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Arriva Super Follows di Twitter, e i creatori monetizzano gli abbonamenti

Vendere abbonamenti per l’accesso a contenuti speciali. È quanto permette la funzione Super Follows, lanciata ufficialmente di Twitter, che consente ai creatori, come personaggi famosi, musicisti, attori, influencer, giornalisti, esperti di offrire contenuti ai propri abbonati a una tariffa compresa tra i tre e i 10 dollari al mese. La piattaforma non percepirà più del 3% degli abbonamenti come commissione di transazione fino a quando un creatore non raccoglierà 50.000 dollari, a quel punto la quota di Twitter salirà al 20%. 
L’esperimento è partito dagli Usa e il Canada, ed è al momento valido per l’app Twitter su piattaforma iOs. In seguito sarà disponibile anche sugli smartphone dotati di software Android, riporta Ansa

Un nuovo modo di guadagnare entrate mensili

Insomma, Super Follows è un nuovo modo di guadagnare entrate mensili condividendo contenuti riservati agli abbonati con i loro follower su Twitter. “Con Super Follows, le persone possono creare un livello extra di conversazione su Twitter condividendo Tweet bonus, e altro ancora, per interagire in modo autentico con i follower più coinvolti. Il tutto guadagnando denaro”, spiega in un post di Twitter Esther Crawford, product manager della piattaforma. La creazione di contenuti Super Follows è per chiunque intenda guidare la conversazione pubblica su Twitter, inclusi attivisti, giornalisti, musicisti, scrittori, giocatori, appassionati di astrologia, esperti di bellezza, comici, e tanti altri.

Un badge segnala i Super Followers

Attraverso Super Follows, le persone possono impostare un abbonamento mensile di 2,99, 4,99 o 9,99 dollari al mese per monetizzare bonus, e contenuti ‘dietro le quinte’ per i loro follower più coinvolti. E i follower ottengono un accesso extra speciale ai loro pensieri non filtrati, anteprime anticipate e conversazioni riservate agli abbonati dai loro account preferiti.
“I creatori possono trovare e interagire con i loro Super Follower cercando il badge Super Follower. Questi badge pubblici verranno evidenziati sotto il nome dei Super Follower ogni volta che rispondono al Tweet di un creator”, aggiunge Crawford.

I requisiti per essere idoneo a richiedere l’iscrizione

“Abbiamo appena iniziato e quindi per ora, un piccolo gruppo negli Stati Uniti che ha presentato domanda può impostare un abbonamento Super Follows – spiega ancora Esther Crawford -. Le persone possono continuare a fare domanda per iscriversi alla lista d’attesa per configurare un abbonamento Super Follows aprendo la barra laterale sulla timeline principale, toccando Monetizzazione, quindi selezionando Super Follows. Per essere idoneo per la lista d’attesa in questo momento, devi avere 10K o più follower, avere almeno 18 anni, aver twittato 25 volte negli ultimi 30 giorni, essere negli Stati Uniti e seguire la nostra politica sui super follower”.

Arriva anche in Italia il livestream shopping

Esploso nel 2020 con la pandemia, ora il livestream shopping arriva anche in Italia. Il nuovo fenomeno di e-commerce per vendere prodotti direttamente in streaming è nato in Cina, dove rappresenta l’11,7% delle vendite totali di e-commerce, e quest’anno è cresciuto del +85% generando 300 miliardi di dollari.
Proprio per le grandi prospettive di crescita e potenziale, Flyer Tech ha annunciato la nascita nel mercato italiano di Marlene, la nuova piattaforma B2B di livestream shopping. Marlene è infatti una piattaforma interattiva ‘one to many’ rivolta a retailer e proprietari di e-commerce che puntano a connettersi più direttamente con i consumatori attraverso contenuti video in tempo reale.

I video in live streaming rendono l’esperienza d’acquisto dei clienti interattiva

I video in live streaming sono infatti pensati come show in cui gli streamer, oltre a presentare i prodotti di un e-commerce, rendono l’esperienza d’acquisto dei clienti interattiva. I merchant possono così sfruttare le community di influencer con i quali già collaborano per nutrire la Customer Base e aumentare le vendite.
Questa tipologia di shopping garantisce un tasso di conversione cinque volte superiore rispetto alla vendita digitale tradizionale: le stime indicano un +600% di engagement rate, +400% di prodotti aggiunti nel carrello e +669% sulle vendite.

I semplici utenti diventano veri e propri fan

“Con l’emergere della cultura partecipativa, gli utenti delle piattaforme di e-commerce in live streaming hanno formato dei gruppi nei quali i semplici utenti sono diventati veri e propri fan – spiega Marianna Chillau, ceo e co-founder di Marlene e Transactionale, nonché Presidente e fondatrice di 4eCom, Associazione di soluzioni digitali nel mondo dell’e-commerce -. Il cosiddetto ‘effetto gruppo’ fa sì che il live streaming stimoli i consumatori ad acquistare maggiormente rispetto al modo tradizionale”.

Marlene porta direttamente sul sito dell’e-commerce 

E dalla live su Facebook alla shopping experience, Marlene porta direttamente sul sito dell’e-commerce. La piattaforma offre agli e-shop la possibilità di spostare la propria clientela sul sito stesso dello store, obiettivo principale di ogni merchant. Durante le sessioni di live shopping, alle quali possono partecipare migliaia di utenti contemporaneamente, i merchant possono mostrare i prodotti, interagire con la clientela e rispondere ad eventuali domande e curiosità, riporta Adnkronos.
“I clienti da Facebook possono andare sul sito dello store e sono così più incentivati ad acquistare – aggiunge la ceo – potendo trovare sull’e-commerce sia i prodotti presentati in diretta streaming sia articoli simili di potenziale interesse per loro”. 

Italia medaglia di bronzo nella classifica dei Paesi più colpiti dai malware

Nel secondo anno contrassegnato dall’emergenza sanitaria l’Italia si conferma nelle prime posizioni della classifica mondiale dei Paesi maggiormente presi di mira dai malware.
In particolare, ora l’Italia è al terzo posto tra i Paesi più colpiti. A gennaio 2021 infatti, l’Italia era il quinto Paese più colpito, a febbraio e marzo il quarto, mentre ad aprile sale sul terzo gradino del podio di questa speciale classifica. Insomma, il nostro Paese è la terza nazione afflitta maggiormente dal fenomeno malware, un risultato per nulla confortante, considerando la rapida ascesa sul podio.

Sul podio Usa, Giappone e Italia, con 4.908.522 attacchi

Il dato, piuttosto allarmante, emerge dall’ultimo report condotto da Trend Micro Research, la divisione di Trend Micro, azienda globale di cybersecurity specializzata in ricerca & sviluppo e lotta al cybercrime. Più in particolare, secondo Trend Micro Research nel mese di aprile 2021 i malware che hanno colpito l’Italia sono stati esattamente 4.908.522, per fortuna un numero decisamente lontano da quello espresso dalle due nazioni che ci precedono.  La top five dei Paesi più attaccati è infatti guidata dagli Stati Uniti, con 31.056.221 attacchi di malware, seguita dal Giappone, al secondo posto, con 30.363.541 attacchi. Dopo la terza posizione italiana si piazzano a poca distanza l’India, con 4.411.584 malware, e l’Australia, con 4.387.315.

I consumatori presi di mira da COINMINER

La famiglia di malware più rilevata in Italia nel mese di aprile da Trend Micro Research, sia in generale sia a livello business, è stata quella denominata DOWNAD, mentre i consumatori sono stati colpiti maggiormente dal tipo COINMINER, una famiglia di malware specializzata nel nascondersi all’interno del sistema per sfruttare le risorse computazionali al fine di produrre criptovaluta. 

Ad aprile sono state fermate 7,3 miliardi di minacce  

I dati del report sono frutto delle analisi della Smart Protection Network, la rete di intelligence globale di Trend Micro che individua e analizza le minacce e aggiorna costantemente il database online relativo agli incidenti cyber. L’obiettivo della Smart Protection Network è quello di riuscire a bloccare gli attacchi in tempo reale grazie alla migliore tecnologia disponibile sul mercato. La Smart Protection Network è costituita da oltre 250 milioni di sensori e blocca una media di 65 miliardi di minacce all’anno.
Ad aprile 2021 la Smart Protection Network di Trend Micro ha gestito 435 miliardi di query, e fermato 7,3 miliardi di minacce, di cui circa l’80% arrivava via e-mail.

La Polizia postale lancia l’allarme, attenzione ai furti di account su WhatsApp

Gli utenti di WhatsApp devono fare attenzione: il loro account potrebbe essere preso di mira dai cybercriminali. Un numero sempre più ampio di cittadini sta segnalando alla Polizia Postale e delle Comunicazioni la ricezione sul proprio smartphone di alcuni sms sospetti, che però appaiono inviati da utenti presenti all’interno della propria rubrica. I messaggi in questione contengono più o meno la frase: “Ciao, ti ho inviato un codice per sbaglio, potresti rimandarmelo?”. Ma il codice, se inviato, consente ai cybercriminali di impadronirsi dell’account WhatsApp, e di sfruttare il servizio di messaggistica istantanea per compiere ulteriori frodi. L’allarme arriva dalla Polizia Postale, che fornisce alcuni consigli per evitare il furto del proprio account. Un furto che sta colpendo migliaia di cittadini in tutta Italia.

Una sorta di catena di Sant’Antonio fraudolenta

Molto spesso gli utenti, tratti in inganno dalla presunta conoscenza del mittente, non esitano ad assecondare la richiesta rispondendo al messaggio, ignari di essere vittime di una truffa. Ma come avviene la frode? I cybercriminali agiscono utilizzando il numero di telefono della vittima, e una volta che hanno avuto accesso ai contatti salvati nella rubrica innescano una sorta di catena di Sant’Antonio, riporta Ansa. In pratica, il profilo WhatsApp dell’utente che richiede di inviargli il codice è effettivamente un contatto presente nella rubrica, che a sua volta ha avuto la violazione del suo account, attraverso la stessa condotta fraudolenta.

Attivare la verifica in due passaggi presente nell’area impostazioni-account

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ricorda che i codici che arrivano per sms sono strettamente personali e non vanno mai condivisi, anche se richiesti da un nostro contatto o da amici e perfino da familiari. Non bisogna infatti mai cliccare su eventuali link presenti negli sms, e la Polizia Postale consiglia di attivare la cosiddetta verifica in due passaggi, disponibile nell’area impostazioni-account dell’app. La verifica permette di inserire un codice personale a sei cifre, che il sistema richiede al primo accesso e per tutte le operazioni di modifica che si andranno a effettuare sul proprio profilo.

Come recuperare il proprio account?

Nel caso però che ormai si sia caduti nella frode è necessario avvisare subito i propri contatti, in modo che questi a loro volta non diventino potenziali vittime della catena. Ma come recuperare il proprio account? La Polizia Postale raccomanda di seguire queste indicazioni: “accedi a WhatsApp con il tuo numero di telefono e verifica il numero inserendo il codice a 6 cifre che ricevi tramite sms; una volta inserito il codice sms a 6 cifre, chiunque stia usando il tuo account verrà automaticamente disconnesso. Ti potrebbe anche essere richiesto di fornire il codice della verifica in due passaggi. Se non conosci il codice, la persona che sta usando il tuo account potrebbe aver attivato la verifica in due passaggi”. In quel caso, avvisare immediatamente la Polizia Postale.

Web marketing: questo sconosciuto?

SEO, social media marketing, content marketing, advertising… tutti termini che conoscete vero? O forse pensate di conoscere? Nel panorama del digital marketing, il web marketing è probabilmente il mercato più importante che oggi le diverse agenzie si spartiscono. Le aziende italiane, piccole e medie sopratutto, sono decisamente indietro rispetto ai principali paesi europei quando si parla di web marketing: ecco quindi che i margini e le prospettive per chi opera nel settore sono decisamente ancora molto ampi e potenzialmente infiniti.

Ma quante aziende davvero sono in grado di approcciare all’argomento in modo consapevole? Quante, invece, rischiano di perdersi o, peggio, essere sostanzialmente in balia delle web agency che ne decidono strategie ed investimenti? Rispondiamo noi: sono poche le prima, molte le seconde. Il motivo è presto detto: il web è “fumo”, tutto ciò che viene offerto dagli esperti (a volte presunti tali) di posizionamento sui motori di ricerca, social network ed in generale contenuti digitali, sono servizi che non puoi “toccare” ed a volte nemmeno misurare.

Ci vengono però incontro alcuni strumenti ed alcune risorse, del tutto gratuite, che ci consentono:

  • di prepararci meglio all’argomento
  • di poter avere visione dei risultati

La prima cosa da fare è un minimo di studio: cercare di capire i fondamenti del posizionamento su Google, capire un minimo le dinamiche che determinano il successo di un sito web ed imparare alcune terminologie chiave quali tasso di conversione, frequenza di rimbalzo ed engagment. Consigliamo di consultare i numerosissimi blog presenti sul web per una prima infarinatura, cercando di evitare quelli troppo tecnici e partendo dal principio.

Per poter invece avere una visione di ciò che sta accadendo, cominciamo a verificare di avere a disposizione uno strumento di analisi quale Google Analitycs: con una semplice integrazione da eseguire sul sito web, è possibile capire da dove arriva il traffico e come si comporta il target che “atterra” su un sito web. In questo modo, è molto più semplice scegliere a quale canale destinare il proprio budget ma, sopratutto, misurarne la resa.

Un ultimo consiglio: affidatevi a persone competenti che possano in qualche modo provare la loro esperienza e capacità, perchè in un settore che non richiede alcun titolo particolare e che, come detto, si basa su un prodotto immateriale e non facilmente misurabile, è molto e troppo semplice spacciarsi esperti anche quando non lo si è affatto…

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