi di calo”.
I dati dell’Istat confermano: l’incremento dell’indice di fiducia espresso dai consumatori, seppur di modesta entità, è dovuto essenzialmente ad un miglioramento del clima personale (da 110,0 a 110,4) e di quello corrente (da 115,2 a 115,6). Diverso invece il discorso per quanto riguarda lo scenario economico e le prospettive future, che appiano nel segno del pessimismo. Il clima economico e quello futuro sono, infatti, in leggero peggioramento (i relativi indici calano, rispettivamente, da 139,8 a 139,6 e da 121,0 a 120,8).

Le imprese più caute

In generale, le imprese esprimono un peggioramento delle aspettative sulla produzione nel manifatturiero, di quelle sugli ordini nei servizi e di quelle sull’occupazione presso l’impresa nelle costruzioni. L’indice di fiducia è in diminuzione nell’industria manifatturiera (da 115,9 a 115,2) e nei servizi di mercato (da 111,3 a 110,2) mentre aumenta nelle costruzioni (da 157,4 a 159,1) e nel commercio al dettaglio (da 106,8 a 107,4). Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura migliorano leggermente i giudizi sugli ordini mentre diminuisce l’ottimismo delle aspettative sulla produzione e le scorte sono giudicate in accumulo. Nei servizi di mercato, il calo dell’indice è determinato dalle aspettative sugli ordini che diminuiscono marcatamente soprattutto nel settore dei servizi turistici, che negli ultimi mesi hanno visto messa in difficoltà la loro attività dalla pandemia e da tutte le relative limitazioni.

È possibile purificare l’acqua del pozzo?

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Poiché la rete idrica che fornisce acqua potabile non raggiunge tutti gli angoli delle città allo stesso modo, sono molte le aree in cui l’acqua proviene dai pozzi. Ciò avviene soprattutto nelle aree rurali, le quali non fanno eccezione.

Per questo motivo è molto comune che all’apertura del rubinetto, l’acqua appaia leggermente torbida o che il suo sapore non sia del tutto gradevole.

Questo si verifica perché l’acqua di pozzo ha livelli elevati di sali minerali. Più ce ne sono, più il problema è tangibile.

Gli inconvenienti in casa

Questa “durezza” dell’acqua si intuisce facilmente con fenomeni quali il calcare che ostruisce i tubi, opacizza i piatti, arrugginisce i rubinetti o macchia i lavandini, i sanitari e i wc. Inoltre lascia i vestiti con un odore non piacevole, rovina i capelli, rende la pelle ruvida e, in molti casi, la rende inadatta al consumo.

A tal proposito gli esperti della depurazione dell’acqua affermano che, quando si costruisce una casa, la maggior parte delle persone tende a investire in materiali di prima qualità e sistemi per il riscaldamento e l’energia solare, ma non sempre nel trattare l’acqua come dovrebbe.

Questo non solo consentirebbe di avere acqua di qualità da bere, cucinare, usare per lavarsi o quel che si preferisce, ma anche per eliminare il calcare da tubazioni, elettrodomestici e piscine.

Uno dei modi più utilizzati per verificare se siamo in presenza di “acqua dura” è osservare se l’acqua non fa schiuma quando viene a contatto con detersivi e saponi. Se è così, non farti prendere dal panico perché ci sono diverse soluzioni per risolvere il problema.

La soluzione efficace e definitiva: i moderni depuratori d’acqua

Gli addolcitori d’ acqua, le apparecchiature per l’osmosi inversa e i filtri che vengono inseriti nel rubinetto (sia esso la doccia, il rubinetto della cucina o quello del bagno) rappresentano il miglior depuratore acqua di cui tu possa aver bisogno in casa.

L’addolcitore ha il compito di eliminare il calcio e il magnesio che, precipitando, formano il calcare, prolungando la vita utile degli elementi che entrano in contatto con l’acqua e curando la salute delle persone.

Rimuove inoltre tutti i suoi inquinanti (cloro, sodio, arsenico, nitrati, fluoro, sali in eccesso e sedimenti) e la trasforma in acqua minerale a basso contenuto di sodio, lasciando solo i minerali che sono benefici per il nostro corpo.

A differenza degli addolcitori d’acqua, che sono larghi circa 50 cm e alti un metro e occupano uno spazio considerevole (di solito si trovano nelle lavanderie o direttamente fuori casa), i depuratori d’acqua sono piccole attrezzature che possono essere posizionate sopra o sotto il bancone della cucina.

Alcuni si collegano direttamente ai rubinetti o ai singoli comandi e altri sono dotati di una propria bobina che si stacca dallo stesso dispositivo. La sostituzione del nucleo del purificatore interno è l’unica manutenzione che richiede e deve essere eseguita ogni 40.000 litri, circa 3 anni di utilizzo per una famiglia tipo.

I modelli più moderni sono dotati di un display digitale che conta i litri consumati, il tempo di utilizzo e un sensore intelligente che indica quando sostituire il nucleo interno del depuratore. La sostituzione, in questo caso, è consigliabile effettuarla ogni sei mesi.

Se invece quello che cerchi è una soluzione per l’eliminazione di arsenico, nitrati e qualsiasi altro tipo di inquinante, un depuratore che funziona ad osmosi inversa rappresenta la tecnologia adatta.

In questo caso l’acqua passa attraverso una batteria di filtri e una membrana semipermeabile, con un poro molto piccolo che permette il passaggio di molecole d’acqua ma non di molecole più grandi come metalli pesanti, sali in eccesso, microrganismi e sostanze tossiche.

Questi dispositivi sono ideali per rimuovere i contaminanti che non possono essere trattenuti con i trattamenti convenzionali.

La tecnologia al primo posto nella wishlist natalizia

Gli italiani hanno le idee chiare: tra le opzioni preferite come regalo di Natale primeggiano gli articoli tecnologici, con più del 71% delle preferenze, soprattutto per quanto riguarda le fasce di età più giovani, come la Gen Z (oltre l’82%), in particolare per il campione maschile (82%). Tra le opzioni più apprezzate, si fanno notare anche i prodotti enogastronomici, da sempre grandi protagonisti dei classici cesti natalizi, con il 63,4% delle preferenze, mentre più in basso in classifica si posizionano i gioielli (36%) e le esperienze speciali, come eventi, degustazioni enogastronomiche o corsi ricreativi (46,9%). È quanto emerge dalla ricerca di Samsung Electronics Italia in collaborazione con GWI.

A ognuno il suo regalo

Quanto ai dispositivi tecnologici, sono scelti dal 44% circa del campione. In particolare, questa tipologia di doni risulta la più scelta dal segmento 25-34 anni, con oltre il 39% delle preferenze.
Per il proprio partner, il 34% del campione sceglie invece gioielli o articoli di profumeria, opzione scelta da quasi il 46% dei Millennial. Considerando invece gli affetti famigliari, i regali preferiti sono quelli tradizionali, come libri e prodotti editoriali (15,9% nel caso di un regalo ai genitori, 17% per i fratelli), mentre i prodotti tecnologici risultano i prediletti per i figli, con il 19% delle preferenze. Una scelta probabilmente influenzata dall’alta richiesta di console, videogiochi e device tech legati all’intrattenimento. E per gli amici? Per loro soprattutto libri (20% circa) e prodotti enogastronomici (16,4%), idee senza tempo sempre apprezzate da chi le riceve.

Lo smartphone è sempre il preferito

Se la tecnologia risulta tra le scelte privilegiate dai consumatori italiani quando si tratta di regali natalizi sono tanti i dispositivi tra cui decidere per un regalo gradito a sé o agli altri. Ma tra questi il preferito in assoluto è sempre lo smartphone, che raccoglie oltre il 52% delle preferenze.
Iniziare il nuovo anno con un alleato tecnologico sempre in tasca rappresenta certamente una forte motivazione, ma anche la smart TV (41% circa) presenta un forte appeal, soprattutto per il target 35-44 anni (49,3%).

Il 5,9% spende più di 1.000 euro

Tra i dispositivi per la casa, riporta Italpress, il robot aspirapolvere vince su tutti (26,9%), specie per la fascia d’età 45-54, segue la lavatrice/asciugatrice smart (18,9%) e a sorpresa, dalla Generazione Z, con il 25,5% delle preferenze.  Quanto al budget, il 34% degli italiani dichiara di arrivare a investire tra i 200 e i 400 euro per soddisfare i desideri tecnologici. Solo il 7,7% spende tra i 600 e i 1.000 euro, e il 5,9% si impegna con cifre superiori ai 1.000 euro. Quest’ultima tendenza risulta particolarmente rilevante nel target 35-44 anni, che risultano concordi nell’11% dei casi.

I consumatori tornano allo shopping in-store, e aumenta l’ottimismo

Con l’aumento dell’ottimismo i consumatori pianificano di spendere di più per le attività fuori casa, e tornano allo shopping in-store. Insomma, dagli acquisti in negozio all’intrattenimento ai viaggi, riprendono i consumi extra domestici e torna l’ottimismo. Il 61% dei consumatori è infatti ottimista sul futuro, e chi è vaccinato lo è in misura maggiore rispetto a chi deve ancora ricevere il vaccino. Secondo i dati emersi dal sondaggio globale PwC 2021 Global Consumer Insights Pulse Survey il 66% dei parzialmente vaccinati dichiara infatti di essere ottimista contro il 43% dei non vaccinati. Ma anche le modalità di lavoro, in particolare lo smart working, hanno influenzato i livelli di ottimismo, e chi lavora da casa o in modo ibrido è più ottimista (68%) rispetto a chi lavora fuori casa (58%).

Il 48% dei consumatori visita un negozio fisico almeno una volta alla settimana

Di fatto gli acquisti in negozio sono in ripresa, tanto che il 48% dei consumatori visita un negozio fisico almeno una volta alla settimana e il 72% è propenso a visitare un centro commerciale nei prossimi 6 mesi. Circa la metà (41%) degli intervistati però fa acquisti tramite smartphone almeno una volta alla settimana, soprattutto i millennial (50%). Circa un terzo dei consumatori a livello globale (31%), poi, prevede di aumentare la spesa per viaggi nei prossimi sei mesi, e l’82% di questi è almeno parzialmente vaccinato.

La sostenibilità è un fattore chiave nelle decisioni d’acquisto

I consumatori prevedono anche di spendere di più in generi alimentari (41%), moda (33%), e salute e bellezza (30%), dando così un ulteriore impulso alla ripresa economica. Inoltre, la sostenibilità è un fattore chiave nelle decisioni d’acquisto. Il 52% degli intervistati dichiara di essere più ‘ecologico’ rispetto a sei mesi fa, e la metà degli intervistati (51%) afferma di prendere in considerazione l’origine tracciabile e trasparente del prodotto che intende acquistare. Ma il prezzo e la convenienza rimangono i fattori più importanti. Circa il 70% dà priorità all’offerta migliore quando fa acquisti, e più della metà afferma che un servizio di consegna o ritiro efficiente è sempre o molto spesso rilevante.

La protezione dei dati personali è più importante della customer experience

In tutti i settori più di un consumatore su dieci non crede però che le aziende stiano rispettando i propri valori o mantenendo ciò che hanno promesso. E la fiducia dei consumatori è influenzata principalmente dal modo in cui le aziende utilizzano i dati. L’83% degli intervistati dichiara infatti che le pratiche di protezione influenzano la fiducia in un’azienda, e circa la metà (47%) afferma che l’uso dei propri dati è una priorità assoluta, molto più importante che ricevere una customer experience ‘su misura’.
Inoltre, tre consumatori su cinque (59%) ritengono di essere diventati più protettivi nei confronti dei propri dati negli ultimi 6 mesi, e il 55% afferma di non essere disposto a scambiare i propri dati per un compenso o uno sconto.

Black Friday: come difendersi dai cattivi affari

Il Black Friday è una tradizione di origine statunitense che si celebra l’ultimo venerdì di novembre. Di fatto, è il giorno in cui i prezzi dei prodotti al dettaglio subiscono una diminuzione. Ma dopo il Black Friday le catene dell’elettronica hanno inventato il Cyrber Monday, il lunedì successivo al ‘venerdì nero’ dedicato ai supersconti sui prodotti tech. In realtà però ormai il Black Friday si è allungato a un’intera settimana, perché limitare gli sconti a un paio di giorni taglierebbe fuori dalla ‘festa del consumismo occidentale’ tanti potenziali consumatori. Come spiega laleggepertutti.it non sempre però gli sconti sono ‘veri’ sconti, e non sempre si fanno ottimi affari. Quindi, come difendersi da truffe, raggiri e problemi legali?

Se lo sconto è falso si può segnalare all’Antitrust

Di cosa sia il Black Friday lo sanno tutti: saldi mondiali, dove la maggior parte degli acquisti avverrà online. E ciò a dimostrazione di come le leggi sui saldi non servano più a nulla. Purtroppo infatti non sempre i prezzi sono quelli scontati, ma il consumatore non ha modo di fare il confronto, perché non conosce il vero prezzo di partenza. Non ci vuole nulla a dire che su un certo prodotto viene praticato uno sconto del 30% e da 100 euro si arriva a 70 euro. Per gli acquisti online però c’è una soluzione. Si può accedere alle versioni precedenti dei siti internet usando la funzione copia cache presente sui motori di ricerca. E se lo sconto è falso si può fare una segnalazione all’Antitrust.

Quando l’offerta irripetibile dura tutto l’anno

Non farsi abbindolare dalle offerte irripetibili con il conto alla rovescia, come se non ci fosse più possibilità di approfittarne. Ad esempio, Poltronesofà è stata multata dall’Antitrust perché proponeva promozioni per un periodo limitato che duravano però tutto l’anno e anche l’anno dopo, e quello dopo ancora. Insomma, sconti eterni. Pertanto se non si vuole comprare durante il Black Friday basta ricordare che dopo poco ci sarà il Cyber Monday, dopodomani ci saranno i saldi, il giorno dopo ancora la specifica promozione di quello quell’altro negozio, per uno sconto continuo. Di fatto, gli sconti non sono più occasione ma quotidianità.

Approfittare delle norme a tutela del consumatore

Anche comprare online con gli sconti dà il diritto di recesso, esercitabile entro 14 giorni dall’acquisto. È quindi sempre possibile cambiare il prodotto acquistato online e riavere i soldi, e non un semplice buono acquisto. A maggior ragione per la garanzia: un prodotto scontato non significa che debba essere mal funzionante, si ha diritto a un prodotto che valga quanto uno a prezzo pieno. Queste norme a tutela del consumatore però valgono solo in Europa. Il diritto di recesso non spetta se si compra su un potale che ha sede, ad esempio, in Cina. E ricordare che far valere i propri diritti in ambito Ue è semplice, ma può diventare impossibile al di fuori del nostro Continente.

Healthy food, un trend che segna la ripresa dalla pandemia

Il cibo in relazione alla salute è un trend che consideriamo consolidato. Il food è visto anche come potenziamento, integrazione e prevenzione, e la sempre maggiore ricerca di prodotti con vitamine, sali minerali, nutrienti benefici (i Super-Foods), va di pari passo con il ritorno alla valorizzazione di sapori e ricette italiane, e con l’attenzione al bio, il Km0, e la sostenibilità. Nel nostro ‘nuovo’ mondo domestico la cucina è infatti spesso al centro, e la spesa alimentare è sempre più forte sul bilancio familiare. In parte, abbiamo anche cambiato il nostro modo di fare la spesa, scoprendo nuovi punti vendita, valorizzando quelli vicini a casa, e imparando a fare la spesa online. Anche in virtù di queste nuove abitudini l’healthy food è una nuova tendenza, così come un segno di ripresa dai quasi due anni di pandemia.

L’innovazione fine a sé stessa non affascina più

Altri trend, molto in auge prima della pandemia, ora sono un po’ sottotono, come l’innovazione, la snackizzazione il Food-on the go, l’experience a tutti i costi, e la personalizzazione. Queste considerazioni portano a ‘distillare’ tre aree di conseguenze e riflessi in vista della ‘nuova normalità’. Innanzitutto, è indubbio che stiamo riportando al centro della nostra visione del mondo l’idea di una ‘sottrazione’, o di un ‘meglio a meno’, e quella di una deglobalizzazione, con l’apparente minore voglia di sperimentare il nuovo/lontano/esotico e un minore fascino per ciò che semplicemente costa o per l’innovazione fine a sé stessa.

La centralità sulla salute rafforza i legami con il cibo, l’ambiente e il clima

Inoltre, la centralità sulla salute rafforza i legami tra salute e cibo, salute e ambiente, e salute e clima.
Questo ha ovvie ripercussioni sul consumer journey, dove le nuove routine di acquisto si affermano come ‘alterazione delle abitudini’ e dilemma tra adeguamento e trasgressione. Non si dimentichi infatti che ricerca di cibi/marche premium e corsa al discount sono fenomeni egualmente in crescita. Terza area di conseguenza riguarda sia le aziende del settore alimentare, sempre molto sollecitate dalle novità così come dalla presenza quotidiana delle marche, sia i consumatori, che chiedono più innovazione e azioni sul territorio in logiche di sostenibilità, con attenzione all’ambiente.

Sostenibilità, non solo etica ma ‘sistema’ 

Oggi la sostenibilità deve essere ‘funzione’: prima ancora che etica, ‘sistema’ di soggetti e relazioni. Un ‘cibo buono’, oltre che essere vantaggioso, deve far bene a me, agli altri e all’ambiente. Quindi, in definitiva, la salute è la cosa più importante: lo stare bene porta salute, e per questo possiamo contare su scelte alimentari, di prodotti e di comportamenti orientati alla salute. Vicini o lontani, anche gli altri devono essere una risorsa: siamo tutti connessi, lo abbiamo capito bene, e nessuno si salva da solo. Dobbiamo recuperare tempi e spazi, non necessariamente per fare più cose, ma per realizzare sogni, esperienze, immersioni, anche semplicemente per avere più tempo discrezionale.

Facebook cambia nome e diventa Meta

“Siamo all’inizio del nuovo capitolo per la rete ed è un nuovo capitolo anche per la nostra compagnia – annuncia Mark Zuckerberg in un video -. Per riflettere ciò che siamo e il futuro che speriamo di costruire, sono orgoglioso di annunciare che la nostra compagnia ora è Meta. La nostra missione rimane la stessa, si tratta sempre di unire le persone. Le nostre app e i loro brand non cambiano: siamo sempre la compagnia che progetta tecnologia attorno alle persone”.
Il social continuerà a chiamarsi Facebook, ma si inserirà in un contesto rinnovato e ridefinito, un ‘metaverso’.

“Puntiamo a costruire un metaverso”

La galassia Facebook, che comprende anche Instagram e WhatsApp, punta quindi a diventare un metaverso, riporta Adnkronos.  “Ci si immergerà ancor di più nella nuova piattaforma – spiega Zuckerberg, assicurando che l’utente – sarà nell’esperienza, non si limiterà a osservare. Chiamiamo tutto questo ‘metaverso’ e riguarderà ogni prodotto che realizziamo. La qualità che distingue il metaverso sarà una sensazione di presenza, sarete lì con un’altra persona o in un altro posto. Sentirsi realmente presenti con un’altra persona è il sogno per eccellenza della social technology. Puntiamo a costruire questo”.

Un nuovo progetto di futuro

Insomma, “Nel metaverso sarete in grado di fare quasi tutto ciò che potete immaginare: stare insieme ad amici e familiari, lavorare, imparare, giocare, fare acquisti, produrre”, spiega Zuckerberg. O anche fare “esperienze completamente nuove che non rientrano nel modo in cui concepiamo computer o telefoni oggi”.
Ma c’è anche un ‘progetto di futuro’ in cui “sarete in grado di teletrasportarvi istantaneamente come un ologramma per essere in ufficio senza viaggiare, a un concerto con gli amici o nel soggiorno dei vostri genitori per stare insieme – sottolinea -. Questo aprirà più opportunità, non importa dove vivete. Sarete in grado di dedicare più tempo a ciò che conta per voi, ridurre il tempo nel traffico e ridurre le emissioni”.

“C’è sempre un capitolo successivo della storia”

Ma perché ‘meta’? “Ho fatto studi classici e la parola ‘meta’ deriva dalla parola greca che significa ‘oltre’. Per me, significa che c’è sempre altro da costruire e c’è sempre un capitolo successivo della storia. La nostra è una storia che è iniziata in una stanza di un dormitorio, ed è cresciuta oltre l’immaginabile”, diventando “una famiglia di app che le persone usano per connettersi tra loro, avviare attività, creare comunità e movimenti che hanno cambiato il mondo. Abbiamo costruito cose che hanno unito le persone in modi nuovi – continua Zucherberg -. Ora è il momento di prendere tutto ciò che abbiamo imparato e aiutare a costruire il prossimo capitolo. Sto dedicando le nostre energie a questo, più di qualsiasi altra azienda al mondo. Se questo è il futuro che volete vedere, spero che vi unirete a noi. Il futuro sarà al di là di tutto ciò che possiamo immaginare”. 

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