Una goccia nel mare

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I consumatori tornano allo shopping in-store, e aumenta l’ottimismo

Con l’aumento dell’ottimismo i consumatori pianificano di spendere di più per le attività fuori casa, e tornano allo shopping in-store. Insomma, dagli acquisti in negozio all’intrattenimento ai viaggi, riprendono i consumi extra domestici e torna l’ottimismo. Il 61% dei consumatori è infatti ottimista sul futuro, e chi è vaccinato lo è in misura maggiore rispetto a chi deve ancora ricevere il vaccino. Secondo i dati emersi dal sondaggio globale PwC 2021 Global Consumer Insights Pulse Survey il 66% dei parzialmente vaccinati dichiara infatti di essere ottimista contro il 43% dei non vaccinati. Ma anche le modalità di lavoro, in particolare lo smart working, hanno influenzato i livelli di ottimismo, e chi lavora da casa o in modo ibrido è più ottimista (68%) rispetto a chi lavora fuori casa (58%).

Il 48% dei consumatori visita un negozio fisico almeno una volta alla settimana

Di fatto gli acquisti in negozio sono in ripresa, tanto che il 48% dei consumatori visita un negozio fisico almeno una volta alla settimana e il 72% è propenso a visitare un centro commerciale nei prossimi 6 mesi. Circa la metà (41%) degli intervistati però fa acquisti tramite smartphone almeno una volta alla settimana, soprattutto i millennial (50%). Circa un terzo dei consumatori a livello globale (31%), poi, prevede di aumentare la spesa per viaggi nei prossimi sei mesi, e l’82% di questi è almeno parzialmente vaccinato.

La sostenibilità è un fattore chiave nelle decisioni d’acquisto

I consumatori prevedono anche di spendere di più in generi alimentari (41%), moda (33%), e salute e bellezza (30%), dando così un ulteriore impulso alla ripresa economica. Inoltre, la sostenibilità è un fattore chiave nelle decisioni d’acquisto. Il 52% degli intervistati dichiara di essere più ‘ecologico’ rispetto a sei mesi fa, e la metà degli intervistati (51%) afferma di prendere in considerazione l’origine tracciabile e trasparente del prodotto che intende acquistare. Ma il prezzo e la convenienza rimangono i fattori più importanti. Circa il 70% dà priorità all’offerta migliore quando fa acquisti, e più della metà afferma che un servizio di consegna o ritiro efficiente è sempre o molto spesso rilevante.

La protezione dei dati personali è più importante della customer experience

In tutti i settori più di un consumatore su dieci non crede però che le aziende stiano rispettando i propri valori o mantenendo ciò che hanno promesso. E la fiducia dei consumatori è influenzata principalmente dal modo in cui le aziende utilizzano i dati. L’83% degli intervistati dichiara infatti che le pratiche di protezione influenzano la fiducia in un’azienda, e circa la metà (47%) afferma che l’uso dei propri dati è una priorità assoluta, molto più importante che ricevere una customer experience ‘su misura’.
Inoltre, tre consumatori su cinque (59%) ritengono di essere diventati più protettivi nei confronti dei propri dati negli ultimi 6 mesi, e il 55% afferma di non essere disposto a scambiare i propri dati per un compenso o uno sconto.

Black Friday: come difendersi dai cattivi affari

Il Black Friday è una tradizione di origine statunitense che si celebra l’ultimo venerdì di novembre. Di fatto, è il giorno in cui i prezzi dei prodotti al dettaglio subiscono una diminuzione. Ma dopo il Black Friday le catene dell’elettronica hanno inventato il Cyrber Monday, il lunedì successivo al ‘venerdì nero’ dedicato ai supersconti sui prodotti tech. In realtà però ormai il Black Friday si è allungato a un’intera settimana, perché limitare gli sconti a un paio di giorni taglierebbe fuori dalla ‘festa del consumismo occidentale’ tanti potenziali consumatori. Come spiega laleggepertutti.it non sempre però gli sconti sono ‘veri’ sconti, e non sempre si fanno ottimi affari. Quindi, come difendersi da truffe, raggiri e problemi legali?

Se lo sconto è falso si può segnalare all’Antitrust

Di cosa sia il Black Friday lo sanno tutti: saldi mondiali, dove la maggior parte degli acquisti avverrà online. E ciò a dimostrazione di come le leggi sui saldi non servano più a nulla. Purtroppo infatti non sempre i prezzi sono quelli scontati, ma il consumatore non ha modo di fare il confronto, perché non conosce il vero prezzo di partenza. Non ci vuole nulla a dire che su un certo prodotto viene praticato uno sconto del 30% e da 100 euro si arriva a 70 euro. Per gli acquisti online però c’è una soluzione. Si può accedere alle versioni precedenti dei siti internet usando la funzione copia cache presente sui motori di ricerca. E se lo sconto è falso si può fare una segnalazione all’Antitrust.

Quando l’offerta irripetibile dura tutto l’anno

Non farsi abbindolare dalle offerte irripetibili con il conto alla rovescia, come se non ci fosse più possibilità di approfittarne. Ad esempio, Poltronesofà è stata multata dall’Antitrust perché proponeva promozioni per un periodo limitato che duravano però tutto l’anno e anche l’anno dopo, e quello dopo ancora. Insomma, sconti eterni. Pertanto se non si vuole comprare durante il Black Friday basta ricordare che dopo poco ci sarà il Cyber Monday, dopodomani ci saranno i saldi, il giorno dopo ancora la specifica promozione di quello quell’altro negozio, per uno sconto continuo. Di fatto, gli sconti non sono più occasione ma quotidianità.

Approfittare delle norme a tutela del consumatore

Anche comprare online con gli sconti dà il diritto di recesso, esercitabile entro 14 giorni dall’acquisto. È quindi sempre possibile cambiare il prodotto acquistato online e riavere i soldi, e non un semplice buono acquisto. A maggior ragione per la garanzia: un prodotto scontato non significa che debba essere mal funzionante, si ha diritto a un prodotto che valga quanto uno a prezzo pieno. Queste norme a tutela del consumatore però valgono solo in Europa. Il diritto di recesso non spetta se si compra su un potale che ha sede, ad esempio, in Cina. E ricordare che far valere i propri diritti in ambito Ue è semplice, ma può diventare impossibile al di fuori del nostro Continente.

Healthy food, un trend che segna la ripresa dalla pandemia

Il cibo in relazione alla salute è un trend che consideriamo consolidato. Il food è visto anche come potenziamento, integrazione e prevenzione, e la sempre maggiore ricerca di prodotti con vitamine, sali minerali, nutrienti benefici (i Super-Foods), va di pari passo con il ritorno alla valorizzazione di sapori e ricette italiane, e con l’attenzione al bio, il Km0, e la sostenibilità. Nel nostro ‘nuovo’ mondo domestico la cucina è infatti spesso al centro, e la spesa alimentare è sempre più forte sul bilancio familiare. In parte, abbiamo anche cambiato il nostro modo di fare la spesa, scoprendo nuovi punti vendita, valorizzando quelli vicini a casa, e imparando a fare la spesa online. Anche in virtù di queste nuove abitudini l’healthy food è una nuova tendenza, così come un segno di ripresa dai quasi due anni di pandemia.

L’innovazione fine a sé stessa non affascina più

Altri trend, molto in auge prima della pandemia, ora sono un po’ sottotono, come l’innovazione, la snackizzazione il Food-on the go, l’experience a tutti i costi, e la personalizzazione. Queste considerazioni portano a ‘distillare’ tre aree di conseguenze e riflessi in vista della ‘nuova normalità’. Innanzitutto, è indubbio che stiamo riportando al centro della nostra visione del mondo l’idea di una ‘sottrazione’, o di un ‘meglio a meno’, e quella di una deglobalizzazione, con l’apparente minore voglia di sperimentare il nuovo/lontano/esotico e un minore fascino per ciò che semplicemente costa o per l’innovazione fine a sé stessa.

La centralità sulla salute rafforza i legami con il cibo, l’ambiente e il clima

Inoltre, la centralità sulla salute rafforza i legami tra salute e cibo, salute e ambiente, e salute e clima.
Questo ha ovvie ripercussioni sul consumer journey, dove le nuove routine di acquisto si affermano come ‘alterazione delle abitudini’ e dilemma tra adeguamento e trasgressione. Non si dimentichi infatti che ricerca di cibi/marche premium e corsa al discount sono fenomeni egualmente in crescita. Terza area di conseguenza riguarda sia le aziende del settore alimentare, sempre molto sollecitate dalle novità così come dalla presenza quotidiana delle marche, sia i consumatori, che chiedono più innovazione e azioni sul territorio in logiche di sostenibilità, con attenzione all’ambiente.

Sostenibilità, non solo etica ma ‘sistema’ 

Oggi la sostenibilità deve essere ‘funzione’: prima ancora che etica, ‘sistema’ di soggetti e relazioni. Un ‘cibo buono’, oltre che essere vantaggioso, deve far bene a me, agli altri e all’ambiente. Quindi, in definitiva, la salute è la cosa più importante: lo stare bene porta salute, e per questo possiamo contare su scelte alimentari, di prodotti e di comportamenti orientati alla salute. Vicini o lontani, anche gli altri devono essere una risorsa: siamo tutti connessi, lo abbiamo capito bene, e nessuno si salva da solo. Dobbiamo recuperare tempi e spazi, non necessariamente per fare più cose, ma per realizzare sogni, esperienze, immersioni, anche semplicemente per avere più tempo discrezionale.

Facebook cambia nome e diventa Meta

“Siamo all’inizio del nuovo capitolo per la rete ed è un nuovo capitolo anche per la nostra compagnia – annuncia Mark Zuckerberg in un video -. Per riflettere ciò che siamo e il futuro che speriamo di costruire, sono orgoglioso di annunciare che la nostra compagnia ora è Meta. La nostra missione rimane la stessa, si tratta sempre di unire le persone. Le nostre app e i loro brand non cambiano: siamo sempre la compagnia che progetta tecnologia attorno alle persone”.
Il social continuerà a chiamarsi Facebook, ma si inserirà in un contesto rinnovato e ridefinito, un ‘metaverso’.

“Puntiamo a costruire un metaverso”

La galassia Facebook, che comprende anche Instagram e WhatsApp, punta quindi a diventare un metaverso, riporta Adnkronos.  “Ci si immergerà ancor di più nella nuova piattaforma – spiega Zuckerberg, assicurando che l’utente – sarà nell’esperienza, non si limiterà a osservare. Chiamiamo tutto questo ‘metaverso’ e riguarderà ogni prodotto che realizziamo. La qualità che distingue il metaverso sarà una sensazione di presenza, sarete lì con un’altra persona o in un altro posto. Sentirsi realmente presenti con un’altra persona è il sogno per eccellenza della social technology. Puntiamo a costruire questo”.

Un nuovo progetto di futuro

Insomma, “Nel metaverso sarete in grado di fare quasi tutto ciò che potete immaginare: stare insieme ad amici e familiari, lavorare, imparare, giocare, fare acquisti, produrre”, spiega Zuckerberg. O anche fare “esperienze completamente nuove che non rientrano nel modo in cui concepiamo computer o telefoni oggi”.
Ma c’è anche un ‘progetto di futuro’ in cui “sarete in grado di teletrasportarvi istantaneamente come un ologramma per essere in ufficio senza viaggiare, a un concerto con gli amici o nel soggiorno dei vostri genitori per stare insieme – sottolinea -. Questo aprirà più opportunità, non importa dove vivete. Sarete in grado di dedicare più tempo a ciò che conta per voi, ridurre il tempo nel traffico e ridurre le emissioni”.

“C’è sempre un capitolo successivo della storia”

Ma perché ‘meta’? “Ho fatto studi classici e la parola ‘meta’ deriva dalla parola greca che significa ‘oltre’. Per me, significa che c’è sempre altro da costruire e c’è sempre un capitolo successivo della storia. La nostra è una storia che è iniziata in una stanza di un dormitorio, ed è cresciuta oltre l’immaginabile”, diventando “una famiglia di app che le persone usano per connettersi tra loro, avviare attività, creare comunità e movimenti che hanno cambiato il mondo. Abbiamo costruito cose che hanno unito le persone in modi nuovi – continua Zucherberg -. Ora è il momento di prendere tutto ciò che abbiamo imparato e aiutare a costruire il prossimo capitolo. Sto dedicando le nostre energie a questo, più di qualsiasi altra azienda al mondo. Se questo è il futuro che volete vedere, spero che vi unirete a noi. Il futuro sarà al di là di tutto ciò che possiamo immaginare”. 

Aria compressa e vapore acqueo

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Quando l’aria si raffredda, come tipicamente avviene con la compressione, il vapore acqueo crea condensa. Questo è il motivo per cui un compressore con una portata ad esempio di 5 lt /min “produce” in ogni turno di otto ore circa 30 litri di acqua.

Questa condensa deve necessariamente essere rimossa dal sistema per evitare danni e guasti, così come per evitare imperfezioni al prodotto finale. L’essiccazione dell’aria compressa è dunque una parte essenziale di ogni processo produttivo, e per risolvere questa esigenza specifica esistono degli appositi essiccatori per compressori industriali che hanno appunto la capacità di eliminare l’umidità dall’aria compressa.

Un esempio pratico

Se un compressore a vite raffreddato ad olio aspira 10 m³ di aria direttamente dall’atmosfera a 20°C e con un’umidità relativa del 60%, quell’aria conterrà circa 100 gr. di vapore. Se l’aria viene compressa con rapporto 1:10 ad una pressione assoluta di 10 bar, otterremo 1 metro cubo di aria compressa.

Ma se la temperatura raggiunge gli 80°C dopo la compressione, il suo contenuto d’acqua può raggiungere i 290 grammi per metro cubo. Poiché ci sono solo circa 100 gr, l’aria avrà un’umidità relativa del 35% più o meno, cioè sarà abbastanza secca, quindi non si formerà condensa.

Nel postrefrigeratore del compressore la temperatura dell’aria compressa scende nuovamente a circa – 30°C. A quella temperatura un metro cubo d’aria non può trattenere più di 30 grammi di acqua, quindi i restanti 70 grammi vengono condensati e possono essere separati.

In una giornata lavorativa di 8 ore si possono formare circa 35 litri di condensa. Altri 6 litri al giorno vengono separati nell’essiccatore a ciclo frigorifero collegato a valle. In questi essiccatori, l’aria compressa viene prima raffreddata a +3°C, quindi riscaldata a temperatura ambiente. Ciò significa avere un deficit di umidità di circa il 20%. e, di conseguenza, un’aria compressa più secca e di migliore qualità e, di conseguenza, un’aria compressa più secca e di migliore qualità.

Umidità dell’aria

L’aria che ci circonda contiene sempre una quantità (maggiore o minore, variabile in base alle condizioni del luogo e del momento della giornata) di umidità, cioè acqua. Questa umidità dipende anche dalla temperatura del momento. Ad esempio, un’aria satura di vapore acqueo al 100% a una temperatura di +25°C può contenere quasi 23 gr. di acqua per metro cubo.

Formazione di condensa

La condensa si forma quando il volume dell’aria e la sua temperatura si riducono contemporaneamente, poiché questi due fenomeni riducono la capacità di saturazione dell’aria. Questo è esattamente ciò che accade nell’unità del compressore e nel postrefrigeratore di un compressore.

Alcuni concetti di base brevemente spiegati

A) Umidità assoluta

Si intende per umidità assoluta la quantità di vapore acqueo contenuta nell’aria espressa in g/m³.

B) Umidità relativa

L’umidità relativa indica il grado di saturazione dell’aria, cioè il rapporto tra il suo reale contenuto d’acqua e il reale punto di saturazione. Questa umidità dipende dalla temperatura del momento: l’aria calda può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo rispetto all’aria fredda.

C) Punto di rugiada atmosferico

Il punto di rugiada atmosferico è la temperatura alla quale l’aria raggiunge il grado di saturazione del 100% alla pressione atmosferica.

D) Punto di rugiada in pressione

Per punto di rugiada in pressione si intende la temperatura alla quale l’aria compressa raggiunge il suo punto di saturazione alla sua pressione assoluta.

Conclusioni

Questi sono i principali motivi per i quali può essere presente del vapore acqueo all’interno dell’aria compressa, fenomeno non trascurabile per evitare problemi ai macchinari prima ancora che alla qualità del prodotto finale. Oggi esistono in proposito filtri e accessori che sono in grado di essiccare l’aria compressa eliminando alla base il problema.

Il cambiamento climatico arriva anche a tavola: meno cibo e prezzi alle stelle

Gli effetti della crisi climatica si ripercuotono sul mercato dell’ortofrutta italiano, e di riflesso, sulle nostre tavole. A causa del clima i danni per la produzione italiana nel 2021 sono enormi, e potenziali ripercussioni ricadono anche per la disponibilità di prodotti agro-alimentari sui mercati locali. I consumatori potrebbero infatti essere gravemente colpiti dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari, soprattutto frutta e verdura. Si tratta di un’analisi del Wwf contenuta nel report ‘2021 effetto clima: l’anno nero dell’agricoltura italiana’, condotto per denunciare come il clima abbia inciso drammaticamente sulla produzione di alcuni prodotti tipici del nostro territorio, facendo salire i prezzi alle stelle.

Un costo di circa 14 miliardi di euro negli ultimi 10 anni 

Negli ultimi 10 anni gli eventi climatici estremi sono costati al comparto agricolo circa 14 miliardi di euro. Nel decennio dedicato dalle Nazioni Unite alla nutrizione (2016-2025), il 2021 è celebrato dalla FAO come l’anno internazionale della frutta, ma questa ricorrenza coincide anche con quello che viene definito da molti ‘l’anno nero dell’ortofrutta italiana’. Il report del Wwf evidenzia infatti come nella regione mediterranea il riscaldamento superi del 20% l’incremento medio globale della temperatura, ponendo il nostro Paese in una posizione di particolare vulnerabilità rispetto agli effetti del cambiamento climatico.

Nel 2021 quasi 1500 eventi estremi

Con circa 1500 eventi estremi, il 2021 fa registrare in Italia un aumento del 65% di nubifragi, alluvioni, trombe d’aria, grandinate e ondate di calore rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati riportati dal WWF alcune colture sono state penalizzate in modo generalizzato, come il miele, arrivato a perdere addirittura il 95% della produzione rispetto all’anno precedente, e la frutta, che vede un calo medio del 27%, con picchi del -69% registrato dalle pere. Ma anche il riso (-10%), il vino, che in alcune regioni ha subìto cali fino al 50%, e l’olio, in alcune regioni del Centro-Nord ha registrato i danni più gravi, fino all’80% in meno nell’anno che invece doveva segnare una produzione in crescita. In pratica, più di un frutto su quattro è andato perduto per eventi estremi e imprevedibili quali gelate, siccità e grandinate.

Una minaccia per la capacità produttiva dei sistemi agricoli

Anche le filiere di trasformazione sono state messe in crisi. Il caldo torrido di quest’estate ha accelerato la maturazione del pomodoro, superando la capacità logistica per raccoglierlo, trasportarlo e lavorarlo: il 20% del raccolto è andato perduto, riferisce Italpress. “La crisi climatica, con i suoi molteplici effetti, sta minacciando la capacità produttiva dei sistemi agricoli a livello globale, compromettendo la loro capacità di nutrire adeguatamente l’umanità – afferma Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del Wwf Italia -. I nostri comportamenti a tavola e fuori sono determinanti, non possiamo più ignorare il nostro ruolo all’interno del sistema globale”.

I giovani talenti cercano sicurezza (e guadagni) sul lavoro

L’instabilità e i timori a tutti i livelli che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, a causa della pandemia, non potevano che lasciare segni profondi anche nella mentalità e nell’approccio al lavoro da parte delle giovani generazioni. Oggi, infatti, i talenti in erba danno la massima priorità alla sicurezza, intesa come stabilità del posto di lavoro, alti guadagni e possibilità di fare carriera. Meno voglia di lanciarsi in start up o avventure imprenditoriali varie, quindi: lo rivela l’annuale report di Universum su professioni e datori di lavoro, realizzato intervistando oltre 220mila studenti universitari di economia, ingegneria e informatica in 10 delle maggiori economie mondiali. In particolare, il rapporto stila la classifica dei datori di lavoro più attraenti del mondo sulla base delle opinioni degli studenti, evidenziando quanto contino le potenzialità di guadagni  futuri, così come un impiego sicuro e la presenza di un ambiente di lavoro creativo e dinamico. “Ricercare la sicurezza è tipico durante una recessione economica, così come lo è allontanarsi da imprese imprenditoriali percepite a rischio più elevato”, spiega Richard Mosley, Universum, Global Client Director. “Questo è probabilmente il motivo per cui le aziende di successo come Amazon e IBM sono risultate le preferite come possibili posti di lavoro dai giovani talenti”.

Cambiano le priorità personali e di carriera

Tra i vari effetti della pandemia, c’è anche quello di  aver spinto gli studenti a rivalutare ciò che vogliono da un datore di lavoro e da una carriera. La ricerca rileva che le industrie con orari di lavoro lunghi ed estenuanti potrebbero dover affrontare un calo di appeal. Ad esempio, la ricerca di “lavori impegnativi” è scesa di tre punti nella classifica dei talenti nel campo ingegneristico. Cala anche il fascino delle carriere in ambito internazionale, come le professioni nella multinazionali: questo è dovuto a fattori contingenti, come le frontiere chiuse e la difficoltà a una mobilità libera.  

I limiti dello smartworking

Le forze lavoro virtuali e ibride sono destinate a restare anche in futuro, ma i leader di talento devono fare attenzione a non adottare un approccio unico, in particolare con i giovani talenti , che vedono molti potenziali svantaggi nelle modalità di lavoro virtuale. La ricerca Universum mostra che il “lavoro flessibile” non è una priorità della Top 10 per gli studenti di economia, ingegneria o informatica. Infine, il report evidenzia che i responsabili HR dovranno essere ancora più attenti nelle selezioni, identificando correttamente i profili dei candidati per far emergere davvero tutte le loro potenzialità.

TV, arriva il passaggio al digitale terrestre

Ci siamo: dopo gli annunci, che un po’ hanno fatto spaventare i fedelissimi della TV tradizionale, arriva in Italia la rivoluzione del digitale terrestre. In sintesi, con le nuove modalità  non tutti gli apparecchi televisivi e i decoder sono in grado di supportare il più recente standard: se così non fosse, bisogna cambiare televisore anche usufruendo dei Bonus TV previsti dal Ministero dello Sviluppo Economico per continuare a vedere l’intera programmazione televisiva.

La nuova codifica DVBT/MPEG4

A partire da metà ottobre, quindi, alcuni programmi nazionali verranno trasmetti con la codifica DVBT/MPEG4, che assicura una qualità nettamente migliore a quella attuale. I programmi trasmessi in questa modalità dovranno essere identificati dai fornitori di contenuti. La road map di questo switch off prevede delle tappe, identificate anche con precise aree geografiche: 15 novembre-18 dicembre lo switch off comincia in area 1A cioè la Sardegna; 3 gennaio-15 marzo 2022 si passa in area 2 per il nuovo digitale terrestre. Le Regioni: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia tranne la provincia di Mantova, provincia di Piacenza, provincia di Trento, provincia di Bolzano. Coinvolta anche anche l’area 3 con Veneto, provincia di Mantova, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna tranne la provincia di Piacenza; 1 marzo-15 maggio parte l’area 4 con Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise, Marche; 1 maggio- 30 giugno 2022 chiude con l’area 1B: Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania. Il passaggio definitivo al DBV-T2 avverà il 1° gennaio 2023.

Cambieranno per primi i canali tematici

Cosa succede in casa Rai e Mediaset, i principali fornitori di programmi in chiaro? In Rai, ad essere interessati dal cambiamento verso la qualità HD, saranno i nove canali “tematici” – Rai 4, Rai 5, Rai Movie, Rai Yoyo, Rai Sport+ HD, Rai Storia, Rai Gulp, Rai Premium e Rai Scuola – mentre resteranno “contemporaneamente” visibili (sia in alta che in bassa risoluzione) a tutti gli utenti, le tre reti ammiraglie Rai1, Rai2 e Rai3, e la rete di informazione Rainews24. Per Mediaset invece, a fare da apripista per l’alta definizione saranno i canali specifici TGCOM24, Mediaset Italia 2, Boing Plus, Radio 105, R101 TV e Virgin Radio TV; mentre rimarranno contemporaneamente visibili tutti gli altri canali. In questa prima fase, quindi, potranno continuare a ricevere tutti i canali RAI e Mediaset sopra citati solo gli utenti che siano in possesso di TV o decoder che supportano il nuovo sistema di codifica MPEG-4, spiega una nota del Mise.

Ancora in salita i prezzi delle abitazioni: i dati del secondo trimestre

Anche se i dati sono provvisori, fanno sicuramente ben sperare per l’andamento del mercato immobiliare italiano e in generale dell’economia del nostro paese. Stiamo parlando delle stime preliminari diffuse dall’Istat, l’Istituto di Statistica Italiano, che rivelano che nel secondo trimestre 2021 l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, aumenta dell’1,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti dello stesso periodo del 2020 (era +1,7% nel primo trimestre 2021).

Le migliori performance? Del nuovo

E’ da attribuire in particolare modo ai prezzi delle abitazioni nuove l’’aumento tendenziale dei prezzi. Le nuove abitazioni hanno infatti messo a segno un +2% ( comunque in rallentamento dal +4,0% nel primo trimestre). In questo contesto, crescono anche i prezzi delle abitazioni preesistenti, anche si poco (+0,1%) e pure con incrementi in calo (+1,2% nel trimestre precedente). Questi andamenti si registrano in un quadro di netta espansione dei volumi di compravendita (+73,4% la variazione tendenziale registrata nel secondo trimestre 2021 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale), la cui ampiezza è largamente imputabile al confronto con il secondo trimestre del 2020, quando le misure adottate per il contenimento del Covid-19 hanno drasticamente limitato la possibilità di stipulare i rogiti notarili, soprattutto ad aprile. La variazione rispetto al secondo trimestre del 2019 (non influenzata quindi dalle misure di lockdown) è comunque marcata (+26,1%) a conferma del contesto di chiara ripresa del mercato immobiliare residenziale. Su base congiunturale l’aumento dell’IPAB (+1,7%) è imputabile unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti che crescono del 2,1% mentre quelli delle abitazioni nuove restano stabili. Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2021 è pari a +2,0%.

Crescita dal Nord al Sud del Paese nel secondo trimestre

Un ulteriore dato positivo è che l’andamento è abbastanza omogeneo in tutte le aree del Paese. Infatti in tutte tutte le ripartizioni geografiche si registra, su base congiunturale, una crescita dei prezzi delle abitazioni. Le cose cambiano se si analizzano i dati su base annua: in questo caso le dinamiche sono differenti. Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est la crescita dei prezzi delle abitazioni è lieve e rallenta in misura ampia rispetto al trimestre precedente (rispettivamente da +1,8% a +0,1% e da +2,3% a +0,3). Nel Centro i prezzi delle abitazioni mostrano un aumento più marcato della media nazionale e in lieve decelerazione rispetto al primo trimestre (da +1,4% a +1,2%). Nel Sud e Isole, invece, i prezzi flettono di poco, invertendo la tendenza (da +1,4% a -0,2%).

Arriva Super Follows di Twitter, e i creatori monetizzano gli abbonamenti

Vendere abbonamenti per l’accesso a contenuti speciali. È quanto permette la funzione Super Follows, lanciata ufficialmente di Twitter, che consente ai creatori, come personaggi famosi, musicisti, attori, influencer, giornalisti, esperti di offrire contenuti ai propri abbonati a una tariffa compresa tra i tre e i 10 dollari al mese. La piattaforma non percepirà più del 3% degli abbonamenti come commissione di transazione fino a quando un creatore non raccoglierà 50.000 dollari, a quel punto la quota di Twitter salirà al 20%. 
L’esperimento è partito dagli Usa e il Canada, ed è al momento valido per l’app Twitter su piattaforma iOs. In seguito sarà disponibile anche sugli smartphone dotati di software Android, riporta Ansa

Un nuovo modo di guadagnare entrate mensili

Insomma, Super Follows è un nuovo modo di guadagnare entrate mensili condividendo contenuti riservati agli abbonati con i loro follower su Twitter. “Con Super Follows, le persone possono creare un livello extra di conversazione su Twitter condividendo Tweet bonus, e altro ancora, per interagire in modo autentico con i follower più coinvolti. Il tutto guadagnando denaro”, spiega in un post di Twitter Esther Crawford, product manager della piattaforma. La creazione di contenuti Super Follows è per chiunque intenda guidare la conversazione pubblica su Twitter, inclusi attivisti, giornalisti, musicisti, scrittori, giocatori, appassionati di astrologia, esperti di bellezza, comici, e tanti altri.

Un badge segnala i Super Followers

Attraverso Super Follows, le persone possono impostare un abbonamento mensile di 2,99, 4,99 o 9,99 dollari al mese per monetizzare bonus, e contenuti ‘dietro le quinte’ per i loro follower più coinvolti. E i follower ottengono un accesso extra speciale ai loro pensieri non filtrati, anteprime anticipate e conversazioni riservate agli abbonati dai loro account preferiti.
“I creatori possono trovare e interagire con i loro Super Follower cercando il badge Super Follower. Questi badge pubblici verranno evidenziati sotto il nome dei Super Follower ogni volta che rispondono al Tweet di un creator”, aggiunge Crawford.

I requisiti per essere idoneo a richiedere l’iscrizione

“Abbiamo appena iniziato e quindi per ora, un piccolo gruppo negli Stati Uniti che ha presentato domanda può impostare un abbonamento Super Follows – spiega ancora Esther Crawford -. Le persone possono continuare a fare domanda per iscriversi alla lista d’attesa per configurare un abbonamento Super Follows aprendo la barra laterale sulla timeline principale, toccando Monetizzazione, quindi selezionando Super Follows. Per essere idoneo per la lista d’attesa in questo momento, devi avere 10K o più follower, avere almeno 18 anni, aver twittato 25 volte negli ultimi 30 giorni, essere negli Stati Uniti e seguire la nostra politica sui super follower”.

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